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Articoli per la categoria ‘Paradossi’

Cogito Ergo Cogito

scritto da Profeta Incerto
Apr 9

René Descartes

Estroplabio1 era un ragazzo di 18 anni, bruttarello, senza nessuna dote particolare e con un unico svago: il violino, perché la mamma adorava il concerto in RE maggiore Op.35 di Ciaikovski, che tanto lui non sapeva suonare.

Un giorno questo ragazzo si iscrisse, e chissà perché, alla facoltà di filosofia della sua città, incappando per caso in un corso sul dubbio sistematico di Cartesio.

Dinanzi per la prima volta alla celeberrima sentenza cartesiana “cogito ergo sum” (penso dunque sono, per i bifolchi) Estroplabio ne rimase folgorato.

Capì che l’unica cosa della quale si può essere razionalmente certi è il proprio pensare, e dunque, la propria esistenza.

Di tutto il resto, il mondo, la gente, questo blog, l’universo, niente ci garantisce che non sia soltanto un’illusione dei sensi, una sorta di gigantesco inganno ordito da chissà chi e chissà a quale scopo.

Ne conseguiva che al mondo c’era un’unica cosa sensata da fare: dubitare.

E da quel giorno, per l’appunto, Estroplabio cominciò a dubitare.

Dubitò dell’esistenza dei suoi compagni dell’università, dubitò della stessa università, dubitò del cielo e della terra, dubitò di questo, dubitò di quello.

Smise di frequentare i corsi, smise di suonare il violino, con gran dispiacere della mamma, della quale peraltro non gli interessava più niente dato che probabilmente non esisteva affatto.

Decise di passare il resto dei suoi giorni (supposti), chiuso (forse) nella sua (sospetta) cameretta, a dubitare.

Uno sciaguratissimo giorno iniziò a intravedere la fregatura: gli venne infatti il dubbio che Cartesio stesso, colui che gli aveva rivelato la finzione che lo circondava, non fosse realmente mai esistito.

Da allora cominciò a dubitare della effettiva validità del dubitare, dubitando contemporaneamente dei suoi stessi dubbi sulla validità del dubbio (dubbio che, negli ultimi tempi, era stata la sua unica certezza).

Estroplabio si trova oggi rinchiuso in una clinica psichiatrica privata.

A chi gli fa visita ama ripetere di essere una persona felice, ciò per il fatto – sostiene – di avere finalmente raggiunto una Certezza con la “C” maiuscola: Cartesio, sia esistito o meno, era indubitabilmente uno stronzo.

Nella foto: un cogitabondo René Descartes
(Renato Cartesio, per il Bignami)

  1. Il Profeta Incerto ringrazia il Gigli per il nome Estroplabio (N.d.Esegeta). []

L’epidermide d’Epimenide

scritto da Profeta Incerto
Apr 1

Divieto di leggere qui

Nella foto: non vi ho mai mentito tranne adesso.


Manoscritto, ma non scritto

scritto da Profeta Incerto
Mar 15

Escher - Scale che si disegnano

Il curioso testo che segue è stato trovato in una antica bottiglia scampata all’oblio degli abissi e approdata sulla spiaggia di Tafi, in Egitto, dove mi trovavo fortuitamente a passeggiare in compagnia di alcuni allievi.

A una bottiglia non si nega mai l’attenzione, specie quando si è in compagnia.

Decifrare gli oscuri caratteri del messaggio non è stato semplice1. Ho dovuto ricorrere a certe tecniche di evocazione così raccapriccianti che i più proibiti manuali dell’occulto a malapena ne balbettano elusivamente.

Per quanto riguarda l’interpretazione del brano si possono fare solo congetture.

Forse ciò di cui parla è la catena dei rapporti di causa-effetto e la sua impercorribile risalita verso l’infinito.

O forse è una metafora dell’inestinguibile conflitto tra un mondo in cui le scelte sono già determinate e quello che noi moderni chiamiamo il libero arbitrio.

Oppure mi sto inventando tutto in questo momento e quello che voi leggerete qua sotto, per me non esiste perché non l’ho ancora scritto.

Vi affido dunque questo manoscritto non scritto a mo’ di parabola su cui meditare, intanto che io esco a fare qualcosa di costruttivo.

— — — —

Io non so scrivere.
Se davanti ai vostri occhi potete distinguere dei vocaboli, dei significati, un discorso, è perché qualcuno guida la mia mano tracciando questi segni che per me, scrivente materiale, sono totalmente incomprensibili.

Il bello è che quello che muove la mia mano non sa scrivere neanche lui.

Può farlo perché qualcun altro gli ha insegnato a memoria gli esatti movimenti che, in sequenza, compongono le parole che state leggendo.

Ciò naturalmente non significa che quell’ultimo sappia scrivere nemmeno lui.

Si sa che è dotato di una memoria prodigiosa, ma pare che colui che gli ha insegnato quei movimenti meccanici sia un altro individuo ancora,
il quale li ha a sua volta appresi da qualcuno di cui non ricorda niente
se non che non sapeva scrivere.

All’origine di questa imponderabile catena di ottusi scriventi c’è un unico e solo scrittore, e quello sono io. Io, come si sa, sono un povero imbecille.

Un momento, quest’ultima frase non l’ho scritta io!

— — — —

Nella foto: il solito vecchio Escher,
strano che ancora non si era visto.

  1. Specie dopo la lavanda gastrica (N.d.Esegeta). []

Il Paradosso del Sorite

scritto da Profeta Incerto
Mar 1

Sotto il Sorite niente Ammucchiate

Il paradosso del sorite (o del mucchio) è un celebre paradosso dell’induzione che non mi va di descrivere nonostante nessuno me l’avesse neanche chiesto, per cui lo presenterò sotto forma di buon vecchio dialogo socratico.

Profeta Incerto e il fido Esegeta camminano per la via
quando vedono un mendicante seduto sul ciglio della strada.
il Profeta si avvicina e gli dona una moneta.

PROFETA INCERTO
Prendi, buon povero, io non ne ho bisogno.

MENDICANTE
Sei molto ricco?

PROFETA INCERTO
Sono un Profeta. Non credo nella ricchezza.

MENDICANTE
Oh, neanche io. Ma non appena avrò elemosinato abbastanza monete da diventare ricco, allora ci crederò!

PROFETA INCERTO
Mio povero povero, il tuo sogno è irrealizzabile.

MENDICANTE
Perché dici questo?

PROFETA INCERTO
Perché un povero – come te – che elemosina una moneta non diventa ricco. E siccome questo vale per ogni singola moneta elemosinata significa che tu non potrai mai essere ricco.

MENDICANTE
Non ho capito bene.

PROFETA INCERTO
Segui il mio ragionamento. Un uomo povero non è un uomo ricco, sei d’accordo?

MENDICANTE
Chi può saperlo meglio di me!

PROFETA INCERTO
E quando un uomo è povero, non basta una moneta in più a renderlo ricco.

ESEGETA
E se la moneta fosse molto preziosa?

PROFETA INCERTO
Non c’entra un cazzo, Esegeta. (si volge di nuovo al mendicante) Allora, sei d’accordo?

MENDICANTE
Mi pare di sì.

PROFETA INCERTO
Perciò, indipendentemente dal numero di monete che un povero – come te – elemosina in un giorno un anno o una vita, quel povero rimarrà sempre povero.

MENDICANTE
C’è qualcosa che non mi… E se arriva un benefattore e mi scarica proprio qui davanti un bel mucchio di monete tutte assieme?

PROFETA INCERTO
Non può. Perché non può esistere un mucchio di monete.

MENDICANTE
Ah no?

PROFETA INCERTO
No, perché una moneta non è un mucchio e aggiungendo una moneta a un’altra non si ottiene un mucchio, quindi non può esserci nessun mucchio di monete.

MENDICANTE
Oddio, mi gira la testa. Ma allora che mi consigli di fare?

PROFETA INCERTO
L’aiuto che potevo darti te l’ho già dato. Spetta a te riconoscere nelle mie parole il tesoro che invano cercasti altrove.

MENDICANTE
Sono un po’ confuso… eppure sento che hai ragione. Non so chi tu sei, ma è come se mi avessi levato un velo da davanti agli occhi (si alza in piedi, barcolla). No, quello c’è ancora.

PROFETA INCERTO
Che farai adesso?

MENDICANTE
Andrò vagando per il mondo praticando e predicando la povertà del Profeta.

PROFETA INCERTO
Incerto.

MENDICANTE
Come?

PROFETA INCERTO
Profeta Incerto, così mi chiamano.

MENDICANTE
Grazie di tutto, Profeta Incerto, incontrarti è stato un dono di Dio!

Il Mendicante se ne esce traballante di scena.
Appena fuori dalla vista il Profeta Incerto si china sul suo
piattino e comincia ad arraffare avidamente tutte le monete.

ESEGETA
Ma…

PROFETA INCERTO
Alla faccia di chi dice che i paradossi non servono a nulla.

ESEGETA
Ma…

PROFETA INCERTO
Saranno quattro o cinque euro, andiamo a farci un Happy Meal.

ESEGETA
Ma… hai rubato l’elemosina a un poveraccio!

PROFETA INCERTO
Questo è il tuo punto di vista, Esegeta. Il suo è che il Profeta Incerto gli ha suggerito una grande verità. Domani, quando sarà di nuovo qui per terra, l’avrà chiara. E poi pensi che le mie parole valgano meno di questo sporco, miserabile, merdoso mucchio di spicci?

Nella foto: che mondo sarebbe
senza sorite.

P.S.
Questo articolo partecipa al ventiseiesimo Carnevale della Matematica ospitato da Gianluigi Filippelli sul blog Scienze Backstage.


Il Paradosso dell’Onnipotenza

scritto da Profeta Incerto
Gen 14

Un giorno Dio decise di sgranchire un po’ la propria Onnipotenza.

– Qual è il prodigio più straordinario che potrei compiere – si chiese – per esprimere tutta la Gloria del Mio Infinito Potere?

Una delle più poderose idee che gli venne in mente fu quella di cessare di esistere, temporaneamente o addirittura per sempre.
– Mmm, forse non è abbastanza “glorioso”. Soprattutto è troppo facile.

Allora pensò di creare un Dio più potente di Sé e di adorarlo, ma nemmeno quest’idea lo entusiasmava: – Gli uomini ne sarebbero confusi. E poi no, è ancora una cosa troppo semplice da fare.

– Potrei centuplicare la mia stessa infinita Onnipotenza – Una sciocchezza.

Dopo averci rimuginato tutta la domenica pomeriggio Dio decise che sì, esistevano senz’altro alcune cose difficili da realizzare, ma non c’era niente che gli fosse realmente impossibile. L’evidenza di questo piccolo, doloroso limite lo riempì come di un vuoto, e così creò te, e tre quarti della palazzina tua.

Nel caso vi fosse disgraziatamente sfuggito il punto di questa famosa parabola1, ve lo sintetizzo in due righe: se Dio è onnipotente vuol dire che non è in grado di trovare nessuna cosa che non può fare, quindi non è davvero onnipotente.

Questo perché l’Onnipotenza stessa è una stronzata autocontraddittoria, come se a noi credenti ce ne fregasse qualcosa.

Tratteremo più in là nel tempo le insidie nascoste dietro altri fondamentali attributi di Dio. Si chiamano così.

Nella foto: non muore foglia che Dio non voglia.

  1. Tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.31 []

Un blog che non parla di sesso

scritto da Profeta Incerto
Gen 9

Schizzi di spumante

Oggi questo blog ha un mese di vita. In meno.

Rispetto cioè a un mese fa è esattamente di un mese più vicino alla Fine1.

Approfitto della ricorrenza per un’importante dichiarazione sul rapporto tra questo blog e il sesso. Comincerò da una banale constatazione: il sesso è uno degli argomenti più cliccati nel mondo reale, ed è di gran lunga la cosa più cercata su internet.

Purtroppo i pur sofisticatissimi algoritmi dei principali motori di ricerca faticano a trattare un comune paradosso del linguaggio: quello per cui non si può affermare di non voler parlare di una cosa senza parlarne.

Questo comporta che se la signora Lucia, madre apprensiva e cattolica diligente, va su Google e cerca per la sua bambina un sito che non parla di sesso, ottiene come bel risultato una sfilza di siti che parlano di sesso.

Sfruttando l’inverso dello stesso principio Antonello, webmaster senza Dio di uno scrausissimo blog sulle malattie degli arbusti, intrufola nei suoi post tra un pidocchio e una cocciniglia qualche parola zozza a vanvera per fare abboccare i pipparoli e contare più visite.

Il trucchetto da quattro soldi di Antonello viene stigmatizzato dagli help di tutti i motori di ricerca, ma lui se ne sbatte e tra un innesto e una sistola continua a insinuare di porno amatoriale, doppia penetrazione, dildo gigante, moglie ninfomane, sesso con cavallo, sado, maso, sadomaso, pompini, blowjob, pissing, gangbang, gang bang, bukkake fetish trans lesbiche donne incinte vecchie nane storpie negre morte.

Dinanzi a questo degradante sprofondo della dignità umana mi sento di rivolgermi a tutte le Lucie immacolate madri di famiglia per tranquillizzarle: non abbiate paura, lasciate che le vostre bimbe vengano a me, perché vi garantisco che questo è un blog che non parla di sesso.

O più precisamente ne parla giusto il necessario che occorre per non parlarne, che come abbiamo visto è la stessa cosa. Parola di Profeta Incesto, ciucco di spumante dalle 8 di stamattina2.

Nella foto: schizzi e fiotti di festa su tutti voi.

  1. Tutto ha una fine. Poi ci sono anche cose che non finiscono, come questa fra []
  2. Dalle 8 di ieri sera (N.d.Esegeta). []

Avvitamento semi-autoreferenziale

scritto da Profeta Incerto
Dic 29

Voglio dirvi due cose:

La prima è che non mi ricordo la seconda.
La seconda non me la ricordo.


Il Paradosso della libertà (PDL)

scritto da Profeta Incerto
Dic 17

Manoscritti Pnakotici

Me ne stavo in beata pace sul mio giaciglio a sfogliare i Manoscritti Pnakotici – li alterno alla Settimana Enigmistica come lettura notturna – quando d’improvviso vengo distratto dalla libertà. Al punto che addirittura mi sono dovuto alzare per scriverne:

La riprova che oggi in Italia ci sia massima libertà di opinione e di espressione sta nel fatto che suddetta libertà si può liberamente attaccare.

E’ evidente infatti che c’è più liberta là dove alla libertà si può essere contrari, piuttosto che dove su di essa la si deve pensare tutti allo stesso modo.

Il mondo sarà più libero quando cesseranno quegli orrendi regimi dove la libertà non si può neanche mettere in discussione.

Nella foto: i Manoscritti Pnakotici con qualche
appunto per il Sudoku (a matita, dài).


Il Paradosso di Socrate

scritto da Profeta Incerto
Dic 11

BananaChiquta

Socrate era un famoso corruttore di giovani dell’antichità classica, che un giorno fu indicato dall’Oracolo di Delfi come il più sapiente tra gli uomini.

Egli, ma solo per modestia, decise di confrontarsi coi più grandi sapienti dell’epoca allo scopo di sputtanare l’Oracolo (dal greco: σπυτταναρε). Riuscì invece soltanto a sputtanare i suddetti sapienti dimostrando che tutta la loro sapienza si reggeva su una bella cippa di niente. Alla fine Socrate dovette ammettere di essere davvero il più sapiente tra gli uomini, e ciò per il fatto di essere l’unico a sapere di non sapere niente.

Tornò dunque a inchiappettarsi i bambini fino a che non fu arrestato e infine decise di togliersi la vita con la cicuta1. L’uomo che oggi si avvicina di più a Socrate è indubbiamente Adriano Celentano, che in onore del maestro della maieutica si professa il “Re degli ignoranti”. Socrate si può dunque considerare un Adriano Celentano dell’antichità.

A quanto ce ne riferisce Platone, che poi è la principale fonte di notizie su di lui, Socrate soleva ripetere:

L’unica cosa che so è di non sapere”.

L’affermazione è volutamente paradossale, perché fare affermazioni paradossali è spesso una cosa divertente e Socrate adorava essere spiritoso (i bambini impazzivano per questo). Ma i paradossi in certi casi si ritorcono contro, e questo pare uno di quei casi.

La domanda sorge infatti spontanea, caro Socrate: tu dici che l’unica cosa che sai è di non sapere, ma come fai a saperlo? Se infatti è vero che non sai niente non puoi neanche sapere di non sapere niente, ti pare?

Eh? Sei d’accordo? Sì, percepisco il tuo spirito… Come dici? Bella cazzata la foto della banana qua sopra? No, perché sei simpatico te… lo so cosa dici in giro di me, và và…

Nella foto: il frutto dell’amor.

  1. Non fu arrestato perché si inchiappettava i bambini – all’epoca la pratica era socialmente apprezzata, un po’ come oggi non farlo – ma più probabilmente perché a furia di dare dell’ignorante a destra e a manca era finito sulle palle a tutta Atene, e anche giustamente, dico io. []

Doppia autoreferenza carpiata

scritto da Profeta Incerto
Dic 9

Io sono la prima parola del primo post del Blog del Profeta Incerto.

Non ho quindi niente a che vedere con l’ultima, che invece sono io.