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Articoli Taggati ‘Infinito’

Il Viaggio

scritto da Profeta Incerto
Ott 3

Fagiomino Esploratore - by Gaia Bracco

Il soggetto dell’opera soprastante è il celebre Fagiomino dell’artista Gaia Bracco.
Il soggetto della sottostante parabola1 è Mario.

Buona lettura e meditazione.

Accantonata che ebbe la vita, Mario si dedicò finalmente all’esplorazione di nuove esperienze.

Dapprima divenne Supervivo, e poté contemplare l’universo attraverso la Coscienza Totale della Visione Esterna.

Indagò Spazio, Numero e Sostanza finché ogni loro possibile combinazione gli sembrò banale.

Scavalcata dunque la cognizione di Dio riuscì a estendere la sua ricerca.

Congetturò a lungo sulla natura dell’Infinito Ulteriore, compose e sperimentò nuove costanti, scisse in modi inediti l’Unità Primordiale – emanandone espressioni sorprendenti – conobbe consimili e si accoppiò con essi generando multiversi.

Crebbe ancora in su, e si liberò di ogni appiglio nell’Esistente, irrise il concetto di Assoluto, poi quello di Oggetto, poi quello di Concetto.

Superato il discrimine del Sé fu stessa Contemplazione, giocò a forgiare Logiche Supercomplete, assorbì le Metamatematiche Prime dell’Iperunico.

Ancora salì, fino a discernere i Fondamenti del Nulla.

Quivi si riposò un poco.

​Nuovamente avanti si spinse, scoprì il suo stesso avanzare attribuzione di un ciclo Omega-referenziale, forzò esso fino all’incausalità e trascese ancora.

Molto oltre è giunto Mario da allora, e il suo viaggio non è terminato.

Ma le mie parole non toccano lassù.

Nella foto: ci sono più cose
in cielo e in terra che in tutt’e due.

  1. Tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.44. []

Noi Siamo Universo

scritto da Profeta Incerto
Feb 4

Noi SIamo Universo

L’universo.

Questa cazzo di… di cosa in cui ci troviamo inzuppati è talmente ENORME che è difficile anche solo esprimerla, tanta enormità.

Tutte le stelle, tutto lo spazio, il tempo, tutte le particelle, tutti gli universi, tutti gli dèi, il moto, l’energia, tutta la vita, la poesia, la complessità, i numeri, il vuoto, il noto e l’ignoto, i sogni, le domande, l’infinito, la fica, il tiramisù e l’ammazzacaffè1.

La cosa più impressionante, e intendo la più impressionante di TUTTE, è che noi non siamo qualcos’altro. Noi siamo esattamente quella roba lì.

È difficile metterlo bene a fuoco questo concetto, forse perché la religione, il dualismo cartesiano, e la gente cattiva ci hanno viziati a distinguere sempre tra noi e il resto del creato2, o forse perché sto alla seconda bottiglia di fragolino3.

Ci riprovo.

Allora… Io guardo l’universo, ok?

Lo contemplo nella sua immensa globalità onnicomprensiva provandone vertigine e meraviglia.

Mi domando quindi che cos’è e da dove viene.

Bene. Il punto è che… io stesso faccio parte di quella cosa strana e immensa che mi provoca stupore, io stesso sono universo.

Capite? Non sono qualcosa di separato, di diverso, di aggiunto, di altro, perché non può esserci nient’altro rispetto al tutto, come non c’è un altrove oltre lo spazio, né un istante fuori dal tempo.

Io sono universo, e ogni cosa che osservo è in qualche modo misterioso un mio riflesso. Non solo: io, universo, scopro di esistere attraverso i miei occhi, è la mia autoconsapevolezza a rendere l’universo cosciente di sé4.

Ogni volta che mi interrogo sull’universo, sono soggetto e oggetto della questione, osservatore e osservato, la parte e il tutto, il creato e il creatore. Non è a lui che rivolgo le mie tormentose domande esistenziali, sono io che mi faccio le domande per lui.

Questa cosa mi fa strippare, santa della santissima madonnina santa.

Tutto ciò che vedo è parte di me. Tutto. Compreso il mio stesso sguardo che mi guarda, ed è a sua (mia) volta guardato da me e così via mentre mi avvito sempre di più tipo spirale e giro e giro e gira tutto e io precipito e con me precipita l’universo, e insieme ci schiantiamo giù e rimaniamo lì per sempre immobili a ridere e fissare il vuoto, il vuoto di vetro frantumato sul pavimento e poi via, che scivolo ancora, lento, ma con tutta la testa, giù giù giù verso questo oblio appiccichiccio…

Nella foto: questo oblio appiccioloso… appiccioso…
un oblio tutto
appiciccioso… appffff… vabbè dai bonanotte.5

 

  1. E non dimentichiamo la simpatia. []
  2. Ma anche tra noi e il creatore. []
  3. Fatto in casa. []
  4. Penso dunque esiste. []
  5. Sì buonanotte, e indovina adesso chi rimette a posto? Perché a parole siamo tutti universo, poi però c’è chi guarda e c’è chi deve pulire i cocci (N.d.Esegeta). []

Il Gioco dei Perché

scritto da Profeta Incerto
Apr 9

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Paradosso della Ragione Umana: se
non c’è
un perché, ci dev’essere un perché.
(P. Incerto)

Ai bambini piace domandare perché: perché questo, perché quello, perché là, perché qua, perché su, perché giù…

Per sfogare questo dirompente impeto conoscitivo che dopo qualche minuto di tenera accondiscendenza rompe invero rapidamente i coglioni, gli adulti possono ricorrere al cosiddetto “Gioco dei Perché”.

Funziona così: si prendono due bambini particolarmente dotati nel gratinare le gonadi e si mettono uno di faccia all’altro; il primo comincia domandando il perché di una qualsiasi cosa; qualunque risposta ottenga chiederà il perché di quella risposta, poi il perché della risposta al nuovo perché e così via. Quando l’altro non sa più cosa rispondere passa il turno. Il gioco finisce quando i due si accasciano al suolo privi di forze.

C’ho messo qualche anno per capirlo ma il gioco dei perché è uno degli strumenti filosofici più potenti che esistano.

Il suo inesorabile incalzare potenzialmente senza fine1 dimostra in maniera intuitiva e senza ricorso ad argomenti encefalici che… mmm, vediamo un po’… sì, che tutta la conoscenza umana non ha alcun fondamento razionale.

Per non dilungarmi in esempi barbosi ho ideato il piccolo chatbot2 qua sopra, sapientemente modellato a mano nei bit dal prezioso Colapsydo (richiede Flash player).

E’ sufficiente inserire nella stringa una vostra certezza di qualunque genere: matematica, scientifica, religiosa, finanziaria, sessuale e il programma, attraverso un sofisticato algoritmo basato sul dialogo con un bambino di quattro anni, vi mostrerà in pochi colpi che quella che voi giudicavate una verità assoluta è invece assolutamente priva di visibili fondamenta, il che badate bene non significa che non ce le abbia, ma solo (solo) che non sono alla portata della nostra Ragione.

Qual è il Senso della Vita?… C’è Dio?… Perché esiste qualcosa anziché niente?…

Quali che siano le Risposte a queste domande fondamentali (e a tutte le altre) il Gioco dei Perché dimostra che esisteranno sempre altre domande, ovvero, in altre parole, che non possono esistere Risposte Definitive.

Bum.

E quindi?

(E quindi cosa?)

Ah, sì… E quindi, cari adulti raziocinanti, siete sicuri di non essere voi quelli che giocano, mentre i bambini in realtà fanno alta filosofia?

Mi faranno notare i più cagaca… puntigliosi, che il suddetto chatbot manifesta seri problemi linguistici, ma li manifestano anche i bambini di quattro anni, e se è per questo pure quelli di trentaquattro, quindi per favore smettetela di caga… di puntigliare3.

Nella foto: il Gioco dei Perché
(o Generatore di Incertezza,
che
come nome mi piaceva pure).

  1. Si tratta effettivamente di un tipico regresso all’infinito (n.d.Esegeta). []
  2. Un simulatore di conversazione, ce ne sono a centinaia sul web, alcuni di valore storico come Eliza di Joseph Weizenbaum (n.d.Esegeta). []
  3. Il cazzo. []

La Macchina di Turing Overclockata

scritto da Profeta Incerto
Nov 30

Alan Turing intuisce il Problema della Fermata

Oggi tratterò un argomento un po’ “tecnico”, quindi chi non capisce alzi pure la mano, e con quella ci si attacchi ben bene al tram.

Tutti sapete che quest’anno si celebra il centenario della nascita di Alan Turing, quello famoso per la tesi di Church-Turing, per il Crucituring, per il Turing Club e naturalmente per le Macchine di Turing.

Una Macchina di Turing – semplificando fino alla trivialità – è il modello astratto di ogni computer possibile, il distillato matematico dell’idea di calcolatore: per funzionare prevede un programma e dei dati di input (come un pc) solo che i calcoli non li svolge su disco o su ram bensì su di un nastro unidimensionale virtualmente infinito.

E fin qui.

Secondo un’interpretazione comunemente ritenuta vera (la tesi di Church-Turing, che forse ho già nominato prima, ah sì, all’inizio) le Macchine di Turing rappresenterebbero nientemeno che il modello di ogni possibile procedura di calcolo, cioè – semplificando fino alla mortificazione – pure voi quando calcolate vi comportate come una Macchina di Turing.

Questo significa che se un problema di calcolo non è risolvibile da una Macchina di Turing non è risolvibile in generale, e se cominciate a percepire una lontana puzza di Gödel percepite bene.

C’è ancora qualcuno?

Meglio così.

Sfioriamo ora – semplificando fino all’ignominia – il cosiddetto Problema della Fermata, o dell’Arresto.

Supponiamo di voler provare a confutare un problemuccio di teoria dei numeri tutt’ora irrisolto: la congettura di Goldbach1. Come si fa? Si prende una bella Macchina di Turing, la si toglie dal cellophane, la si programma a modino2, la si mette in moto e, infine, si aspetta.

Se l’agognato controesempio esiste (un numero pari che non è somma di due primi) state sicuri che prima o poi la Macchina lo sputerà fuori. Il problema sorge se invece quel cazzo di numero non c’è, perché in tal caso la Macchina non ce lo dirà mai: semplicemente continuerà a cercarlo. Per sempre.

E non c’è modo di sapere prima se e quando verrà il momento di gettare la spugna.

– Io la spegnerei.

– Da quanti anni aspettiamo?

– Dodicimila. Dovrei anche andare in bagno.

– E se tra due minuti lo trovasse?

– E se non lo trovasse mai?

– Nel dubbio non ci resta che aspettare.

– Hai ragione. Per caso ti ricordi anche cosa stavamo cercando?

– No.

Viene da credere che per risolvere questo tipo di calcoli occorra avere a disposizione mooolto tempo, meglio ancora infinito.

Io invece penso che il tempo sia proprio l’ostacolo essenziale. Il punto è che ce n’è troppo.

Per questo propongo la Macchina di Turing Overclockata (MDTO). Si tratta di una Macchina di Turing che computa a velocità infinita: se quando poniamo un quesito alla MDTO quella ci si mette a pensare invece che dare immediatamente la risposta vuol dire che la risposta non c’è.

Il Problema della Fermata, limite fondamentale delle Macchine di Turing tradizionali, con la MDTO di fatto non si pone proprio.

Torniamo al nostro Goldbach: se un controesempio esiste la MDTO si fermerà istantaneamente, se invece la macchina prosegue a calcolare anche solo per un secondo possiamo concludere3 che non si fermerà mai, ovvero che la congettura di Goldbach è una verità matematica.

Ora, visto che un computer che calcoli a velocità infinita non ce l’abbiamo e probabilmente non lo avremo mai, che ce ne facciamo di tutte queste belle pippe? Ma è chiaro: le usiamo per azzardare una pippa ancora più spropositata, ovvero che laddove la velocità è infinita (o se preferite laddove non si dispiega il tempo) i problemi non computabili non sono più problemi4, ossia – semplificando fino alla transustanziazione – che fuori dal tempo si hanno tutte le risposte5.

Ok, quest’ultima l’ho sparata un po’ troppo avventatamente, ma…

Ehi, chi è che sghignazza là dietro?

Ah, sei tu Dio.

Nella foto: Turing intuì il Problema della Fermata
quando i vigili gli portarono via la macchina

(e Einstein che il tempo è relativo quando
gli si fermò l’orologio, e potrei continuare).

P.S.
Questo articolo partecipa alla cinquantaseiesima copiosa edizione del Carnevale della Matematica, ospitata da Leonardo Petrillo sul suo blog Scienza e Musica.

  1. Formulata nel 1742 e non ancora dimostrata, la congettura afferma che ogni numero pari maggiore di 2 può essere scritto come somma di due numeri primi. (N.d.Esegeta). []
  2. a) Prendi il primo numero pari non verificato, b) controlla se è somma di due numeri primi, c) se lo è passi al prossimo pari e torni al punto b. d) se non lo è ti puoi fermare, grazie. []
  3. Si tratta naturalmente di una conclusione non algoritmica, poiché non c’è una dimostrazione formale (N.d.Esegeta). []
  4. Tecnicamente i vantaggi di una Macchina del genere riguarderebbero “solo” i problemi cosiddetti semidecidibili, e non gli indecidibili – o non computabili (N.d.Esegeta). []
  5. Congettura del Profeta Incerto. []

Lettere al Profeta Incerto

scritto da Profeta Incerto
Set 23

Sigillo del Profeta Incerto

Mio Divino Ossimoro, perché non scrivi più spesso? Lorenza

Cara Lorenza, il mondo è pieno di bellissime cose da leggere che per un motivo o per un altro non leggeremo mai.

Io, per dire, ogni volta che apro Google Reader trovo tra i due e i quattrocento post arretrati dei numerosi blog che seguo. E che secondo te mi metto a leggere quattrocento post, adesso? Che pensi che non c’abbia altro da fare, io? Tanto più che domani ne trovo da capo altri quattrocento!

Così finisce sempre che, a malincuore, li cancello tutti.

E poi c’è anche il fatto che ho paura degli impegni1: se scrivessi tutti i giorni, o comunque regolarmente, finirei per sentirmi obbligato, e prima o poi odierei farlo.

E poi non è che ho sempre qualcosa da dire, sono anzi un grande estimatore del non dire nulla finché è possibile.

Poi ci sono gli impegni, la meditazione, i seminari, le orge.

Insomma, non lo so perché non scrivo più spesso.

Che cos’è l’infinito? GiG94

E’ una cosa lunga da spiegare.

Hai un quesito per il Profeta? Scrivi a:
[email protected]

  1. Visto, l’ho ammesso, contenta? []

Credo in un solo Nulla

scritto da Profeta Incerto
Mar 12

Nulla (il) è più grande di Dio

Non per ripetermi – oppure sì, per ripetermi – ma quello di Nulla è il concetto più estremo che la nostra mente possa lambire, l’ultima frontiera della ragione umana.

Molti di voi – moltissimi – obbietteranno che sono ben altre le idee inafferrabili a causa della loro mostruosa enormità: Dio, la Totalità degli Universi, l’Infinito…
sì, sì, vabbè, sciocchezzuole, cazzatine per adolescenti.

Nulla è come il Nulla.

Il Nulla è la cosa più inconcepibile che si possa non concepire, è l’antimateria dell’Essere, l’alternativa ontologica suprema, è il piccolo buco nero che si nasconde in fondo al nostro cervello, è il corto circuito violento del principio di non contraddizione: per essere deve non essere; c’è se e solo se non c’è.

Quando Leibniz si domanda “Perché esiste qualcosa invece che nulla?” si riferisce proprio a Lui, alla condizione perpetua di totale assenza di qualunque cosa: nessun oggetto, nessun concetto (compreso quello di Nulla), nessuna consapevolezza, nessun dio, nessuno spazio, nessun tempo, nessuna matematica, e infine nessuna possibilità che una sola di queste cose possa mai esistere.

Pausa. Fai vedere che c’è qua… mmm, crema di whiskey. Meglio di niente.

Che si diceva?

Di ogni cosa al mondo potete fantasticare che sparisca: cani, gatti, cavalli, cavalieri, superalcolici, ecc.

Ora, senza farvi male, immaginatevi che sparisca il Nulla.

Se dal Nulla si sottrae il Nulla non rimane Nulla, quindi rimane il Nulla1.

Boing.

Cos’è?

E’ il suono della ragione che rimbalza.

Perché non c’è nient’altro là sotto. Almeno non per noi. Potessimo affacciarci oltre quella soglia vedremmo, forse, i segreti dell’impossibile tempo prima del tempo, dell’insensato spazio oltre lo spazio, dell’assurda causa prima della prima causa2.

Ma allora, riepilogando, che ce ne facciamo di questo benedetto Nulla?

Boh, che ne so, intanto potete usarlo per dire ai vostri amici monoteisti che nella scala dei fondamenti ci sono cose che stanno prima di Dio. Anzi, se pure lui sentisse di dover pregare un’entità a sé soprannaturale, state certi che Dio adorerebbe il Nulla3.

Nella foto: (il) Nulla è più grande di Dio.

  1. Ancora un goccetto… []
  2. Non dico che da quella soglia non ci si possa affacciare, solo non attraverso la ragione. E non aggiungo altro perché mi brucia lo stomaco. []
  3. A meno che Dio non sia il Nulla, ma l’ho buttata lì. (N.d.Esegeta). []

Finire la Storia Infinita

scritto da Profeta Incerto
Nov 11

C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con “C’era una volta un racconto che iniziava con… …1. Quel racconto è questo qua.

FINE

Nella foto: per catturare l’Infinito occorrono:
– una serie infinita (l’esca)
– una scatola
– un bastoncino legato a un filo invisibile
– riflessi pronti
– qualcosa da leggere mentre si aspetta

  1. = chiuse infinite virgolette. []

Lettere al Profeta Incerto

scritto da Profeta Incerto
Ago 1

Sigillo del Profeta Incerto

Profeta,tra pochi giorni partirò per le vacanze  (finalmente!!!!),so che è un pò tardi ma non avresti qualche miracoloso consiglio dietetico da darmi in vista della fatidica “prova costume”? 😉 Nicoletta

Come no.

Vedi, Nicoletta, nonostante il parere contrario di illustri nutrizionisti di ‘sto cazzo, che ritengono un controsenso la cosiddetta “cucina dimagrante”, io sono convinto che la cucina dimagrante esista eccome.

Per l’esattezza i piatti dimagranti sono infiniti.

Vediamo un esempio: i rigatoni alla carbonara.

Il segreto per rendere dietetico questo succulento piatto consiste nell’utilizzare delle uova freschissime, acquistabili da un contadino che viva a non meno di 10 Km da casa tua e che raggiungerai a piedi, di corsetta (hop hop hop), il guanciale invece (non la pancetta, sciagurata) lo puoi prendere anche al supermercato davanti casa, basta che la tua lista della spesa comprenda anche 2 casse di bottiglie d’acqua gassata che porterai una in una manina e l’altra nell’altra fino al settimo piano del palazzo dove abiti, sempre di corsetta (hop hop hop hop).

Soffriggi il guanciale in abbondante olio extrave… è finito? Nessun problema, posa le bottiglie d’acqua e vola a rifornirtene dal tuo contadino di prima (hop hop), che ce l’ha genuino.

Scola al dente, servi calda e abbondante.

In generale si dà che un piatto è dimagrante quando consumi più calorie a prepararlo di quante te ne renda a mangiarlo.

Segui questa semplice dieta, Nicoletta, e i tuoi disgustosi rotoli di trippa svaniranno come per miracolo dopo un ragionevole numero di bagordi.

Hai un quesito per il Profeta? Scrivi a:
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Il Nulla e Sant’Anselmo

scritto da Profeta Incerto
Giu 10

La premessa della celebre Prova Ontologica dell’Esistenza di Dio di Sant’Anselmo d’Aosta definisce Dio come

“Ciò di cui non possiamo pensare nulla di maggiore”
(aliquid quo nihil maius cogitari possit ammazzatte)

Da questa definizione Anselmo dimostra facilmente che Dio esiste: se non esistesse si potrebbe infatti immaginare un Dio identico ma che, in più, esiste, si potrebbe pensare insomma qualcosa di “maggiore”, ma questo andrebbe contro la suddetta definizione di Dio, dunque Dio c’è.

Bella roba la filosofia, eh?

Poi arriva Kant e dice aspetta, l’esistenza in realtà non aggiunge nulla ai concetti: la definizione di Dio, per esempio, è la stessa sia che Dio esista sia che non esista, e dedurre la realtà di una roba dalla sua definizione è un “salto mortale metafisico”1.

Ma nell’argomento di Sant’Anselmo c’è un abbaglio ben più sostanziale, un vizio primordiale preso sottogamba financo da Kant2.

Il punto è: siamo sicuri che Dio sia davvero la cosa maggiore pensabile? Siamo sicuri che non esista un concetto più grande?

Spero non ve lo stiate chiedendo sul serio, visto che la risposta è già nel titolo di questo post.

Esterno notte, Profeta Incerto e il fido Esegeta
percorrono un sentiero di campagna
rimirando la volta prepotentemente stellata.

ESEGETA
Cacchio!

PROFETA INCERTO
Che accade, Esegeta?

ESEGETA
Ma anche qui ci portano i cani?!

PROFETA INCERTO
Le metafore della vita.

ESEGETA
Eh?

PROFETA INCERTO
Guardare le stelle e pestare una merda. Pensaci. Ma parliamo del Nulla, va’, che questo post già se n’è andato per le lunghe.

ESEGETA
Ci vuole un rametto, qualcosa, aspetta un attimo.

PROFETA INCERTO
Il Nulla è ciò di cui non possiamo pensare nulla di maggiore. Il Nulla è il concetto maggiore che c’è perché rimane quando si immagina di togliere tutto il resto, Dio compreso. Il Nulla non si può togliere perché rimane se stesso, all’infinito.

ESEGETA
Guarda qua che schifo…

PROFETA INCERTO
Lo spazio e il tempo si sviluppano nel Nulla. Nel Nulla si estendono il finito e l’infinito. Qualunque immane totalità facciamo lo sforzo di concepire, la sua alternativa inesistente è più vasta, in quanto diffusa in un mastodontico substrato nullico. Il Nulla è la zeroesima dimensione, l’assenza di punti geometrici.

ESEGETA
Mi sa che queste le devo buttare, cavolo.

PROFETA INCERTO
A questo punto potresti chiedermi in che senso il Nulla è un concetto maggiore di Dio.

ESEGETA
Scusa, sì. Quali sono i rapporti tra Dio e il nulla?

PROFETA INCERTO
Il Nulla è qualcosa che Dio stesso può soltanto immaginare. E’ l’unica cosa che non può aver creato. Se Dio può pensare alla sua stessa assenza allora concepisce qualcosa di più fondamentale di sé.

ESEGETA
Sconcertante e profondissimo, Maestro. Senti, mi dispiace per prima, forse stasera era meglio se…

PROFETA INCERTO
Hai risolto?

ESEGETA
Il grosso sì.

PROFETA INCERTO
Andiamo, allora. E rallegrati: se puoi calpestarne uno vuol dire che non sei tu lo stronzo.

ESEGETA
Grazie.

PROFETA INCERTO
Ah, c’era un errore nella tua domanda di prima.

ESEGETA
Che errore?

PROFETA INCERTO
Ortografico. D’ora in poi, quando nomini il Nulla, fallo con la enne maiuscola.

Nella foto: se non c’è Nulla, cosa c’è?

  1. O più efficacemente “una cazzata”, come pare fosse nella prima stesura della Critica della Ragion Pura. Comunque bella robina davvero, sì. []
  2. Si dice in verità che a Kant non dispiacesse prendere cose sottogamba. []

Il Crucituring

scritto da Profeta Incerto
Mar 22

Alan Turing - Crucituring

Tutti sapete chi è Alan Turing, ennesimo inglese che, come quell’altro, nacque frocio e morì per lo stesso motivo.

Oh, aspetta un attimo, ma Hollywood l’ha già fatto il suo bel filmone psicotropo moralista multimilionario con VIP e patonza e cattivi che si redimono, su Turing?1

Ah, non ancora?2

Allora molti di voi non sanno di chi parlo.

E magari non sanno nemmeno cos’è una Macchina di Turing.

Bravi che siete.

Vabbè, prima o poi o in un altro momento se ne riparla. Per adesso intanto:

Il Crucituring è una varietà di cruciverba il cui schema è costituito da un’unica riga orizzontale di lunghezza infinita, esattamente come il nastro di una Macchina di Turing.

Nelle caselle del Crucituring si possono inserire sia lettere che numeri.

Ecco le tre definizioni di questo schema, le parole o i numeri corrispondenti vanno inseriti uno di seguito all’altro separati da una casella nera.

1) Lo dice chi acconsente.
2) I decimali del pi greco.
3) Amò Tristano.

Buon divertimento.

Nella foto: visto che alla 46 c’è il Nonciverba,
la soluzione di questo è a pagina 47 (‘o muorto).

  1. Ci sarebbe Enigma di Michael Apted del 2001, tratto da un romanzo di Robert Harris che si ispira al lavoro di Turing durante la seconda guerra mondiale, ma in realtà il matematico inglese non viene nemmeno citato per nome (N.d.Esegeta). []
  2. No, non ancora (N.d.Esegeta). []