Crea sito

Articoli per la categoria ‘Domande Fondamentali’

La Decima di Beethoven

scritto da Profeta Incerto
dic 28

 

Per consolare qualcuno dopo un lutto noi cristiani si usa dire cose del tipo “coraggio, anche se è morto, tuo padre / nonno / zio ti starà sempre accanto“.

Mmm…

Non so, se io fossi ancora io dopo essere morto col cazzo che me ne starei tutto il tempo dietro ai miei parenti. Dico, ci sarà qualcosa di meglio da fare nell’aldilà, o no?

Anche solo, banalmente, continuare quel che amavamo fare da vivi.

Per esempio, se Beethoven sta continuando a esistere da qualche parte, è pensabile che non abbia composto la sua decima, undicesima, dodicesima sinfonia?

Può il paradiso di Beethoven essere qualcosa di diverso da un luogo dove comporre musica in eterna letizia?

Allo stesso modo è pensabile che Fellini e Kubrick non abbiano girato altri film? Che Thomas Mann, Flaubert, Kafka1, Calvino, Rodari e Buzzati non abbiano scritto altri capolavori inediti? E chissà quali nuove battute avranno ideato Groucho Marx, Marcello Marchesi e Bill Hicks? E cosa avranno scoperto Einstein, Heisenberg e Galilei sulla fisica dell’aldilà?… Ecc. ecc. ecc.

Nella foto: Ascolta “The Fossa Comune’s Riot” di Wolfgang Amadeus Mozart,
fantasia per Protracker improvvisata in Paradiso nei
primi anni Novanta su un Amiga 500.

  1. Ah no, Kafka è all’inferno. []

Il Gioco dei Perché

scritto da Profeta Incerto
apr 9

Get Adobe Flash player

 

Paradosso della Ragione Umana: se
non c’è
un perché, ci dev’essere un perché.
(P. Incerto)

Ai bambini piace domandare perché: perché questo, perché quello, perché là, perché qua, perché su, perché giù…

Per sfogare questo dirompente impeto conoscitivo che dopo qualche minuto di tenera accondiscendenza rompe invero rapidamente i coglioni, gli adulti possono ricorrere al cosiddetto “Gioco dei Perché”.

Funziona così: si prendono due bambini particolarmente dotati nel gratinare le gonadi e si mettono uno di faccia all’altro; il primo comincia domandando il perché di una qualsiasi cosa; qualunque risposta ottenga chiederà il perché di quella risposta, poi il perché della risposta al nuovo perché e così via. Quando l’altro non sa più cosa rispondere passa il turno. Il gioco finisce quando i due si accasciano al suolo privi di forze.

C’ho messo qualche anno per capirlo ma il gioco dei perché è uno degli strumenti filosofici più potenti che esistano.

Il suo inesorabile incalzare potenzialmente senza fine1 dimostra in maniera intuitiva e senza ricorso ad argomenti encefalici che… mmm, vediamo un po’… sì, che tutta la conoscenza umana non ha alcun fondamento razionale.

Per non dilungarmi in esempi barbosi ho ideato il piccolo chatbot2 qua sopra, sapientemente modellato a mano nei bit dal prezioso Colapsydo (richiede Flash player).

E’ sufficiente inserire nella stringa una vostra certezza di qualunque genere: matematica, scientifica, religiosa, finanziaria, sessuale e il programma, attraverso un sofisticato algoritmo basato sul dialogo con un bambino di quattro anni, vi mostrerà in pochi colpi che quella che voi giudicavate una verità assoluta è invece assolutamente priva di visibili fondamenta, il che badate bene non significa che non ce le abbia, ma solo (solo) che non sono alla portata della nostra Ragione.

Qual è il Senso della Vita?… C’è Dio?… Perché esiste qualcosa anziché niente?…

Quali che siano le Risposte a queste domande fondamentali (e a tutte le altre) il Gioco dei Perché dimostra che esisteranno sempre altre domande, ovvero, in altre parole, che non possono esistere Risposte Definitive.

Bum.

E quindi?

(E quindi cosa?)

Ah, sì… E quindi, cari adulti raziocinanti, siete sicuri di non essere voi quelli che giocano, mentre i bambini in realtà fanno alta filosofia?

Mi faranno notare i più cagaca… puntigliosi, che il suddetto chatbot manifesta seri problemi linguistici, ma li manifestano anche i bambini di quattro anni, e se è per questo pure quelli di trentaquattro, quindi per favore smettetela di caga… di puntigliare3.

Nella foto: il Gioco dei Perché
(o Generatore di Incertezza,
che
come nome mi piaceva pure).

  1. Si tratta effettivamente di un tipico regresso all’infinito (n.d.Esegeta). []
  2. Un simulatore di conversazione, ce ne sono a centinaia sul web, alcuni di valore storico come Eliza di Joseph Weizenbaum (n.d.Esegeta). []
  3. Il cazzo. []

dic 5

Puoi rispondere NO a questa domanda?

Ok, per quanto simpatica è solo l’ennesima variante del paradosso del mentitore, per cui il titolo del post è solo una frode chiassosa e volgare per attrarre visitatori occasionali che neanche alla Sagra del Calcestruzzo di Madonna dei Fornelli (BO). Ma ormai è andata così.

Nella foto: venghino siori fumatevi
con noi la donna cannone.


Pellegrinaggio all’incontrario

scritto da Profeta Incerto
ott 30

Lourdes - Madonna allagata

Ma, dico io, non sarebbe più buono e più giusto se invece che costringere anziani e malati di tutto il mondo ad affrontare le fatiche e i disagi del pellegrinaggio, la Madonna si facesse lei il giro casa per casa dei fedeli sofferenti?1

Nella foto: Lourdes allagata,
3 morti, 2 feriti, 1 resuscitato.

  1. Dlin dlon. Chi è? La Madonna. []

Contronatura

scritto da Profeta Incerto
giu 28

L'anagramma di roma pride è: "ardo, premi."

Sant’Agostino definisce l’omosessualità “contro natura” giacché essa è contraria allo scopo ultimo dell’impulso sessuale, che è naturalmente la procreazione.

Anche Carlo Giovanardi1 sicuramente ne conviene.

Ora, l’argomento non farebbe una grinza, se non fosse che l’omosessualità pare sia frequente anche tra gli animali.

E a loro proprio “contro natura” non glielo puoi dire2.

Piuttosto, ci sarebbe un’altra pratica – questa sì esclusivamente umana – che può propriamente definirsi contro natura, dato che rappresenta la più estrema devianza da ogni principio di conservazione della specie, il supremo, arbitrario disprezzo della forza generatrice che sottende il creato.

La castità.

Mamma mia… quella gente è così contro natura che a me, a Sant’Agostino e a Giovanardi ci vengono i conati solo a parlarne.

Nella foto: dopo che un gay si è operato
che fine fa il suo pisello?

  1. Un politico italiano che parlava solo di froci. []
  2. Può la natura essere contro natura? []

Quanto manca alla Scienza?

scritto da Profeta Incerto
mar 2

Il Posto delle Fragole - Bergman, 1957

Ogni giorno cresce la scienza. Lì si scopre una particella, là si aggiusta una formula, laggiù si azzarda una teoria. Certo per ogni risposta conquistata si spalancano nuove domande, così oggi ne sappiamo più di ieri, domani meno di oggi, dopodomani staremo a vedere.

Con quest’andatura balorda pur s’avanza l’umano scibile.

Ma quante cose restano da conoscere?

Com’è noto, fedeli e fedelesse, personalmente sono dell’idea che non si può sapere tutto, perché quanto più ci avviciniamo ai fondamenti dell’esistente tanto più le nostre domande perdono di aderenza con la realtà1.

Però, ecco, nell’ambito di ciò che è alla nostra portata, quanto ci resta ancora da indagare?

Quanto manca alla fine della scienza, o della matematica, o della filosofia? Che percentuale del nostro massimale di conoscenza abbiamo raggiunto fin qui?

Il 20%?

Il 65?

Lo 0,2?

No, così, chiedo.

Nella foto: al posto delle fragole
oggi prendo l’abbacchio, grazie.

  1. Fare una domanda, per esempio, presuppone la causalità e il tempo. Quando questi requisiti iniziano a saltare si possono ancora fare domande? Bella domanda. []

Semidei in provetta

scritto da Profeta Incerto
dic 24

Presepiopio

Perché la Chiesa è contraria alla fecondazione artificiale quando Dio stesso l’ha usata per mettere incinta Maria?

Nella foto: del tema dell’incesto ne parliamo
il Natale prossimo. Tanti auguri a tutti!


Casi Incasinati di Causalità

scritto da Profeta Incerto
apr 11

Se ogni Effetto ha una Causa, e ogni Causa è differente dal suo Effetto, la Causa che ha causato l’Effetto che ogni Effetto abbia una Causa può dunque essere incausata?


Il Principio di Esistenza Obbligatoria

scritto da Profeta Incerto
mag 15

Esiste un x tale che x non esiste

Parecchi anni fa disquisivo con un saggio indiano1 su una delle Domande Fondamentali più profonde, forse la più profonda concepibile da qualsivoglia essere senziente. La domanda è questa:

Perché esiste qualcosa anziché nulla?2

Per capire quanto sia vertiginoso il quesito chiudete gli occhi e fate questo esperimento: provate a visualizzare che voi stessi, quello che vi circonda, l’universo intero, lo spazio, il tempo, e ovviamente Dio, ecco immaginatevi che tutto questo non sia mai esistito.

Coraggio, respirate e provateci, io intanto mi rollo un cannone.

. . .

Ok, basta così.

Se ad un certo punto avete avuto la sensazione come di un gigantesco effetto Larsen mentale, come se un improvviso TIR neuronale con gli abbaglianti sparati avesse deciso di precipitarvi addosso costringendovi a scagliarvi immediatamente via dalla strada pena la perdita della vita o della sanità mentale, allora congratulazioni: avete raggiunto l’esperienza mistica che alcuni eletti realizzano quando tentano di immaginare il nulla3.

Ad ogni modo, parlavo con questo indiano4 quando lui osservò che la risposta all’arcano quesito si trova nel concetto stesso di “nulla”:

il nulla è qualcosa (!) che per definizione non esiste5, ne segue che tutto ciò che esiste non può non esistere.

Ovvio, no?

In altri termini: se definiamo il nulla come tutto ciò che non esiste, allora tutto ciò che non è il nulla deve esistere per forza.

Chiaro.

Insomma: la possibilità che ciò che esiste non esista non esiste – vabbè era meglio come l’ho detto prima.

In definitiva la risposta a perché esiste qualcosa anziché nulla? E’ perché il nulla in quanto tale non esiste, quindi tutto deve esistere necessariamente.

Il saggio indiano6 lo chiamava “Principio di Esistenza Obbligatoria” e ne andava orgoglioso come se fosse un’importante scoperta logica, invece che una cazzata.

Del nulla parleremo ancora e approfonditamente. E’ incredibile quante cose ci siano da dire sul nulla7.8

Nella foto: “qualcosa non esiste”
(esiste un x tale che x non esiste)

P.S.
Questo articolo partecipa al ventiseiesimo Carnevale della Matematica ospitato da Gianluigi Filippelli sul blog Scienze Backstage.

  1. Non mi ricordo come si chiamava, faceva il perito informatico a Pisa. []
  2. Leibniz? (N.d.Esegeta). []
  3. La guardia medica parlò di una blanda crisi di panico da agorafobia (N.d.Esegeta). []
  4. Aveva pure una sorella discreta… Alessia? No, macché Alessia… []
  5. Parmenide? (N.d.Esegeta). []
  6. Qualcosa tipo Meeda, Meera, Meena… Forse c’ho ancora il numero, di là. []
  7. Non ci sono un po’ troppe note a questo giro? []
  8. Sì. (N.d.Esegeta). []

L’indovinello del Cappellaio Matto

scritto da Profeta Incerto
feb 14

Cappellaio Matto - Tenniel

Cappellaio Matto: – Che differenza c’è tra un corvo e una scrivania?

Profeta Incerto: – Nessuna.

Nella foto: l’unico originale e solo
Cappellaio Matto (quello di Tenniel).

P.S.
Dedicato al Carnevale della Matematica n.22 (‘o pazzo), iniziativa che vi esorto a seguire e alla quale non partecipo perché si potrebbero accorgere che non so fare le divisioni.