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Articoli Taggati ‘Tempo’

Noi Siamo Universo

scritto da Profeta Incerto
Feb 4

Noi SIamo Universo

L’universo.

Questa cazzo di… di cosa in cui ci troviamo inzuppati è talmente ENORME che è difficile anche solo esprimerla, tanta enormità.

Tutte le stelle, tutto lo spazio, il tempo, tutte le particelle, tutti gli universi, tutti gli dèi, il moto, l’energia, tutta la vita, la poesia, la complessità, i numeri, il vuoto, il noto e l’ignoto, i sogni, le domande, l’infinito, la fica, il tiramisù e l’ammazzacaffè1.

La cosa più impressionante, e intendo la più impressionante di TUTTE, è che noi non siamo qualcos’altro. Noi siamo esattamente quella roba lì.

È difficile metterlo bene a fuoco questo concetto, forse perché la religione, il dualismo cartesiano, e la gente cattiva ci hanno viziati a distinguere sempre tra noi e il resto del creato2, o forse perché sto alla seconda bottiglia di fragolino3.

Ci riprovo.

Allora… Io guardo l’universo, ok?

Lo contemplo nella sua immensa globalità onnicomprensiva provandone vertigine e meraviglia.

Mi domando quindi che cos’è e da dove viene.

Bene. Il punto è che… io stesso faccio parte di quella cosa strana e immensa che mi provoca stupore, io stesso sono universo.

Capite? Non sono qualcosa di separato, di diverso, di aggiunto, di altro, perché non può esserci nient’altro rispetto al tutto, come non c’è un altrove oltre lo spazio, né un istante fuori dal tempo.

Io sono universo, e ogni cosa che osservo è in qualche modo misterioso un mio riflesso. Non solo: io, universo, scopro di esistere attraverso i miei occhi, è la mia autoconsapevolezza a rendere l’universo cosciente di sé4.

Ogni volta che mi interrogo sull’universo, sono soggetto e oggetto della questione, osservatore e osservato, la parte e il tutto, il creato e il creatore. Non è a lui che rivolgo le mie tormentose domande esistenziali, sono io che mi faccio le domande per lui.

Questa cosa mi fa strippare, santa della santissima madonnina santa.

Tutto ciò che vedo è parte di me. Tutto. Compreso il mio stesso sguardo che mi guarda, ed è a sua (mia) volta guardato da me e così via mentre mi avvito sempre di più tipo spirale e giro e giro e gira tutto e io precipito e con me precipita l’universo, e insieme ci schiantiamo giù e rimaniamo lì per sempre immobili a ridere e fissare il vuoto, il vuoto di vetro frantumato sul pavimento e poi via, che scivolo ancora, lento, ma con tutta la testa, giù giù giù verso questo oblio appiccichiccio…

Nella foto: questo oblio appiccioloso… appiccioso…
un oblio tutto
appiciccioso… appffff… vabbè dai bonanotte.5

 

  1. E non dimentichiamo la simpatia. []
  2. Ma anche tra noi e il creatore. []
  3. Fatto in casa. []
  4. Penso dunque esiste. []
  5. Sì buonanotte, e indovina adesso chi rimette a posto? Perché a parole siamo tutti universo, poi però c’è chi guarda e c’è chi deve pulire i cocci (N.d.Esegeta). []

Volevo nascere più tardi

scritto da Profeta Incerto
Feb 17

Einstein non sapeva un cazzo - Corso di Fisica per gli studenti delle scuole medie - anno scolastico 2291-92

 

Ecco, sono convinto che nelle scuole del futuro lo studio della nostra epoca sarà per comodità accorpato alla storia medievale.

In un futuro ancora più remoto prevedo che i primi 20.000 anni Dopo Cristo faranno direttamente parte della preistoria.

Ai posteri invidio quello che sanno. Tipo le nuove scoperte fisiche e matematiche, la risoluzione di antiche congetture, le inedite nozioni sullo spazio, il tempo, la materia, la sempre più esatta (ma mai completa) consapevolezza delle oscure regole dell’universo.

Ho visioni di studenti del futuro appisolati sui loro ebook di Scienze. Scalcio nell’aria… vorrei spingerli via a calcagnate, fottuti sbarbatelli col cervello ottenebrato dagli ormoni, levatevi di mezzo e fatemi scrutare attraverso le vostre ditate sudaticce e le tracce di sperma quei segreti inestimabili, che per voi e per i vostri insegnanti sono solo fonte di noia e malessere.

Quant’è patetico stare lì davanti a youtube a masturbarsi fino alle lacrime su 2 foto sfocacciate fatte da Hubble alle lune di Plutone, mentre magari tra una manciata di secoli qualunque sfigato su Plutone c’avrà la seconda casa.

Vorrei essere nato più tardi. Anche solo di 5000 anni.

Sono momenti di acuta depressione, ma ho scoperto un trucco per venirne fuori.

Si tratta semplicemente di proiettare la mia frustrazione nel passato e trasformarla in gioia sadica. Sogghigno tra me pensando a Newton, Leibniz, Galileo, Poincaré, Hilbert… che si strapperebbero un braccio per poter dare una sbirciata a quei tomi di fisica e matematica che io lascio muffire sul più lontano scaffale del garage.

Formule, equazioni, intuizioni alla ricerca delle quali sublimi menti dei secoli scorsi si sono accanite invano consumando la loro vita e la loro sanità mentale. Eccole, sono tutte qua, adesso, proprio davanti ai miei occhi, e io ci disegno sopra i cazzetti con la biro.

Aaah, soddisfazione.

Dopodiché me ne vado a mangiare una crostatina e ne butto metà nel secchio solo per il gusto di pensare a quanto oggi, rispetto ai secoli bui e affamati del passato, sia ridicolmente facile procurarsi il cibo (di merda specialmente).

Sono una persona schifosa? Ecchissenefrega, bellini voi. Non giudicate e non sarete giudicati. Non guardate la pagliuzza nell’occhio di vostro fratello, pensate alla trave che c’avete in culo. E non mi rompete i coglioni che oggi non è aria1.

Nella foto: Einstein usava solo il 10%
del suo cervello. E si vede.

  1. Il Profeta sta passando un momento difficile, è inavvicinabile, beve più del solito, piange, grida, non si lava più. Specie per questo è inavvicinabile (N.d.Esegeta). []

Il Suicidio di Velio

scritto da Profeta Incerto
Mar 1

Aveva una Linea Della Vita così lunga che c'è inciampato ed è morto.

Velio decise di suicidarsi il diciannove aprile del settanta. Non aveva ancora vent’anni ma si odiava come se si conoscesse da molto di più.

Decise per sé la morte più atroce concepibile, una morte così lenta che a compiersi avrebbe impiegato l’intera sua vita. Velio impiegò tutta la vita a morire, mangiava, dormiva, faceva sport, sesso, viaggi, con quell’unica consapevolezza autodistruttiva, si svegliava la mattina e dedicava ogni istante al perfezionamento della propria morte, ascoltava il tempo alimentare la sua vecchiaia, la lenta corruzione molecola per molecola del corpo e delle sue funzioni, e non aveva ancora trent’anni.

Velio non fingeva di vivere, viveva eccome, viveva per nutrire il suo suicidio, per mantenere vivo il suo morire. A quarant’anni la sua terza moglie gli diede due figli, due maschietti sani e robusti come il papà.

Le sue imprese sono note a tutti ed è difficile immaginare una vita più ricca di glorie e di successi. Eppure l’unica potente emozione al termine di ogni giornata trascorsa tra lo svago e gli impegni era l’intima consapevolezza di trovarsi di un giorno più vicino alla morte.

Cinquant’anni, un numero straordinario di donne, un’irrefrenabile ascesa economica e politica, amici, amanti, figli, servi e lacchè, ovunque affetto o invidia, mai indifferenza. Vivere fino in fondo, in piena consapevolezza, era il prezzo che Velio pagava per morire al massimo.

La malattia arrivò alla soglia dei 70. Lottò a lungo, vi si oppose con tutte le sue forze al solo scopo di prolungare quell’agonia che si portava dentro da tutta la vita.

Visse altri 29 anni, il suo nome intitolava strade, scuole, generazioni di figli, una nuova galassia, i più prestigiosi premi artistici e scientifici.

Se ne andò un giorno di marzo, la sua salma restò esposta per mesi, e milioni di visitatori da tutto il mondo poterono commuoversi dinanzi alla miracolosa intensità del suo sorriso, che grigi dottori e scettici incalliti attribuivano a spasmi post-mortem.

A un anno esatto dalla morte fu scoperto il monumento funebre con la misteriosa epigrafe che Velio stesso aveva dettato nel suo testamento. Quelle parole causarono decenni di accaniti dibattiti, indagini inconcludenti e azzardate fantasie.

L’epigrafe diceva semplicemente: “perdonate l’insano gesto”.1

Nella foto: ho perso
tanti amici proprio così.

  1. Parabola tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.34 segg. []

La Macchina di Turing Overclockata

scritto da Profeta Incerto
Nov 30

Alan Turing intuisce il Problema della Fermata

Oggi tratterò un argomento un po’ “tecnico”, quindi chi non capisce alzi pure la mano, e con quella ci si attacchi ben bene al tram.

Tutti sapete che quest’anno si celebra il centenario della nascita di Alan Turing, quello famoso per la tesi di Church-Turing, per il Crucituring, per il Turing Club e naturalmente per le Macchine di Turing.

Una Macchina di Turing – semplificando fino alla trivialità – è il modello astratto di ogni computer possibile, il distillato matematico dell’idea di calcolatore: per funzionare prevede un programma e dei dati di input (come un pc) solo che i calcoli non li svolge su disco o su ram bensì su di un nastro unidimensionale virtualmente infinito.

E fin qui.

Secondo un’interpretazione comunemente ritenuta vera (la tesi di Church-Turing, che forse ho già nominato prima, ah sì, all’inizio) le Macchine di Turing rappresenterebbero nientemeno che il modello di ogni possibile procedura di calcolo, cioè – semplificando fino alla mortificazione – pure voi quando calcolate vi comportate come una Macchina di Turing.

Questo significa che se un problema di calcolo non è risolvibile da una Macchina di Turing non è risolvibile in generale, e se cominciate a percepire una lontana puzza di Gödel percepite bene.

C’è ancora qualcuno?

Meglio così.

Sfioriamo ora – semplificando fino all’ignominia – il cosiddetto Problema della Fermata, o dell’Arresto.

Supponiamo di voler provare a confutare un problemuccio di teoria dei numeri tutt’ora irrisolto: la congettura di Goldbach1. Come si fa? Si prende una bella Macchina di Turing, la si toglie dal cellophane, la si programma a modino2, la si mette in moto e, infine, si aspetta.

Se l’agognato controesempio esiste (un numero pari che non è somma di due primi) state sicuri che prima o poi la Macchina lo sputerà fuori. Il problema sorge se invece quel cazzo di numero non c’è, perché in tal caso la Macchina non ce lo dirà mai: semplicemente continuerà a cercarlo. Per sempre.

E non c’è modo di sapere prima se e quando verrà il momento di gettare la spugna.

– Io la spegnerei.

– Da quanti anni aspettiamo?

– Dodicimila. Dovrei anche andare in bagno.

– E se tra due minuti lo trovasse?

– E se non lo trovasse mai?

– Nel dubbio non ci resta che aspettare.

– Hai ragione. Per caso ti ricordi anche cosa stavamo cercando?

– No.

Viene da credere che per risolvere questo tipo di calcoli occorra avere a disposizione mooolto tempo, meglio ancora infinito.

Io invece penso che il tempo sia proprio l’ostacolo essenziale. Il punto è che ce n’è troppo.

Per questo propongo la Macchina di Turing Overclockata (MDTO). Si tratta di una Macchina di Turing che computa a velocità infinita: se quando poniamo un quesito alla MDTO quella ci si mette a pensare invece che dare immediatamente la risposta vuol dire che la risposta non c’è.

Il Problema della Fermata, limite fondamentale delle Macchine di Turing tradizionali, con la MDTO di fatto non si pone proprio.

Torniamo al nostro Goldbach: se un controesempio esiste la MDTO si fermerà istantaneamente, se invece la macchina prosegue a calcolare anche solo per un secondo possiamo concludere3 che non si fermerà mai, ovvero che la congettura di Goldbach è una verità matematica.

Ora, visto che un computer che calcoli a velocità infinita non ce l’abbiamo e probabilmente non lo avremo mai, che ce ne facciamo di tutte queste belle pippe? Ma è chiaro: le usiamo per azzardare una pippa ancora più spropositata, ovvero che laddove la velocità è infinita (o se preferite laddove non si dispiega il tempo) i problemi non computabili non sono più problemi4, ossia – semplificando fino alla transustanziazione – che fuori dal tempo si hanno tutte le risposte5.

Ok, quest’ultima l’ho sparata un po’ troppo avventatamente, ma…

Ehi, chi è che sghignazza là dietro?

Ah, sei tu Dio.

Nella foto: Turing intuì il Problema della Fermata
quando i vigili gli portarono via la macchina

(e Einstein che il tempo è relativo quando
gli si fermò l’orologio, e potrei continuare).

P.S.
Questo articolo partecipa alla cinquantaseiesima copiosa edizione del Carnevale della Matematica, ospitata da Leonardo Petrillo sul suo blog Scienza e Musica.

  1. Formulata nel 1742 e non ancora dimostrata, la congettura afferma che ogni numero pari maggiore di 2 può essere scritto come somma di due numeri primi. (N.d.Esegeta). []
  2. a) Prendi il primo numero pari non verificato, b) controlla se è somma di due numeri primi, c) se lo è passi al prossimo pari e torni al punto b. d) se non lo è ti puoi fermare, grazie. []
  3. Si tratta naturalmente di una conclusione non algoritmica, poiché non c’è una dimostrazione formale (N.d.Esegeta). []
  4. Tecnicamente i vantaggi di una Macchina del genere riguarderebbero “solo” i problemi cosiddetti semidecidibili, e non gli indecidibili – o non computabili (N.d.Esegeta). []
  5. Congettura del Profeta Incerto. []

La Chiesa ha Duemila Anni

scritto da Profeta Incerto
Set 13

Quanti anni ha Gesù Cristo?

L’autorità della Chiesa si fonda, oltre che sulla sua autorità, anche sulla sua antichità.

La cristianità infatti esiste da più di duemila anni.

Un sacco di tempo, no?

Beh, no.

Ma proprio no, per niente proprio.

Duemila anni sono veramente un cazzo di uno sputo di niente.

Se duemila anni vi sembrano tanti che mi dite allora dei cinque miliardi di anni terrestri prima di Gesù? E dei dieci miliardi di anni che separano il Big Bang dalla formazione della Terra?

Dinanzi a cotali cifre la storia cristiana svanisce semplicemente1.

Da buoni cristiani mi obietterete che no, non è che Gesù è nato duemila anni fa quando è stato partorito da Maria, Egli c’era già fin da prima di tutti i secoli, in quanto da sempre unito e consustanziale2 a Dio Padre e allo Spirito Santo nella Santissima Trinità.

La domanda legittima è piuttosto un’altra: che ha fatto Gesù Cristo per tutto quel tempo?

Ho la sensazione che l’intera faccenda sia legata a qualche antica frizione all’interno della stessa Trinità.

FIGLIO
Padre, scusa per quello che ho detto prima.

PADRE
In fondo mi permetti di rodarmi col perdono.

FIGLIO
Nessun rancore allora?

PADRE
Ti sembro il tipo? Figliolo, adesso che ho creato l’universo ho deciso di mandarti sulla Terra.

FIGLIO
Che bello, preparo le mie cose e… Terra?

PADRE
Sì.

FIGLIO
Dov’è?

PADRE
Non c’è.

FIGLIO
Oh.

PADRE
Non esiste ancora, devi pazientare un po’.

FIGLIO
Nessun problema.

PADRE
Devi pazientare quindici miliardi di anni.

FIGLIO
Quindici miliardi di anni?

PADRE
Tempi tecnici.

FIGLIO
Perché, perché fai così? Lo sanno tutti che ti basterebbe solo volerlo e in un attimo… Scusa ti stavo di nuovo contestando. Magari intanto faccio la valigia, ok? Quanto tempo dici che starò fuori?

PADRE
33 anni.

FIGLIO
Intendi miliardi di anni, vero?… No? Milioni?

PADRE
33 anni.

FIGLIO
Devo aspettare 15 miliardi di anni per stare sulla Terra 33 anni?

PADRE
Naturalmente non ci vai per divertirti ma per lavorare.

FIGLIO
Altro?

PADRE
Sai cos’è una crocifissione?

SPIRITO SANTO (dal tinello)
A tavola!

Saranno certi preconcetti freudiani sul rapporto coi genitori, ma io non me la figuro per niente una convivenza facile.

Dunque, che dicevo sui duemila anni? Ah sì, che sono un cazzo, l’ho già detto all’inizio, bene, allora a posto così.

Nella foto: confronto visivo tra la linea temporale universale e
quella della “antica” Chiesa Cristiana (ingrandita
1.000 volte, sennò neanche si vedeva).

 

  1. E più in generale quella umana tutta, ma rimaniamo sul pezzo. []
  2. Per motivi fiscali. []

Big Bang… Sssh!

scritto da Profeta Incerto
Apr 13

Per quanto ne sappiamo quella roba che chiamiamo “tempo” ha iniziato a esistere col cosiddetto Big Bang.

Chiedersi cosa c’era prima del Big Bang non ha senso, perché non esiste nessun “prima del Big Bang”1.

A essere scrupolosi non si dovrebbe neanche dire “prima del Big Bang”, si dovrebbe iniziare la frase direttamente da “Big Bang”.

Ve lo ricordate il Big Bang? Dovreste, visto che c’eravate.

C’eravamo tutti, io, voi, Manuela Arcuri, Hitler, il cane di Hitler, il Sole e i cinesi. L’energia e/o la materia di cui siamo fatti viene da là e là c’era 13 miliardi di anni fa, miliardo più miliardo meno.

Mi correggo. Ho detto là. Volevo dire qui.

Perché il Big Bang non è accaduto lì, là o laggiù, ma per l’appunto qui, dato che esso conteneva tutto lo spazio e tutti i luoghi conosciuti e sconosciuti, compreso dove finiscono i cinesi morti.

Io il Big Bang me lo ricordo bene. C’è una domanda che mi pongo da allora: quanto dura il Big Bang?

Dopo averci meditato a luuungo ho deciso che le risposte possibili sono due, vedetevela voi:

  1. il Big Bang corrisponde esattamente al primo istante del nostro universo, e lì si è concluso;
  2. il Big Bang non è ancora finito e la sua durata coincide con l’attuale età dell’universo.

Bah.

Comunque, è un’altra la cosa che più mi impressionò del Big Bang.

Con tutta la sua squassante onomatopea, fu l’immenso… ancestrale… spaventoso… grottesco SILENZIO in cui accadde.

Brrr.2

Nella foto: come i documentari scientifici
rappresentano acusticamente il Big Bang.
E come invece dovrebbero farlo.

  1. E’ come chiedersi chi ha creato il creatore: non si può. []
  2. In realtà l’origine dell’universo è accompagnata dall’emissione di onde sonore, ma a una frequenza venti volte al di sotto della soglia di udibilità umana. Insomma un “bang”, ma col silenziatore. (N.d.Esegeta). []

Racconto di Fantascienza

scritto da Profeta Incerto
Mar 9

Questa storia si svolge nel futuro.
Per questo motivo, al momento, non se ne sa ancora un bel niente.
Provate a rileggerla più tardi, magari vi va meglio.

Nella foto: ho detto più tardi.


Quanto manca alla Scienza?

scritto da Profeta Incerto
Mar 2

Il Posto delle Fragole - Bergman, 1957

Ogni giorno cresce la scienza. Lì si scopre una particella, là si aggiusta una formula, laggiù si azzarda una teoria. Certo per ogni risposta conquistata si spalancano nuove domande, così oggi ne sappiamo più di ieri, domani meno di oggi, dopodomani staremo a vedere.

Con quest’andatura balorda pur s’avanza l’umano scibile.

Ma quante cose restano da conoscere?

Com’è noto, fedeli e fedelesse, personalmente sono dell’idea che non si può sapere tutto, perché quanto più ci avviciniamo ai fondamenti dell’esistente tanto più le nostre domande perdono di aderenza con la realtà1.

Però, ecco, nell’ambito di ciò che è alla nostra portata, quanto ci resta ancora da indagare?

Quanto manca alla fine della scienza, o della matematica, o della filosofia? Che percentuale del nostro massimale di conoscenza abbiamo raggiunto fin qui?

Il 20%?

Il 65?

Lo 0,2?

No, così, chiedo.

Nella foto: al posto delle fragole
oggi prendo l’abbacchio, grazie.

  1. Fare una domanda, per esempio, presuppone la causalità e il tempo. Quando questi requisiti iniziano a saltare si possono ancora fare domande? Bella domanda. []

Invito alla Lettura

scritto da Profeta Incerto
Giu 17

LIBRI

Il libro è una delle più prodigiose invenzioni dell’Uomo1. Il libro è anzitutto un contenitore di pensieri, ma a ben guardare è soprattutto una macchina del tempo che permette di realizzare un collegamento telepatico spazio-temporale fra l’autore e il lettore.

Sento che vi state chiedendo: come?

Semplice, il libro ha la capacità di trasferire i pensieri che l’autore ha fissato su carta (o su bit) direttamente nella mente del lettore.

Per esempio adesso, leggendo, voi state pensando esattamente le stesse parole che sto pensando io mentre scrivo. Io e voi, in questo momento, stiamo recitando insieme questo mio pensiero.

Altro esempio: quando poco fa ho detto “sento che vi state chiedendo: come?” è perché in quel preciso momento, leggendo, vi stavate chiedendo come. Ecco, ve lo siete appena chiesto di nuovo.

Oh, questo fenomeno portentoso si verifica leggendo non solo il Profeta Incerto ma anche, che ne so Dante, Poe, Borges, Heinlein, Bourbaki e tutti quanti gli scrittori vivi e morti attraverso i secoli2.

Ma torniamo a me.

Sfogliare questo blog è un po’ come scorrere avanti e indietro nel tempo il filo dei miei pensieri, ma il bello è che io non so come va a finire.

Mentre voi che leggete dal futuro potete agilmente verificare ciò che scriverò tra un mese, tra un anno o tra mille anni, io in questo momento non so neanche come finirò di riempire questa pagina.

Ecco evocata la seconda impagabile abilità di un libro, quella di poter rendere subito disponibile, adeguatamente riassunto, l’intero percorso esistenziale di un poeta, di un filosofo, di uno scienziato, e anche il vostro3.

In un arco di tempo riducibile financo a una manciata di secondi uno può leggersi le conclusioni che un individuo ha maturato con una vita intera di riflessioni.

Pensate a quanto tempo risparmiato, visto che la maggior parte delle idee che nel corso della vita vi parrà di sviluppare per primi sono certamente già state ideate, sviscerate, pubblicate e infine rinnegate da qualcun altro prima di voi.

Mi sovviene il claim per un efficace invito alla lettura, le casi editrici o le agenzie pubblicitarie interessate mi contattino pure tramite bonifico bancario:

Stressato uomo del 2000, non hai più tempo per pensare?
Approfitta dei pensieri altrui e comprati un cazzo di libro.

Toh, chi l’avrebbe detto che finivo così.

Nella foto: libri importanti libri importanti4.

  1. In realtà parlerò della scrittura in generale, però il libro, insomma, vuoi mettere, quant’è più evocativo. []
  2. Il Profeta tralascia il caso dell’intermediazione di un traduttore/adattatore, non ritenendola evidentemente degna complicazione, o forse proprio perché sì (N.d.Esegeta). []
  3. Si chiama antologizzazione, è dove finiscono gli autori morti. []
  4. Sento che hai un déjà-vu. Sento che hai un déjà-vu. []

Credo in un solo Nulla

scritto da Profeta Incerto
Mar 12

Nulla (il) è più grande di Dio

Non per ripetermi – oppure sì, per ripetermi – ma quello di Nulla è il concetto più estremo che la nostra mente possa lambire, l’ultima frontiera della ragione umana.

Molti di voi – moltissimi – obbietteranno che sono ben altre le idee inafferrabili a causa della loro mostruosa enormità: Dio, la Totalità degli Universi, l’Infinito…
sì, sì, vabbè, sciocchezzuole, cazzatine per adolescenti.

Nulla è come il Nulla.

Il Nulla è la cosa più inconcepibile che si possa non concepire, è l’antimateria dell’Essere, l’alternativa ontologica suprema, è il piccolo buco nero che si nasconde in fondo al nostro cervello, è il corto circuito violento del principio di non contraddizione: per essere deve non essere; c’è se e solo se non c’è.

Quando Leibniz si domanda “Perché esiste qualcosa invece che nulla?” si riferisce proprio a Lui, alla condizione perpetua di totale assenza di qualunque cosa: nessun oggetto, nessun concetto (compreso quello di Nulla), nessuna consapevolezza, nessun dio, nessuno spazio, nessun tempo, nessuna matematica, e infine nessuna possibilità che una sola di queste cose possa mai esistere.

Pausa. Fai vedere che c’è qua… mmm, crema di whiskey. Meglio di niente.

Che si diceva?

Di ogni cosa al mondo potete fantasticare che sparisca: cani, gatti, cavalli, cavalieri, superalcolici, ecc.

Ora, senza farvi male, immaginatevi che sparisca il Nulla.

Se dal Nulla si sottrae il Nulla non rimane Nulla, quindi rimane il Nulla1.

Boing.

Cos’è?

E’ il suono della ragione che rimbalza.

Perché non c’è nient’altro là sotto. Almeno non per noi. Potessimo affacciarci oltre quella soglia vedremmo, forse, i segreti dell’impossibile tempo prima del tempo, dell’insensato spazio oltre lo spazio, dell’assurda causa prima della prima causa2.

Ma allora, riepilogando, che ce ne facciamo di questo benedetto Nulla?

Boh, che ne so, intanto potete usarlo per dire ai vostri amici monoteisti che nella scala dei fondamenti ci sono cose che stanno prima di Dio. Anzi, se pure lui sentisse di dover pregare un’entità a sé soprannaturale, state certi che Dio adorerebbe il Nulla3.

Nella foto: (il) Nulla è più grande di Dio.

  1. Ancora un goccetto… []
  2. Non dico che da quella soglia non ci si possa affacciare, solo non attraverso la ragione. E non aggiungo altro perché mi brucia lo stomaco. []
  3. A meno che Dio non sia il Nulla, ma l’ho buttata lì. (N.d.Esegeta). []