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Articoli Taggati ‘Logica’

Il Viaggio

scritto da Profeta Incerto
Ott 3

Fagiomino Esploratore - by Gaia Bracco

Il soggetto dell’opera soprastante è il celebre Fagiomino dell’artista Gaia Bracco.
Il soggetto della sottostante parabola1 è Mario.

Buona lettura e meditazione.

Accantonata che ebbe la vita, Mario si dedicò finalmente all’esplorazione di nuove esperienze.

Dapprima divenne Supervivo, e poté contemplare l’universo attraverso la Coscienza Totale della Visione Esterna.

Indagò Spazio, Numero e Sostanza finché ogni loro possibile combinazione gli sembrò banale.

Scavalcata dunque la cognizione di Dio riuscì a estendere la sua ricerca.

Congetturò a lungo sulla natura dell’Infinito Ulteriore, compose e sperimentò nuove costanti, scisse in modi inediti l’Unità Primordiale – emanandone espressioni sorprendenti – conobbe consimili e si accoppiò con essi generando multiversi.

Crebbe ancora in su, e si liberò di ogni appiglio nell’Esistente, irrise il concetto di Assoluto, poi quello di Oggetto, poi quello di Concetto.

Superato il discrimine del Sé fu stessa Contemplazione, giocò a forgiare Logiche Supercomplete, assorbì le Metamatematiche Prime dell’Iperunico.

Ancora salì, fino a discernere i Fondamenti del Nulla.

Quivi si riposò un poco.

​Nuovamente avanti si spinse, scoprì il suo stesso avanzare attribuzione di un ciclo Omega-referenziale, forzò esso fino all’incausalità e trascese ancora.

Molto oltre è giunto Mario da allora, e il suo viaggio non è terminato.

Ma le mie parole non toccano lassù.

Nella foto: ci sono più cose
in cielo e in terra che in tutt’e due.

  1. Tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.44. []

Macedonia Demoniaca

scritto da Profeta Incerto
Set 8

Tutto esiste. Sennò dovrebbero esistere cose che non esistono.

Trattasi di pratica esposizione in compendio del Principio di Esistenza Obbligatoria, per l’appunto, di cui ebbi più diffusamente a parlare quella volta là.

Nella foto:
“S’i fosse foco, sposerei la foca.”


Il Buon Dio

scritto da Profeta Incerto
Lug 1

Il Buon Dio (chétati bimbo di merda o ti battezzo a nocchini nel capo)

“Se dio è buono perché un bambino piange?”
(A. Shopenhauer)

Sulla bontà di Dio avevo già profetato una volta ma dissi che ne avrei riparlato, mi pare1.

Noi esseri umani abbiamo la capacità di appiccicare etichette sulle cose per poi non riuscire più a staccarle. Un bel giorno qualcuno ha deciso che Dio è, duepuntivirgolette: “BUONO”, e questo è diventato una specie di dogma analitico incontestabile. Logico-formalmente l’argomento suona più o meno così:

Dio è buono perché è Dio,
Dio in quanto tale è buono,
quindi Dio è buono.

Ok, allora vediamola questa bontà.

Intanto Dio ci ha creati e messi al mondo2. Questa parrebbe una cosa buona – almeno per noi – anche se, come ho detto di recente3, se ci voleva così bene ci teneva direttamente “di là”, e non ci gettava in questa vita imperfetta, precaria, tentatrice, eccetera.

Ma tutto ciò, si sa, è dovuto al peccato originale, la famosa storia della mela e del serpente che tutti conosciamo.

Ora, Adamo ed Eva hanno disobbedito e andavano puniti, giusto, ci mancherebbe, così imparano; ma io che c’entro?

Possibile che tutti noi, ancora oggi, si debba pagare per una cazzata fatta dai nostri calamitosissimi progenitori all’inizio dei tempi? E chi sei, Equitalia?4 Forse sarebbe ora che ce l’abbuonasse, no? Tra l’altro indovina un po’ chi è quello fissato col perdono.

Vabbè, dai, poi però quando si muore lui ci accoglie in Paradiso e là veniamo ampiamente ripagati di ogni sofferenza terrena. Sì, ma mica tutti. Dio vuole con Sé solo chi in vita lo ha amato, servito e riverito, tutti gli altri all’inferno.

Bella forza. Questo è essere buono? Questo è amare i propri nemici? Questo è voler bene al prossimo tuo come te stesso? Insomma, la “bontà” che Dio pretende da noi non gli passa neanche per idea di praticarla Lui Stesso.

Tralasciamo poi i vari diluvi, stermini, piaghe, sacrifici, maledizioni e il libero arbitrio. Ci sono, eccome, ma li tralasciamo.

Rimarrebbe infine quella vecchia e noiosa questioncina del problema del male nel mondo.

Malattie, disgrazie, ingiustizie, disastri, dolore, tutte cose che Dio se solo volesse potrebbe impedire – è Onnipotente – ma non lo fa.

Avrà i suoi motivi, ci mancherebbe, ciò non toglie che anche qualora non fosse diretto autore del male, scegliendo di permetterlo ne diventa corresponsabile.

Insomma Profeta, falla corta: ci vuoi dire che Dio non è buono.

Boh, no, non lo so… Dico solo che non possiamo esserne sicuri.

E se fosse cattivo e facesse finta di essere buono?

D’altra parte, chi può impedire a Dio di peccare?

Io dico: cerchiamo solo di essere un po’ più oggettivi e smettiamola di voler vedere sempre e soltanto il bene in tutto quello che (ci) fa:

Dio è buono perché ha guarito un malato – e non era uno stronzo quando lo ha fatto ammalare?

Dio è buono perché sei sopravvissuto al terremoto – ma non era un sadico assassino quando si è messo a scrollare la terra?

Dio è buono perché ti ha fatto vincere 200 euro al videopoker – e i 2.000 che hai perso ieri?

Dio è buono perché ti ha miracolato e per un pelo ti ha fatto perdere quell’aereo che poi è precipitato – e tutti gli altri poveri cristi che ha tirato giù?

Cazzo, un po’ di dignità: è come se uno ci piscia costantemente addosso e noi a ringraziarlo perché ogni tanto ci getta un kleenex.

Nella foto: Se dio è buono perché un bambino piange?
Per tre quarti d’ora almeno? Dalla finestra tutte le mattine verso
le 7 e mezzo, festivi compresi, gli pigliasse male a lui e su’ madre.

  1. Si dice proferito, comunque sì: qua (N.d.Esegeta). []
  2. “Nessuno si è fatto da sé” diceva Don Giussani, la riprova è che se Don Giussani lo facevo io lo facevo meglio. []
  3. Di recente si fa per dire, comunque qua (N.d.Esegeta). []
  4. Satirona. []

Malfranco e Bengino

scritto da Profeta Incerto
Gen 2

Uguale non è uguale

Ho ricevuto vibranti mail e vibranti SMS da una minima parte di tutti i lettori di questo blog1 riguardo la difficile reperibilità del mio libro2.

Ora, siccome l’altra volta, che mi pare si parlava dell’identità degli indiscernibili, vero?3, ho citato la parabola di Malfranco e Bengino senza esplicitarla – scusate il termine – e siccome la vita è già abbastanza difficile specie sotto le feste, vi chiedo scusa e ve l’ammollo qui su due piedi e una capanna (o capannuccia).

Buona lettura e meditazione.

Malfranco e Bengino un giorno si riconobbero identici.

– Eppure – dissero entrambi – la tua somiglianza con me è impressionante.

– Impressionante è la parola giusta – risposero.

– Io abito lì, vedi?

– Ma va, anche tu? – a tale ovvietà tutti e due scoppiarono a ridere.

– Vieni, ti voglio far conoscere mia madre. – dissero – O la tua. – e di nuovo giù a ridere.

Quando la donna li vide ne fu sconcertata.

– Pare impossibile, ma entrambi voi siete il mio unico figlio.

– E allora, qual è il problema? – rispose questi.

– Che io non ce la faccio, mi dispiace, non posso mantenervi assieme.

Fu così che Malfranco e Bengino se ne andarono per il mondo, parlando da soli come buoni compagni.

Giunsero in un paese che si chiamava come il paese accanto e lì decisero di stabilirsi. Conobbero una donna e la sposarono, ebbero un figlio gemello e gli diedero il loro nome. Trascorsero paia di anni felici. “In due si sta meglio, e viceversa” si ripetevano fra sé.

Eppure, in due giorni improvvisi come due fulmini a doppio ciel due volte sereno, Malfranco e Bengino litigarono irreparabilmente e se ne andarono via l’uno dall’uno e l’altro dall’altro.

E dal doppio della metà di una cosa intera quali erano insieme tornarono a essere la metà del doppio di una cosa intera da soli. E fu così che fu così per sempre.

Nella foto: “l’uguale a sinistra, trovandosi a sinistra, non è
uguale all’uguale che si trova a destra”.

 

  1. Circa il 6% di ognuno. []
  2. Intende naturalmente l’introvabile raccolta di parabole “C’era una volta che un giorno crollò” della scomparsa Assumma Editrice, anno 2002 (N.d.Esegeta). []
  3. Sì. (N.d.Esegeta). []

Io e Me Stesso

scritto da Profeta Incerto
Dic 14

Diversamente uguali

In cosa si differenziano due cose uguali?
Per esempio quelle due monete da un euro che hai in tasca, osservale bene.

ESEGETA
Mmm, sembrano nuove di zecca, stesso anno, stessa nazionalità, nemmeno un graffio… a me sembrano identiche.

PROFETA INCERTO
Dai qua… Ecco, brava scimmia, lo dicevo io, sono totalmente diverse!

Se le intasca subito perché tutti prima o poi
se l’aspettano, così nessuno si distrae1.

ESEGETA
Me l’aspettavo.

PROFETA INCERTO
E allora come fai a dire che sono identiche quando sono evidentemente fatte di atomi diversi e occupano ben distinte porzioni di spazio?

ESEGETA
Capisco, sono stato ingenuo e superficiale. Ma se al posto delle monete consideriamo degli oggetti astratti, per esempio due enti matematici?

PROFETA INCERTO
Stessa cosa. Vedi, Esegeta, due cose uguali si differenzieranno sempre per il fatto che una è una e l’altra è un’altra.

In logica si stabilisce che tra “a” e “b” sussiste una relazione di identità se e solo se ogni predicato valido per “a” è valido anche per “b”.
Ovvero, “a” e “b” sono la stessa cosa se tutto quello che posso dire di “a” lo posso dire anche di “b” e viceversa.

Il problema è che siccome uno lo chiamo “a” e l’altro “b” questa è già una proprietà che li differenzia.

Vabbè, allora chiamiamoli tutti e due “a” e diciamo che

a = a

Meglio così?

Mica tanto, perché l’ “a” che sta a sinistra dell’uguale non ha la proprietà di stare a destra e viceversa.

Il solo fatto di considerare due enti comporta che essi non potranno mai avere in comune tutte le proprietà: due cose sono per forza diverse. Dire che esistono due cose assolutamente uguali è contraddittorio.

Leibniz, che come è noto lo sapeva, taglia la testa al toro asserendo che per essere uguali in tutto e per tutto le due cose devono essere una cosa sola. Lo chiama principio di identità degli indiscernibili. In pratica dice che se “a” e “b” sono identici sei tu che ci vedi doppio.

Ma allora l’uguaglianza tra due o più cose è sempre apparente? Una roba può essere uguale solo a se stessa?

Molti logici sostengono di sì2.

Sarà. Personalmente non riesco a dire ad alta voce “io sono uguale a me stesso” o equivalentemente “io e me stesso siamo identici” senza sentirmi già un po’ dissociato.

Tutto chiaro?

ESEGETA
Sì. Io comunque ero da questa parte.

PROFETA INCERTO
Per chiarire il concetto, discepoli fedeli, o se preferite per contraddirlo, ripassate la parabola di Malfranco e Bengino a pag. 38 di C’era una volta che un giorno crollò.

ESEGETA
Lo farò senz’altro.

Nella foto: non si somigliano per niente.

  1. Un po’ come i camei di Hitchcock nei suoi ultimi film (N.d.Esegeta). []
  2. Il problema è come esprimere questa cosa senza ambiguità. Forse dovremmo smettere di considerare l’uguaglianza una relazione binaria. []

Nell’Altro dei Cieli

scritto da Profeta Incerto
Set 30

Michelangelo - The Original Cretion of Adam

Allora sentite questa: per affermare che Dio non esiste bisogna riferirsi a Lui1.

Ma quando ci si riferisce a una cosa vuol dire che quella cosa in qualche modo esiste, altrimenti di che staremmo parlando?

Quindi per negare l’esistenza di Dio bisogna che Dio esista, perché se non esistesse non avrebbe senso dire che non esiste.

Chiaro, no?2

I pervertiti che si dilettano di logica e teologia avranno già sentito questo argomento3.

Ebbene, sapete una cosa? Questo argomento mi convince.

Cari i miei pipparoli di atei, il vostro continuo sparlare di Dio è un’ulteriore prova che Lui c’è, arrendetevi alla logica – che vi piace tanto – accettatelo e zitti, chiuso, fine.

In fondo potete sempre adorarne un altro.

Quale altro? Boh, uno qualunque di quelli a cui Dio si riferisce – certificandone così l’esistenza – quando dice

“Non avrai altro Dio all’infuori di Me”.

Ah ah ah… ih ih…

uh uh uh uh…

Come mi diverto male.

E neanche mi diverto.

Nella foto: – Credo in un solo Dio… –
– A-ah, quindi lo
ammetti che ce ne stanno altri! –

 

  1. Riferirsi = citare, menzionare, indicare. []
  2. Sicuro, non fa una piega. []
  3. Il quale in un certo senso comporta che basta nominare Dio per farlo esistere. Altro che invano. []

Il Sudoku Quantistico

scritto da Profeta Incerto
Ago 29

Sudoku Quantistico

Si tratta di un normalissimo Sudoku, solo che i numeri si trovano in una sovrapposizione di stati relativamente alla loro posizione.

Per determinare dove essi siano effettivamente collocati nello schema si può procedere in vari modi:

  1. Tirando a indovinare (sì, come no).
  2. Usando la logica e il ragionamento (che palle).
  3. Fissando intensamente lo schema fino al collasso della funzione d’onda e alla conseguente localizzazione dei numeretti là dove la statistica, la coscienza, Dio, le variabili nascoste o la n-forcazione degli universi1 si degneranno di incasellarli.

Capite che purtroppo al momento è azzardato stabilire in quale dei 3 Ordini-Sudoku Fondamentali rientri la griglia (facilemedio difficile).

A dirla tutta non posso neanche garantire che esista una soluzione in tutti i mondi possibili, anzi, tenderei a escluderlo proprio.

Mah. Buon divertimento.

Nella foto: avete fissato il Sudoku Quantistico per
una settimana e non notate cambiamenti?
Non temete: il collasso c’è stato,
siete voi che adesso siete astigmatici.

  1. In realtà la cosiddetta interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica esclude il fenomeno del collasso (N.d.Esegeta). []

L’Argomento Anti-Ateo Inespugnabile

scritto da Profeta Incerto
Apr 21

Fanculo Ateo

Messo alle strette da una banda di filosofi atei balordi che lo minacciavano alla gola con una serie di inconfutabili dimostrazioni della non-esistenza di Dio, l’abate di Monclair annichilò i teppistelli improvvisando quello che passò di lì alla storia come l’Argomento Anti-Ateo Definitivo1:

“Dio è talmente potente da aver creato
un mondo in cui lui non esiste.”

L’argomento, come ognun vede, afferma l’esistenza del Creatore muovendo dall’ammissione della sua non esistenza. Questo non solo disinnescava per sempre la minaccia atea ma faceva dell’ateismo la felice dottrina oggi comunemente riconosciuta dalla Chiesa.

Subito dopo la balbettante ritirata dei tapini filosofici – saranno state sì e no le undici di sera – l’abate di Monclair smise trionfante l’abito talare, si vestì da Goffredo Mameli e andò a festeggiare da solo sull’autostrada Roma-Lazio-Betlemme-Calenzano-Pisa.

Nella foto: oppure l’ateo era proprio l’abate,
boh, mi confondo sempre quando la racconto.

  1. Non era “inespugnabile”? (N.d.Esegeta). []

Il Paradosso del Barbiere

scritto da Profeta Incerto
Dic 29

Bertrand Russell - Il Paradosso del Barbiere

Il paradosso del barbiere è un celebre paradosso logico ideato dal filosofo e matematico Sir Bertrand Russell, e se gli guardate in testa capite perché l’ha inventato lui.

Allora c’è questo villaggio, chiamiamolo Proraso1 che tra i suoi abitanti ha un solo barbiere.

Russell stabilisce che questo barbiere rade tutti e soli gli uomini del villaggio che non si radono da sé. Ci dice anche che il barbiere ha una barba perfettamente rasata lisciata e profumata. La domanda è: chi rade il barbiere?

La logica, coi suoi poderosi e millenari strumenti di indagine sulla realtà, ci permette di ridurre l’infinità dei casi possibili a due soltanto: o il barbiere si rade da sé oppure non si rade da sé. Il problema è che se si rade da sé viola la premessa secondo cui egli rade tutti gli uomini del villaggio che non si radono da sé. Se invece non si rade da sé, viola la premessa per cui egli rade tutti gli uomini che non si radono da sé.

E allora chi, santo cielo, chi rade il barbiere del villaggio?

PROFETA INCERTO
Chiedeteglielo.

PRORASIANO
Scusa?

PROFETA INCERTO
Dico, avete provato a domandarlo direttamente a lui?

PRORASIANO
Al barbiere?

PROFETA INCERTO
Eh.

UN ALTRO PRORASIANO
Non c’è bisogno di chiederglielo per sapere che la risposta è impossibile.

PROFETA INCERTO
Domandare è lecito rispondere è cortesia.

PRORASIANO ANZIANO
Pazzi! Volete mettere a repentaglio l’interna coerenza del creato? Sconvolgere il continuum spazio-logico-temporale? Sfidare colui che con una sola antinomia distrusse l’intero edificio logicista di Frege?

PROFETA INCERTO
Zitto, Esegeta.

ESEGETA
Non ho detto niente.

S’ode un improvviso senso di pericolo e di shampoo alla mela verde.
Istintivamente tutti si voltano, lo vedono, corrono via in preda al panico,
inciampano nelle loro lunghissime e trascuratissime barbe travolgendo
donne e anziani, molti ne muoiono.

Restano il Profeta Incerto, Esegeta, il Prorasiano Anziano e,
dall’altra parte, il Barbiere di Russell in persona; accanto a lui,
tenuto per la mano, un bambino dai capelli gravemente stravolti.

PROFETA INCERTO
E’ lei l’unico barbiere del villaggio Proraso?

BARBIERE
Sì.

La sua voce lacera l’atmosfera elettrica producendo scintille
e la temporanea sospensione di un paio di teoremi della logica classica.

PROFETA INCERTO
Bel taglio. E’ vero che fa la barba a tutti e soli gli abitanti del villaggio che non si radono da sé?

BARBIERE
E’ vero.

PROFETA INCERTO
E a lei chi gliela fa, la barba?

BARBIERE
Angelo.

Momento di silenzio.

PRORASIANO ANZIANO
Sarebbe quel bambino lì?

BARBIERE
No, Angelo Mariotti.

Momento di silenzio più lungo.

PROFETA INCERTO
E chi è?

BARBIERE
Come chi è? Un barbiere.

PRORASIANO ANZIANO
Ma tu sei l’unico qui!

BARBIERE
Appunto, sono l’unico qui, maledetto provinciale di merda! Lo sai che al mondo ci sono altri che fanno il mio mestiere?

PRORASIANO ANZIANO
Certo che lo so!

Si accorge di stare calpestando l’estremità della sua barba grigia,
con nonchalance la raccoglie da terra e se la pigia in tasca.

BARBIERE
L’unico modo che ho per radermi senza violare le maledette regole di Sir Russell è questo: servirmi di un barbiere esterno al villaggio.

PROFETA INCERTO
Un meta-barbiere, certo. Visto, che ci voleva? Problema risolto.

PRORASIANO ANZIANO
Problema risolto un tubo! Non c’entra dove ti fai la barba né chi te la fa: tu continui a far parte degli abitanti del villaggio che non si radono da sé, e la regola dice che devi radere tutti gli abitanti del villaggio che non si radono da sé, punto. Il paradosso c’è ancora tutto intero.

BARBIERE
No, perché ogni volta che vado da Angelo, prima e dopo, passo all’anagrafe a fare un cambio di residenza, così mentre mi rado io non sono abitante di questo villaggio. Voi chiamatelo paradosso, io la chiamo burocrazia vessatoria.

PROFETA INCERTO
Caspita. Il primo paradosso risolto con l’autocertificazione.

Il Barbiere estrae improvvisamente un rasoio e lo brandisce minaccioso,
voci di donne lontane gridano da dietro le imposte.

Il bambino spettinato comincia a piangere.

PROFETA INCERTO
Attento, potresti radere qualcuno per sbaglio.

BARBIERE
Sono io l’unico rovinato da questa storia, spiegatelo voi a questa creatura che papà non lavora per colpa di un filosofo inglese morto che ce l’aveva coi barbieri!

Con due dita tende un ciuffetto di peli vicino alle orecchie del bambino.
Avvicina il rasoio, la mano tremante.

PRORASIANO ANZIANO
Fermo, pazzo! Il continuum spazio-logico! La coerenza sillogistico-dimensionale!

BARBIERE
Le basette, vi prego, solo una spuntatina.

E con una rasoiata commossa ma precisa il Barbiere di Russell ta

Nella foto: è nato prima l’odio di Russell per i barbieri
o quello dei barbieri per Russell?

  1. Se non vi fa troppo ridere. []

Il Senso dell’Universo

scritto da Profeta Incerto
Dic 7

Voi Siete Qui

Insomma, stringendo: perché esiste questa specie di grottesco baraccone, quest’oggetto mostruoso pieno di atomi e di galassie, talmente onnicomprensivo che anche noi siamo quella roba là?

Possiamo osare ipotesi, immaginare o anche sentire che il Senso di tutto ciò (e quindi anche il nostro) è questo piuttosto che quello, ma non possediamo nessuna verità conclusiva sull’argomento.

Uau, che scopertona.

Ammazza che post illuminante.

No, davvero, e poi con un titolo così sobrio, fatto apposta per non creare aspettative.

Ok, lo so che ho bevuto, ma siccome volevo comunque scrivere qualcosa, è che tra due giorni questo blog compie un anno, e allora non c’entra, lo so, però insomma adesso non è che mi ricordo cosa volevo dire.1

Comunque. Se l’universo ha un senso, questo deve comprendere in qualche modo il fatto che noi, qui e ora, non lo conosciamo.

Generalizzando a caso2, si distinguono le seguenti 10 possibilità:

  1. Il senso dell’universo c’è ma non riguarda noi uomini;
  2. Il senso dell’universo ci riguarda ma è tale per cui è importante che noi non lo sappiamo, almeno in partenza;
  3. L’universo non ha senso;
  4. L’universo ha senso, ma non uno solo: così come non esistono un tempo assoluto o uno spazio assoluto, non esiste neppure un senso assoluto (Teoria della Relatività Generale del Senso);
  5. Il senso dell’universo esiste, è uno, un giorno lo scopriremo e saremo definitivamente certi di tutto;
  6. Il senso dell’universo esiste, è uno, è trino, lo conosciamo già e si chiama Dio Signore Cristo Nostro Unico Benedetto e Santo – oppure Allah, Vishnù, FSM, fa lo stesso;
  7. Scusa, mi stai anche simpatico ma ora non ho tempo da perdere, c’ho una cena di lavoro;
  8. Il senso dell’universo non è verbale, non è la risposta a un perché, non è esprimibile in forma di verità logica o matematica, non è neanche una verità di fede, non ha in generale nulla a che vedere con quell’astrazione scivolosa e tutta umana che tronfiamente chiamiamo verità;
  9. T’ho detto che non mi interessa, davvero, grazie. Sai che ha fatto la Roma?
  10. Tutti i restanti casi.

Nella foto: Voi Siete Qui.
(la foto con lo zoom invece si trova qui).

  1. Non importa. Auguri lo stesso. (N.d.Esegeta). []
  2. E a stomaco vuoto. []