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Articoli Taggati ‘Socrate’

Il Paradosso del Sorite

scritto da Profeta Incerto
mar 1

Sotto il Sorite niente Ammucchiate

Il paradosso del sorite (o del mucchio) è un celebre paradosso dell’induzione che non mi va di descrivere nonostante nessuno me l’avesse neanche chiesto, per cui lo presenterò sotto forma di buon vecchio dialogo socratico.

Profeta Incerto e il fido Esegeta camminano per la via
quando vedono un mendicante seduto sul ciglio della strada.
il Profeta si avvicina e gli dona una moneta.

PROFETA INCERTO
Prendi, buon povero, io non ne ho bisogno.

MENDICANTE
Sei molto ricco?

PROFETA INCERTO
Sono un Profeta. Non credo nella ricchezza.

MENDICANTE
Oh, neanche io. Ma non appena avrò elemosinato abbastanza monete da diventare ricco, allora ci crederò!

PROFETA INCERTO
Mio povero povero, il tuo sogno è irrealizzabile.

MENDICANTE
Perché dici questo?

PROFETA INCERTO
Perché un povero – come te – che elemosina una moneta non diventa ricco. E siccome questo vale per ogni singola moneta elemosinata significa che tu non potrai mai essere ricco.

MENDICANTE
Non ho capito bene.

PROFETA INCERTO
Segui il mio ragionamento. Un uomo povero non è un uomo ricco, sei d’accordo?

MENDICANTE
Chi può saperlo meglio di me!

PROFETA INCERTO
E quando un uomo è povero, non basta una moneta in più a renderlo ricco.

ESEGETA
E se la moneta fosse molto preziosa?

PROFETA INCERTO
Non c’entra un cazzo, Esegeta. (si volge di nuovo al mendicante) Allora, sei d’accordo?

MENDICANTE
Mi pare di sì.

PROFETA INCERTO
Perciò, indipendentemente dal numero di monete che un povero – come te – elemosina in un giorno un anno o una vita, quel povero rimarrà sempre povero.

MENDICANTE
C’è qualcosa che non mi… E se arriva un benefattore e mi scarica proprio qui davanti un bel mucchio di monete tutte assieme?

PROFETA INCERTO
Non può. Perché non può esistere un mucchio di monete.

MENDICANTE
Ah no?

PROFETA INCERTO
No, perché una moneta non è un mucchio e aggiungendo una moneta a un’altra non si ottiene un mucchio, quindi non può esserci nessun mucchio di monete.

MENDICANTE
Oddio, mi gira la testa. Ma allora che mi consigli di fare?

PROFETA INCERTO
L’aiuto che potevo darti te l’ho già dato. Spetta a te riconoscere nelle mie parole il tesoro che invano cercasti altrove.

MENDICANTE
Sono un po’ confuso… eppure sento che hai ragione. Non so chi tu sei, ma è come se mi avessi levato un velo da davanti agli occhi (si alza in piedi, barcolla). No, quello c’è ancora.

PROFETA INCERTO
Che farai adesso?

MENDICANTE
Andrò vagando per il mondo praticando e predicando la povertà del Profeta.

PROFETA INCERTO
Incerto.

MENDICANTE
Come?

PROFETA INCERTO
Profeta Incerto, così mi chiamano.

MENDICANTE
Grazie di tutto, Profeta Incerto, incontrarti è stato un dono di Dio!

Il Mendicante se ne esce traballante di scena.
Appena fuori dalla vista il Profeta Incerto si china sul suo
piattino e comincia ad arraffare avidamente tutte le monete.

ESEGETA
Ma…

PROFETA INCERTO
Alla faccia di chi dice che i paradossi non servono a nulla.

ESEGETA
Ma…

PROFETA INCERTO
Saranno quattro o cinque euro, andiamo a farci un Happy Meal.

ESEGETA
Ma… hai rubato l’elemosina a un poveraccio!

PROFETA INCERTO
Questo è il tuo punto di vista, Esegeta. Il suo è che il Profeta Incerto gli ha suggerito una grande verità. Domani, quando sarà di nuovo qui per terra, l’avrà chiara. E poi pensi che le mie parole valgano meno di questo sporco, miserabile, merdoso mucchio di spicci?

Nella foto: che mondo sarebbe
senza sorite.

P.S.
Questo articolo partecipa al ventiseiesimo Carnevale della Matematica ospitato da Gianluigi Filippelli sul blog Scienze Backstage.


Il Paradosso di Socrate

scritto da Profeta Incerto
dic 11

BananaChiquta

Socrate era un famoso corruttore di giovani dell’antichità classica, che un giorno fu indicato dall’Oracolo di Delfi come il più sapiente tra gli uomini.

Egli, ma solo per modestia, decise di confrontarsi coi più grandi sapienti dell’epoca allo scopo di sputtanare l’Oracolo (dal greco: σπυτταναρε). Riuscì invece soltanto a sputtanare i suddetti sapienti dimostrando che tutta la loro sapienza si reggeva su una bella cippa di niente. Alla fine Socrate dovette ammettere di essere davvero il più sapiente tra gli uomini, e ciò per il fatto di essere l’unico a sapere di non sapere niente.

Tornò dunque a inchiappettarsi i bambini fino a che non fu arrestato e infine decise di togliersi la vita con la cicuta1. L’uomo che oggi si avvicina di più a Socrate è indubbiamente Adriano Celentano, che in onore del maestro della maieutica si professa il “Re degli ignoranti”. Socrate si può dunque considerare un Adriano Celentano dell’antichità.

A quanto ce ne riferisce Platone, che poi è la principale fonte di notizie su di lui, Socrate soleva ripetere:

L’unica cosa che so è di non sapere”.

L’affermazione è volutamente paradossale, perché fare affermazioni paradossali è spesso una cosa divertente e Socrate adorava essere spiritoso (i bambini impazzivano per questo). Ma i paradossi in certi casi si ritorcono contro, e questo pare uno di quei casi.

La domanda sorge infatti spontanea, caro Socrate: tu dici che l’unica cosa che sai è di non sapere, ma come fai a saperlo? Se infatti è vero che non sai niente non puoi neanche sapere di non sapere niente, ti pare?

Eh? Sei d’accordo? Sì, percepisco il tuo spirito… Come dici? Bella cazzata la foto della banana qua sopra? No, perché sei simpatico te… lo so cosa dici in giro di me, và và…

Nella foto: il frutto dell’amor.

  1. Non fu arrestato perché si inchiappettava i bambini – all’epoca la pratica era socialmente apprezzata, un po’ come oggi non farlo – ma più probabilmente perché a furia di dare dell’ignorante a destra e a manca era finito sulle palle a tutta Atene, e anche giustamente, dico io. []