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Meritocrazia Vs Mignottocrazia

scritto da Profeta Incerto
apr 28

Olivetto Lettera 22

Facciamo finta che possedere un lavoro sia, di per sé, una cosa desiderabile.

Immaginiamo ora anche un’altra situazione ipotetica: io sono un ricco imprenditore che ha bisogno di una segretaria di bella presenza, metto un annuncio e mi si propongono a colloquio 10 giovani candidate.

La meritocrazia è quel sistema di valori per cui, delle 10 candidate, scelgo quella che parla meglio inglese, che ha il curriculum più appropriato, che batte più veloce al computer, che conosce Office, e così via.

La mignottocrazia è quel sistema per cui do il lavoro a quella che durante il colloquio mi fa un pompino – scusate il burocratese.

Battezzata guardacaso in Italia1, la mignottocrazia2 alle volte è causa di scandalo, come se il sesso in cambio d’altro fosse una roba nuova o strana:

- Sai, ho sentito di una che ha fatto sesso in cambio di denaro e/o favori.
- Nooooooooooo!

In Italia chi è disposto a certi compromessi arriva sempre più su e sempre prima, a discapito di quelli bravi che se lo meritavano loro.

E intanto la società s’imbarbarisce, la cultura s’avvizzisce, lo studioso s’incupisce.

Non c’è dunque futuro lavorativo per chi pratica la conoscenza e l’impegno? I meritevoli sono una categoria condannata dalla selezione darwiniana?

No, macché. Quando il numero di quelli disposti a dare sesso in cambio di lavoro supererà una certa soglia di saturazione, mignottocrazia e meritocrazia insieme riveleranno un inedito e virtuoso bilanciamento.

Se 10 su 10 potenziali segretarie sono disposte a dartela durante il colloquio di lavoro finisce infatti che, in mancanza di altri criteri, scegli quella che dattilografa meglio.

Gli italiani, che quella soglia ce l’hanno dietro l’uscio, costituiranno l’avanguardia di una nuova fulgida utopia mignotto-meritocratica, e per di più direi senza meritarselo!

Per partecipare inviate cv con foto a [email protected]

Nella foto: consiglio ai giovani:
imparate a battere.

  1. Il divertente neologismo è di Paolo Guzzanti, noto creatore di comici. []
  2. In realtà l’accezione di Guzzanti è un po’ diversa ma insomma, vabbè. (N.d.Esegeta) []