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Articoli Taggati ‘Vita’

Il Viaggio

scritto da Profeta Incerto
ott 3

Fagiomino Esploratore - by Gaia Bracco

Il soggetto dell’opera soprastante è il celebre Fagiomino dell’artista Gaia Bracco.
Il soggetto della sottostante parabola1 è Mario.

Buona lettura e meditazione.

Accantonata che ebbe la vita, Mario si dedicò finalmente all’esplorazione di nuove esperienze.

Dapprima divenne Supervivo, e poté contemplare l’universo attraverso la Coscienza Totale della Visione Esterna.

Indagò Spazio, Numero e Sostanza finché ogni loro possibile combinazione gli sembrò banale.

Scavalcata dunque la cognizione di Dio riuscì a estendere la sua ricerca.

Congetturò a lungo sulla natura dell’Infinito Ulteriore, compose e sperimentò nuove costanti, scisse in modi inediti l’Unità Primordiale – emanandone espressioni sorprendenti – conobbe consimili e si accoppiò con essi generando multiversi.

Crebbe ancora in su, e si liberò di ogni appiglio nell’Esistente, irrise il concetto di Assoluto, poi quello di Oggetto, poi quello di Concetto.

Superato il discrimine del Sé fu stessa Contemplazione, giocò a forgiare Logiche Supercomplete, assorbì le Metamatematiche Prime dell’Iperunico.

Ancora salì, fino a discernere i Fondamenti del Nulla.

Quivi si riposò un poco.

​Nuovamente avanti si spinse, scoprì il suo stesso avanzare attribuzione di un ciclo Omega-referenziale, forzò esso fino all’incausalità e trascese ancora.

Molto oltre è giunto Mario da allora, e il suo viaggio non è terminato.

Ma le mie parole non toccano lassù.

Nella foto: ci sono più cose
in cielo e in terra che in tutt’e due.

  1. Tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.44. []

La Vera Vita

scritto da Profeta Incerto
ago 26

Vai con Dio. Dove sai te.

Sarà l’abitudine sarà la pigrizia sarà quel che sarà, ma noi cristiani tendiamo a dimenticarci che questa qua non è la vera vita.

Questa è una roba che Dio ha frettolosamente imbastito, in sei o sette giorni, all’unico scopo di poter stabilire sulla base della nostra condotta morale chi merita di entrare nel Suo strafighissimo regno a inviti: il Paradiso.

È di là che si svolge la vera vita, quella eterna, felice, beata, perfetta, ecc.

Dopo il primo millennio di Paradiso neanche ve li ricorderete più questi pochi decenni di esistenza precaria e caotica.

Unico e solo scopo di questa vita dev’essere quello di arruffiana… di convincere Dio di essere meritevoli della Sua grazia, non c’è nient’altro quaggiù cui valga la pena appigliarsi.

Ora, è chiaro che Dio potrebbe con uno schiocco di dita abolire questa ridondante e un po’ fuorviante “doppia vita”, tutto questo meccanismo barocco1 di premi e punizioni ultraterrene, potrebbe abrogare il male e quella sòla del libero arbitrio, potrebbe addirittura eliminare in toto questa pagliacciata del giudizio, che tanto essendo onnisciente lo sa già da prima chi si danna e chi si salva, no?

Che stavo dicendo…

Ah, sì, il fatto che Dio potrebbe semplificare tutto questo apparato2 anche se per motivi suoi non lo fa, non ci autorizza a fare finta di niente ed attaccarci a questa vita come cozze.

Chi persegue la felicità in questo mondo rischia quella eterna, perché la cosiddetta felicità terrena è insidiata dalle tentazioni e pericolosamente contigua al peccato. Del resto – tanto per ripeterlo un’altra volta – Dio non ci ha messo a questo mondo per renderci felici ma solo per testarci, per vedere se la felicità ce la meritiamo.

Se ci voleva subito felici ci teneva direttamente nell’altro mondo.

Quando Dio desidera la piena felicità per qualcuno lo ammazza e se lo porta di là. Chiaro?

Perciò fatemi una cortesia: smettetela di pregare perché i vostri cari vivano a lungo, egoisti di merda, se volete davvero bene a qualcuno pregate affinché Dio lo faccia schiattare e se lo porti il prima possibile in Paradiso.

E se proprio ci tenete a non separarvene, pregate Dio che vi faccia schioppare pure a voi così la finite di buttare il tempo quaggiù e ve ne andate belli tutti e due (a fare) in gloria.

La morte non è la fine, è il principio. La vita non comincia a 40 anni, non comincia a 50, né a 80, la vita comincia quando finisce.

Un moribondo non va cristianamente consolato dicendo “andrà tutto bene, il Signore ti guarirà” bensì “prego che tu possa morire schiantato subito”.

E sorridi, imbecille, c’hai tutta la morte davanti.

 

Nella foto:
Comportati come si deve,
che si muore una volta sola.

 

  1. E un po’ gay, suvvia, diciamolo. []
  2. Se Dio è libero avrà pur facoltà di cambiare idea, no? Per esempio, toh, il giudizio universale potrebbe aver deciso che non si fa più. Tanto chi gli dice niente. []

Il Suicidio di Velio

scritto da Profeta Incerto
mar 1

Aveva una Linea Della Vita così lunga che c'è inciampato ed è morto.

Velio decise di suicidarsi il diciannove aprile del settanta. Non aveva ancora vent’anni ma si odiava come se si conoscesse da molto di più.

Decise per sé la morte più atroce concepibile, una morte così lenta che a compiersi avrebbe impiegato l’intera sua vita. Velio impiegò tutta la vita a morire, mangiava, dormiva, faceva sport, sesso, viaggi, con quell’unica consapevolezza autodistruttiva, si svegliava la mattina e dedicava ogni istante al perfezionamento della propria morte, ascoltava il tempo alimentare la sua vecchiaia, la lenta corruzione molecola per molecola del corpo e delle sue funzioni, e non aveva ancora trent’anni.

Velio non fingeva di vivere, viveva eccome, viveva per nutrire il suo suicidio, per mantenere vivo il suo morire. A quarant’anni la sua terza moglie gli diede due figli, due maschietti sani e robusti come il papà.

Le sue imprese sono note a tutti ed è difficile immaginare una vita più ricca di glorie e di successi. Eppure l’unica potente emozione al termine di ogni giornata trascorsa tra lo svago e gli impegni era l’intima consapevolezza di trovarsi di un giorno più vicino alla morte.

Cinquant’anni, un numero straordinario di donne, un’irrefrenabile ascesa economica e politica, amici, amanti, figli, servi e lacchè, ovunque affetto o invidia, mai indifferenza. Vivere fino in fondo, in piena consapevolezza, era il prezzo che Velio pagava per morire al massimo.

La malattia arrivò alla soglia dei 70. Lottò a lungo, vi si oppose con tutte le sue forze al solo scopo di prolungare quell’agonia che si portava dentro da tutta la vita.

Visse altri 29 anni, il suo nome intitolava strade, scuole, generazioni di figli, una nuova galassia, i più prestigiosi premi artistici e scientifici.

Se ne andò un giorno di marzo, la sua salma restò esposta per mesi, e milioni di visitatori da tutto il mondo poterono commuoversi dinanzi alla miracolosa intensità del suo sorriso, che grigi dottori e scettici incalliti attribuivano a spasmi post-mortem.

A un anno esatto dalla morte fu scoperto il monumento funebre con la misteriosa epigrafe che Velio stesso aveva dettato nel suo testamento. Quelle parole causarono decenni di accaniti dibattiti, indagini inconcludenti e azzardate fantasie.

L’epigrafe diceva semplicemente: “perdonate l’insano gesto”.1

Nella foto: ho perso
tanti amici proprio così.

  1. Parabola tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.34 segg. []

Contronatura

scritto da Profeta Incerto
giu 28

L'anagramma di roma pride è: "ardo, premi."

Sant’Agostino definisce l’omosessualità “contro natura” giacché essa è contraria allo scopo ultimo dell’impulso sessuale, che è naturalmente la procreazione.

Anche Carlo Giovanardi1 sicuramente ne conviene.

Ora, l’argomento non farebbe una grinza, se non fosse che l’omosessualità pare sia frequente anche tra gli animali.

E a loro proprio “contro natura” non glielo puoi dire2.

Piuttosto, ci sarebbe un’altra pratica – questa sì esclusivamente umana – che può propriamente definirsi contro natura, dato che rappresenta la più estrema devianza da ogni principio di conservazione della specie, il supremo, arbitrario disprezzo della forza generatrice che sottende il creato.

La castità.

Mamma mia… quella gente è così contro natura che a me, a Sant’Agostino e a Giovanardi ci vengono i conati solo a parlarne.

Nella foto: dopo che un gay si è operato
che fine fa il suo pisello?

  1. Un politico italiano che parlava solo di froci. []
  2. Può la natura essere contro natura? []

Siamo tutti Immortali

scritto da Profeta Incerto
ago 27

Finché c'è vita...

Mi scrive Marco chiedendomi se sono immortale:
.

Per la verità siamo tutti immortali, finché non si muore.

Può sembrare una battuta scema (come tua sorella) e invece no. Come fai a essere sicuro di non essere immortale se non sei mai morto?

Verificare la non-immortalità di qualcuno è molto semplice: basta attendere che muoia, oppure ucciderlo1.

Viceversa è molto più complicato, o meglio è impossibile, avere certezza della sua immortalità.

La condizione di immortalità potrà infatti essere verificata solo alla fine.

Alla fine di cosa?

Boh, che ne so, del mondo, dei tempi, della possibilità del morire.

Fosse anche l’ultimo a sopravvivere dopo che l’intera umanità se n’è andata estinta, che ne sappiamo che quello non se ne muore per i fatti suoi dopo un paio di settimane? Tanto chi c’è lì a controllare? Un cane di nessuno, grazie, sono tutti estinti.

Per questo motivo2 dichiaro che chiunque, finché non muore, ha diritto di proclamarsi immortale. Ed io qui lo proclamo! Di me e di voi, fedeli discepoli!

Ci sono molti luoghi comuni da sfatare su noi immortali, ma è ancora estate e ne parliamo un’altra volta. Tanto c’è tutto il tempo.

Nella foto: finché c’è vita
c’è speranza di non morire.

  1. L’argomento è astratto e prescinde da implicazioni etiche e/o penali. Non potete credere quant’è importante specificarlo. []
  2. Quale, esattamente? (N.d.Esegeta). []