Crea sito

Articoli per la categoria ‘Le Parabole’

L’Argomento Anti-Ateo Inespugnabile

scritto da Profeta Incerto
Apr 21

Fanculo Ateo

Messo alle strette da una banda di filosofi atei balordi che lo minacciavano alla gola con una serie di inconfutabili dimostrazioni della non-esistenza di Dio, l’abate di Monclair annichilò i teppistelli improvvisando quello che passò di lì alla storia come l’Argomento Anti-Ateo Definitivo1:

“Dio è talmente potente da aver creato
un mondo in cui lui non esiste.”

L’argomento, come ognun vede, afferma l’esistenza del Creatore muovendo dall’ammissione della sua non esistenza. Questo non solo disinnescava per sempre la minaccia atea ma faceva dell’ateismo la felice dottrina oggi comunemente riconosciuta dalla Chiesa.

Subito dopo la balbettante ritirata dei tapini filosofici – saranno state sì e no le undici di sera – l’abate di Monclair smise trionfante l’abito talare, si vestì da Goffredo Mameli e andò a festeggiare da solo sull’autostrada Roma-Lazio-Betlemme-Calenzano-Pisa.

Nella foto: oppure l’ateo era proprio l’abate,
boh, mi confondo sempre quando la racconto.

  1. Non era “inespugnabile”? (N.d.Esegeta). []

Questa Parabola

scritto da Profeta Incerto
Mar 24

Hyperbook

C’era una volta il lettore di questa parabola. Era il lettore più veloce del mondo: non appena l’autore di questa parabola terminava di digitare una parola lui l’aveva già letta.

Ad un certo punto il lettore era diventato così bravo che riusciva a leggere vocaboli, frasi e interi capoversi di questa parabola prima ancora che l’autore si fosse deciso a scriverli.

Infine il lettore, che aveva fretta perché doveva pranzare, concluse lui questa parabola ricopiandone velocemente il finale su un tovagliolo di carta.

Avvedutosi della cosa l’autore si indispettì e lasciò incompiu

Nella foto: l’iperlibro “Pitagora s’è perso“,
che presto restituirò alla Biblioteca di Babele1
.

  1. Lo dice da quattordici anni (N.d.Esegeta). []

Arturo il Cacciatore

scritto da Profeta Incerto
Feb 2

Uomo Morde Cane

L’ultima volta mi pare che si parlava di caccia1, così oggi vi propongo la seguente parabola2 che muove apparentemente dallo stesso tema per poi apparentemente rimanerci, ma andando a puttane sul finale. Se ne colgano, a piacimento, importanti insegnamenti sul concetto di essenza.

Buona lettura e meditazione.

Arturo è un grande cacciatore, il più grande di tutti.

Eppure non esiste al mondo nessuno che abbia più in odio le armi. Da pacifista intransigente egli non le può tollerare, neppure quelle giocattolo. Le odia proprio.

Nella elegante villetta di Arturo non scoverete mai, per quanto a lungo possiate rovistare, nessun fucile, nessuna pistola, nessun coltello. No, nemmeno in cucina.

E non troverete neanche esche, trappole, richiami di qualunque tipo.

Tra i gustosi mobili e i ricercati addobbi che ornano le pareti della sua casa non spicca nessuna coppa, nessuna targa, nessun trofeo celebrativo. Nelle sale della sua ricca biblioteca non sono contemplate pubblicazioni d’argomento venatorio. Nessun cane da riporto ha mai vegliato nel giardino di Arturo, agguerrito paladino della libertà di ogni creatura.

Insomma, nulla apparentemente sembra accomunare Arturo col mondo della caccia e degli animali.

Tranne una cosa.

Esiste, perduto in qualche cassetto, un certificato medico che attesta la gravissima intolleranza alimentare di Arturo nei riguardi di ogni possibile proteina animale, dall’uovo di gallina all’elefante.

Ma pare che Arturo a malapena si rammenti di suddetta patologia dato che da sempre, per indissolubili imperativi etici, egli è un rigorosissimo vegetariano.

Inutile dire che Arturo non ha nemmeno la licenza di caccia.

Già.

Non ha neanche quella.

Arturo?

– Sì?

– Arturo, permettici una curiosità. Come riesci a fare in modo che la tua vita, le tue abitudini, il tuo mondo, concilino con quello che tu sei essenzialmente, vale a dire un grande cacciatore, il più grande di tutti?

– Un cacciatore io? Ma che prendi per il culo? Idiota testadicazzo!

Infatti mi pareva strano.

Nella foto: una tragica battuta di caccia;
una battutaccia (ahahah. Idiota.).

  1. Veramente non proprio. (N.d.Esegeta). []
  2. Tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.11 []

Scalamità

scritto da Profeta Incerto
Dic 2

Scalamità

La seguente parabola1 è ambientata nel futuro oppure, a seconda, nel passato.

Fallito ogni tentativo di controllo delle nascite nonché di abbattimento della popolazione attraverso guerre, terrorismo, inquinamento e virus creati in laboratorio dalle multinazionali, gli scienziati e i governi di tutto il mondo convennero che il problema del sovrappopolamento globale richiedeva soluzioni più ponderate.

Antonio alzò la mano e propose l’idea che gli frullava da un po’: sfruttiamo l’ingegneria genetica per ridurre della metà la dimensione media dell’essere umano.

Dettofatto, in pochi decenni si ebbe la prima generazione costituita interamente da individui riscalati. Metà spazio per ciascuno, doppio spazio per tutti.

Si provvide di seguito a ridurre geneticamente tutte le altre forme viventi, per riproporzionarle a misura d’uomo. L’impresa richiese un certo numero di secoli, trascorsi i quali gli scienziati avevano affinato le loro tecniche al punto da potersi cimentare in un nuovo ciclo di riduzione. E meno male. Perché mentre loro stavano dietro a sbattersi per rimpicciolire ogni conoscibile varietà di zanzara, rinoceronte, lombrico, pino, cipresso e relativi bonsai, l’umanità pure aveva continuato a sbattersi incoscientemente e il problema dell’affollamento era riesploso come e più di prima.

Si procedette così di gran lena a un nuovo dimezzamento della scala biologica mondiale. Il risultato fu raggiunto stavolta in tempi miracolosamente brevi, micropersone in nuovi spazi vergini e immensi, tutti erano definitivamente soddisfatti.

La volta dopo si decise di calare non della metà ma addirittura di nove decimi dalle dimensioni correnti. In una manciata di generazioni si raggiunsero scale che un tempo erano microscopiche, una zolletta di terra bastava ormai a ospitare e sfamare milioni di persone.

Poi miliardi, poi trilioni.

Scavallata la lunghezza di Planck bizzarre e incontrollabili fluttuazioni quantistiche produssero un universo per ognuno dei singoli abitatori del micromondo, e chiunque divenne dio e sostanza del suo proprio infinito spazio.

Nella foto: universi fatti di atomi
fatti di universi.

  1. Tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.41 []

Finire la Storia Infinita

scritto da Profeta Incerto
Nov 11

C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con… …1. Quel racconto è questo qua.

FINE

Nella foto: per catturare l’Infinito occorrono:
– una serie infinita (l’esca)
– una scatola
– un bastoncino legato a un filo invisibile
– riflessi pronti
– qualcosa da leggere mentre si aspetta

  1. = chiuse infinite virgolette. []

Umilmente Vostro

scritto da Profeta Incerto
Ott 19

Papa - il Servo dei Servi di Dio

Ci si può autoproclamare umili?

Umiltà e modestia sono proprietà che in qualche modo implicano il non potersene vantare.

La parabola di oggi1 esplora questo concetto in maniera mirabile, esemplare, assolutamente geniale e stupefacente, mamma mia che bravo che sono.

Buona lettura e meditazione.

Va detto che io sono una persona davvero umile. Forse la più umile al mondo.

Beh, leviamo pure il forse.

Leviamo pure il beh.

Ne ho conosciute, io, di persone umili. Ma in tutta sincerità nessuna di queste era umile quanto sono umile io.

Sì, senza dubbio: io sono la persona più umile che ci sia al mondo.

Adesso che ci penso, non solo di questo mondo.

Se prendiamo tutti i mondi dell’universo e li immaginiamo popolati di creature cui abbia senso riferire l’aggettivo “umile”, io risulterei senz’altro più umile rispetto a ognuna di esse.

Ma se anche queste creature le prendessimo tutte insieme e sommassimo le loro piccole umiltà individuali in un’unica gigantesca Umiliona, la MIA umiltà risulterebbe ancora la più imponente.

La mia è certamente l’unica, definitiva, ineguagliabile, indissolubile, indivisibile umiltà che si possa mai assennatamente considerare. In assoluto, cazzo.

Se l’umiltà di Dio si potesse misurare la mia sarebbe il doppio, il triplo, il quadruplo.

PROSTRATEVI TUTTI innanzi alla mia umiltà, vermi.

Nella foto:
il Servo dei Servi di Dio,
tutto vestito da servo.

  1. Tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.31 []

La Vita è un Croccante

scritto da Profeta Incerto
Set 5

La Vita è un Croccante

Un giorno Berengario, uomo virtuoso e dalle mille doti, decise di fare un patto col diavolo.

– Sappi, o satanasso – disse Berengario – che il nostro accordo dovrà essere limpido e rigoroso, ché se dovessi accorgermi di qualche tuo trucco potrai dire addio, letteralmente, alla mia anima; e so bene quanto tieni ad essa.

– Su dimmi, dunque! – fece il diavolo, sospettoso – Che cosa desideri in cambio?

Berengario divenne tutto rosso in volto – Posso… posso dirlo?

– Sì.

– Ecco io vorrei, cioè, io voglio… Un sacchetto di caramelle Rossana.

Il diavolo continuò a fissarlo in attesa non si sa bene di cosa.

– Sai – continuò imbarazzato – quelle con la crema dentro, il sacchetto rosso…

– Sì, le conosco. È che… insomma, a posto così?

– Perché, è troppo poco?

– Nonono! Anzi.

Berengario si fece d’un tratto guardingo: – Non starai mica pensando di imbrogliarmi, ti ho già avvertito.

– Lungi da me tale idea!

– Ad ogni modo prima di concludere le voglio vedere, queste caramelle.

– Beh, mi sembra il minimo. – fece il diavolo, e congedatosi dal severo Berengario con massiccio impiego di scintille e fumogeni corse al supermercato, comprò due sacchetti di Rossana (uno anche per casa) e tornò quindi da Berengario il quale, alla vista di quel luccicante sacchetto rosso per poco non si mise a piangere dalla gioia. Anzi, si mise proprio a piangere. Ma quando tentò di afferrarlo quell’infame diavolaccio ritrasse la mano dicendo:

– Calma, prima c’è una piccola formalità. – Berengario guaì – Del resto non è per me: io non li ho mai rispettati i contratti, sono quelli lassù che se non è tutto in ordine fanno un sacco di storie.

– Va bene – disse Berengario asciugandosi la bava – dove devo firmare?

– Qui. A proposito, dovresti firmare col sangue.

– Col sangue? – fece Berengario esterrefatto – All’anima della burocrazia! – e firmò.

Dopo neanche quindici minuti Berengario aveva già divorato tutte le Rossana. Si adagiò quindi sulla sua poltrona e sbadigliò soddisfatto.

Soltanto nell’istante che intercorre tra lo scatto dell’interruttore e lo spegnersi della lampada ebbe finalmente una vaga percezione dell’enorme, spaventevole, abissale, inenarrabile ed insensata cazzatona che aveva fatto.

Ma ci sono giorni, pensò, in cui uno…

Si addormentò nel tentativo di terminare quella frase.

Ci tengo a precisare che per questa parabola1 non ho avuto alcun soldo dalla Perugina. Il che è un vero peccato. Chiedo dunque alla Perugina (Nestlé) di rimediare spedendo quanto prima un assegno a [email protected].

Nella foto: mattonella di mandorle
(la preferita).

  1. Tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.26 []

Amare

scritto da Profeta Incerto
Lug 9

Fragole senza panna

– Allora, vi piacciono le fragole che vi ho portato, bambini!?
Sìiii!! – fece la scolaresca in coro.
– Sono dolci, vero?!
Sìiii!!
– Veramente – disse una bambina che nessuno aveva mai notato prima – a me sembrano un poco amare1.

Nella foto:
come piccoli
cuori con l’acne.

  1. Tratto da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.21 []

La moglie di G.

scritto da Profeta Incerto
Giu 17

G punto

La parabola di oggi1 contiene un sofisticato enigma matematico.

Almeno credo. In realtà non si sa se lo contiene davvero, ed è già questo che lo rende un enigma.

Buona lettura e meditazione.

Quando Giorgio incontrò per la prima volta sua moglie non sapeva ancora che lo sarebbe diventata.

Neanche sua moglie lo sapeva, anche perché allora Giorgio non era ancora sposato e quindi il soggetto della frase precedente non esiste.

Prima di sposarsi con Giorgio, la sua futura moglie aveva già avuto un marito di nome Giorgio.

Giorgio aveva tre figli, che con i due di Giorgio adesso facevano cinque.

Ma non tutti e cinque erano figli di sua moglie: due di questi erano trovatelli, e c’è chi dice che Giorgio volesse più bene a loro che a sua moglie stessa, anche perché a quei tempi non si era ancora sposato, e quindi questa benedetta futura moglie era ancora la moglie di Giorgio e non la sua.

Giorgio, tra l’altro, era un grande amico di Giorgio, ma non della sua ex moglie, che invece lo amava.

Anche la moglie di Giorgio si chiamava Giorgio perché come spesso accade i suoi genitori volevano un maschio.

Giorgio ama da sempre Giorgio.

E Giorgio lo sa.

E anche Giorgio.

Nella foto: le G di Giorgio.

  1. Tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.22 []

La Parabola dell’Uomo Rosso

scritto da Profeta Incerto
Mag 4

Red Man

C’era una volta un uomo rosso, tutto rosso.

Ora, siccome un uomo completamente rosso non esiste i casi sono due: o non era un uomo o non era rosso, o non era né uomo né rosso, e quindi i casi erano tre, scusate.

In realtà a guardarlo bene forse non era un uomo, era una donna, e forse non era rosso, era verde.

Ma siccome neanche le donne verdi esistono, il problema1 si ripresentava pari pari.

In un accesso d’ira e di frustrazione lo/la uccisi. In questo modo, pensavo, avrei cancellato il problema alla radice. Ma mi sbagliavo di grosso perché poi risultò che non esisteva nemmeno un uomo rosso morto né una donna verde defunta.

Peggio ancora, visto che loro non esistevano non poteva esistere neanche un assassino di uomini rossi o di donne verdi. In pratica mi ero fregato da solo e per aver assassinato un inesistente uomo rosso o donna verde ora non esistevo più nemmeno io.

Lo scandalo fu grande, e grande era il rischio di un’ulteriore propagazione di non-essere: non mi si poteva, per esempio, togliere di mezzo uccidendomi, altrimenti si sarebbe poi dovuto uccidere l’inesistente assassino di un assassino inesistente e in seguito l’assassino dell’assassino dell’assassino e così via.

Fu stabilito allora di ignorarmi completamente; tutti lo fecero e la cosa funzionò.

Andava tutto bene finché voi non avete letto questo racconto, diventando lettori impossibili di una roba che pretende di essere stata scritta da uno che non può esistere in quanto uccisore di un uomo/donna rosso/verde che non esiste, di conseguenza da ora non esistete più neanche voi.

Così imparate la prossima volta.

La suscritta parabola2 mostra quanto siano pericolose le cose che non esistono, tipo Dio, la felicità assoluta, la verità, e quanto perciò sia meglio lasciare che esistano e starne alla larga impauriti3.

Nella foto: l’uomo rosso in tutta
la sua spocchiosa non-esistenza.

  1. Ha detto verde? (N.d.Esegeta). []
  2. Tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.18 []
  3. Oppure vuol dire qualcos’altro, che ne so, mi sono alzato da poco, ho mal di stomaco e un alito che ci potrei asfaltare una statale, ma poi che le parabole si spiegano? []