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Articoli per la categoria ‘Filosofia’

Macedonia Demoniaca

scritto da Profeta Incerto
Set 8

Tutto esiste. Sennò dovrebbero esistere cose che non esistono.

Trattasi di pratica esposizione in compendio del Principio di Esistenza Obbligatoria, per l’appunto, di cui ebbi più diffusamente a parlare quella volta là.

Nella foto:
“S’i fosse foco, sposerei la foca.”


Il Gioco dei Perché

scritto da Profeta Incerto
Apr 9

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Paradosso della Ragione Umana: se
non c’è
un perché, ci dev’essere un perché.
(P. Incerto)

Ai bambini piace domandare perché: perché questo, perché quello, perché là, perché qua, perché su, perché giù…

Per sfogare questo dirompente impeto conoscitivo che dopo qualche minuto di tenera accondiscendenza rompe invero rapidamente i coglioni, gli adulti possono ricorrere al cosiddetto “Gioco dei Perché”.

Funziona così: si prendono due bambini particolarmente dotati nel gratinare le gonadi e si mettono uno di faccia all’altro; il primo comincia domandando il perché di una qualsiasi cosa; qualunque risposta ottenga chiederà il perché di quella risposta, poi il perché della risposta al nuovo perché e così via. Quando l’altro non sa più cosa rispondere passa il turno. Il gioco finisce quando i due si accasciano al suolo privi di forze.

C’ho messo qualche anno per capirlo ma il gioco dei perché è uno degli strumenti filosofici più potenti che esistano.

Il suo inesorabile incalzare potenzialmente senza fine1 dimostra in maniera intuitiva e senza ricorso ad argomenti encefalici che… mmm, vediamo un po’… sì, che tutta la conoscenza umana non ha alcun fondamento razionale.

Per non dilungarmi in esempi barbosi ho ideato il piccolo chatbot2 qua sopra, sapientemente modellato a mano nei bit dal prezioso Colapsydo (richiede Flash player).

E’ sufficiente inserire nella stringa una vostra certezza di qualunque genere: matematica, scientifica, religiosa, finanziaria, sessuale e il programma, attraverso un sofisticato algoritmo basato sul dialogo con un bambino di quattro anni, vi mostrerà in pochi colpi che quella che voi giudicavate una verità assoluta è invece assolutamente priva di visibili fondamenta, il che badate bene non significa che non ce le abbia, ma solo (solo) che non sono alla portata della nostra Ragione.

Qual è il Senso della Vita?… C’è Dio?… Perché esiste qualcosa anziché niente?…

Quali che siano le Risposte a queste domande fondamentali (e a tutte le altre) il Gioco dei Perché dimostra che esisteranno sempre altre domande, ovvero, in altre parole, che non possono esistere Risposte Definitive.

Bum.

E quindi?

(E quindi cosa?)

Ah, sì… E quindi, cari adulti raziocinanti, siete sicuri di non essere voi quelli che giocano, mentre i bambini in realtà fanno alta filosofia?

Mi faranno notare i più cagaca… puntigliosi, che il suddetto chatbot manifesta seri problemi linguistici, ma li manifestano anche i bambini di quattro anni, e se è per questo pure quelli di trentaquattro, quindi per favore smettetela di caga… di puntigliare3.

Nella foto: il Gioco dei Perché
(o Generatore di Incertezza,
che
come nome mi piaceva pure).

  1. Si tratta effettivamente di un tipico regresso all’infinito (n.d.Esegeta). []
  2. Un simulatore di conversazione, ce ne sono a centinaia sul web, alcuni di valore storico come Eliza di Joseph Weizenbaum (n.d.Esegeta). []
  3. Il cazzo. []

Io e Me Stesso

scritto da Profeta Incerto
Dic 14

Diversamente uguali

In cosa si differenziano due cose uguali?
Per esempio quelle due monete da un euro che hai in tasca, osservale bene.

ESEGETA
Mmm, sembrano nuove di zecca, stesso anno, stessa nazionalità, nemmeno un graffio… a me sembrano identiche.

PROFETA INCERTO
Dai qua… Ecco, brava scimmia, lo dicevo io, sono totalmente diverse!

Se le intasca subito perché tutti prima o poi
se l’aspettano, così nessuno si distrae1.

ESEGETA
Me l’aspettavo.

PROFETA INCERTO
E allora come fai a dire che sono identiche quando sono evidentemente fatte di atomi diversi e occupano ben distinte porzioni di spazio?

ESEGETA
Capisco, sono stato ingenuo e superficiale. Ma se al posto delle monete consideriamo degli oggetti astratti, per esempio due enti matematici?

PROFETA INCERTO
Stessa cosa. Vedi, Esegeta, due cose uguali si differenzieranno sempre per il fatto che una è una e l’altra è un’altra.

In logica si stabilisce che tra “a” e “b” sussiste una relazione di identità se e solo se ogni predicato valido per “a” è valido anche per “b”.
Ovvero, “a” e “b” sono la stessa cosa se tutto quello che posso dire di “a” lo posso dire anche di “b” e viceversa.

Il problema è che siccome uno lo chiamo “a” e l’altro “b” questa è già una proprietà che li differenzia.

Vabbè, allora chiamiamoli tutti e due “a” e diciamo che

a = a

Meglio così?

Mica tanto, perché l’ “a” che sta a sinistra dell’uguale non ha la proprietà di stare a destra e viceversa.

Il solo fatto di considerare due enti comporta che essi non potranno mai avere in comune tutte le proprietà: due cose sono per forza diverse. Dire che esistono due cose assolutamente uguali è contraddittorio.

Leibniz, che come è noto lo sapeva, taglia la testa al toro asserendo che per essere uguali in tutto e per tutto le due cose devono essere una cosa sola. Lo chiama principio di identità degli indiscernibili. In pratica dice che se “a” e “b” sono identici sei tu che ci vedi doppio.

Ma allora l’uguaglianza tra due o più cose è sempre apparente? Una roba può essere uguale solo a se stessa?

Molti logici sostengono di sì2.

Sarà. Personalmente non riesco a dire ad alta voce “io sono uguale a me stesso” o equivalentemente “io e me stesso siamo identici” senza sentirmi già un po’ dissociato.

Tutto chiaro?

ESEGETA
Sì. Io comunque ero da questa parte.

PROFETA INCERTO
Per chiarire il concetto, discepoli fedeli, o se preferite per contraddirlo, ripassate la parabola di Malfranco e Bengino a pag. 38 di C’era una volta che un giorno crollò.

ESEGETA
Lo farò senz’altro.

Nella foto: non si somigliano per niente.

  1. Un po’ come i camei di Hitchcock nei suoi ultimi film (N.d.Esegeta). []
  2. Il problema è come esprimere questa cosa senza ambiguità. Forse dovremmo smettere di considerare l’uguaglianza una relazione binaria. []

Casi Incasinati di Causalità

scritto da Profeta Incerto
Apr 11

Se ogni Effetto ha una Causa, e ogni Causa è differente dal suo Effetto, la Causa che ha causato l’Effetto che ogni Effetto abbia una Causa può dunque essere incausata?


Credo in un solo Nulla

scritto da Profeta Incerto
Mar 12

Nulla (il) è più grande di Dio

Non per ripetermi – oppure sì, per ripetermi – ma quello di Nulla è il concetto più estremo che la nostra mente possa lambire, l’ultima frontiera della ragione umana.

Molti di voi – moltissimi – obbietteranno che sono ben altre le idee inafferrabili a causa della loro mostruosa enormità: Dio, la Totalità degli Universi, l’Infinito…
sì, sì, vabbè, sciocchezzuole, cazzatine per adolescenti.

Nulla è come il Nulla.

Il Nulla è la cosa più inconcepibile che si possa non concepire, è l’antimateria dell’Essere, l’alternativa ontologica suprema, è il piccolo buco nero che si nasconde in fondo al nostro cervello, è il corto circuito violento del principio di non contraddizione: per essere deve non essere; c’è se e solo se non c’è.

Quando Leibniz si domanda “Perché esiste qualcosa invece che nulla?” si riferisce proprio a Lui, alla condizione perpetua di totale assenza di qualunque cosa: nessun oggetto, nessun concetto (compreso quello di Nulla), nessuna consapevolezza, nessun dio, nessuno spazio, nessun tempo, nessuna matematica, e infine nessuna possibilità che una sola di queste cose possa mai esistere.

Pausa. Fai vedere che c’è qua… mmm, crema di whiskey. Meglio di niente.

Che si diceva?

Di ogni cosa al mondo potete fantasticare che sparisca: cani, gatti, cavalli, cavalieri, superalcolici, ecc.

Ora, senza farvi male, immaginatevi che sparisca il Nulla.

Se dal Nulla si sottrae il Nulla non rimane Nulla, quindi rimane il Nulla1.

Boing.

Cos’è?

E’ il suono della ragione che rimbalza.

Perché non c’è nient’altro là sotto. Almeno non per noi. Potessimo affacciarci oltre quella soglia vedremmo, forse, i segreti dell’impossibile tempo prima del tempo, dell’insensato spazio oltre lo spazio, dell’assurda causa prima della prima causa2.

Ma allora, riepilogando, che ce ne facciamo di questo benedetto Nulla?

Boh, che ne so, intanto potete usarlo per dire ai vostri amici monoteisti che nella scala dei fondamenti ci sono cose che stanno prima di Dio. Anzi, se pure lui sentisse di dover pregare un’entità a sé soprannaturale, state certi che Dio adorerebbe il Nulla3.

Nella foto: (il) Nulla è più grande di Dio.

  1. Ancora un goccetto… []
  2. Non dico che da quella soglia non ci si possa affacciare, solo non attraverso la ragione. E non aggiungo altro perché mi brucia lo stomaco. []
  3. A meno che Dio non sia il Nulla, ma l’ho buttata lì. (N.d.Esegeta). []

Il Paradosso del Barbiere

scritto da Profeta Incerto
Dic 29

Bertrand Russell - Il Paradosso del Barbiere

Il paradosso del barbiere è un celebre paradosso logico ideato dal filosofo e matematico Sir Bertrand Russell, e se gli guardate in testa capite perché l’ha inventato lui.

Allora c’è questo villaggio, chiamiamolo Proraso1 che tra i suoi abitanti ha un solo barbiere.

Russell stabilisce che questo barbiere rade tutti e soli gli uomini del villaggio che non si radono da sé. Ci dice anche che il barbiere ha una barba perfettamente rasata lisciata e profumata. La domanda è: chi rade il barbiere?

La logica, coi suoi poderosi e millenari strumenti di indagine sulla realtà, ci permette di ridurre l’infinità dei casi possibili a due soltanto: o il barbiere si rade da sé oppure non si rade da sé. Il problema è che se si rade da sé viola la premessa secondo cui egli rade tutti gli uomini del villaggio che non si radono da sé. Se invece non si rade da sé, viola la premessa per cui egli rade tutti gli uomini che non si radono da sé.

E allora chi, santo cielo, chi rade il barbiere del villaggio?

PROFETA INCERTO
Chiedeteglielo.

PRORASIANO
Scusa?

PROFETA INCERTO
Dico, avete provato a domandarlo direttamente a lui?

PRORASIANO
Al barbiere?

PROFETA INCERTO
Eh.

UN ALTRO PRORASIANO
Non c’è bisogno di chiederglielo per sapere che la risposta è impossibile.

PROFETA INCERTO
Domandare è lecito rispondere è cortesia.

PRORASIANO ANZIANO
Pazzi! Volete mettere a repentaglio l’interna coerenza del creato? Sconvolgere il continuum spazio-logico-temporale? Sfidare colui che con una sola antinomia distrusse l’intero edificio logicista di Frege?

PROFETA INCERTO
Zitto, Esegeta.

ESEGETA
Non ho detto niente.

S’ode un improvviso senso di pericolo e di shampoo alla mela verde.
Istintivamente tutti si voltano, lo vedono, corrono via in preda al panico,
inciampano nelle loro lunghissime e trascuratissime barbe travolgendo
donne e anziani, molti ne muoiono.

Restano il Profeta Incerto, Esegeta, il Prorasiano Anziano e,
dall’altra parte, il Barbiere di Russell in persona; accanto a lui,
tenuto per la mano, un bambino dai capelli gravemente stravolti.

PROFETA INCERTO
E’ lei l’unico barbiere del villaggio Proraso?

BARBIERE
Sì.

La sua voce lacera l’atmosfera elettrica producendo scintille
e la temporanea sospensione di un paio di teoremi della logica classica.

PROFETA INCERTO
Bel taglio. E’ vero che fa la barba a tutti e soli gli abitanti del villaggio che non si radono da sé?

BARBIERE
E’ vero.

PROFETA INCERTO
E a lei chi gliela fa, la barba?

BARBIERE
Angelo.

Momento di silenzio.

PRORASIANO ANZIANO
Sarebbe quel bambino lì?

BARBIERE
No, Angelo Mariotti.

Momento di silenzio più lungo.

PROFETA INCERTO
E chi è?

BARBIERE
Come chi è? Un barbiere.

PRORASIANO ANZIANO
Ma tu sei l’unico qui!

BARBIERE
Appunto, sono l’unico qui, maledetto provinciale di merda! Lo sai che al mondo ci sono altri che fanno il mio mestiere?

PRORASIANO ANZIANO
Certo che lo so!

Si accorge di stare calpestando l’estremità della sua barba grigia,
con nonchalance la raccoglie da terra e se la pigia in tasca.

BARBIERE
L’unico modo che ho per radermi senza violare le maledette regole di Sir Russell è questo: servirmi di un barbiere esterno al villaggio.

PROFETA INCERTO
Un meta-barbiere, certo. Visto, che ci voleva? Problema risolto.

PRORASIANO ANZIANO
Problema risolto un tubo! Non c’entra dove ti fai la barba né chi te la fa: tu continui a far parte degli abitanti del villaggio che non si radono da sé, e la regola dice che devi radere tutti gli abitanti del villaggio che non si radono da sé, punto. Il paradosso c’è ancora tutto intero.

BARBIERE
No, perché ogni volta che vado da Angelo, prima e dopo, passo all’anagrafe a fare un cambio di residenza, così mentre mi rado io non sono abitante di questo villaggio. Voi chiamatelo paradosso, io la chiamo burocrazia vessatoria.

PROFETA INCERTO
Caspita. Il primo paradosso risolto con l’autocertificazione.

Il Barbiere estrae improvvisamente un rasoio e lo brandisce minaccioso,
voci di donne lontane gridano da dietro le imposte.

Il bambino spettinato comincia a piangere.

PROFETA INCERTO
Attento, potresti radere qualcuno per sbaglio.

BARBIERE
Sono io l’unico rovinato da questa storia, spiegatelo voi a questa creatura che papà non lavora per colpa di un filosofo inglese morto che ce l’aveva coi barbieri!

Con due dita tende un ciuffetto di peli vicino alle orecchie del bambino.
Avvicina il rasoio, la mano tremante.

PRORASIANO ANZIANO
Fermo, pazzo! Il continuum spazio-logico! La coerenza sillogistico-dimensionale!

BARBIERE
Le basette, vi prego, solo una spuntatina.

E con una rasoiata commossa ma precisa il Barbiere di Russell ta

Nella foto: è nato prima l’odio di Russell per i barbieri
o quello dei barbieri per Russell?

  1. Se non vi fa troppo ridere. []

Il Nulla e Sant’Anselmo

scritto da Profeta Incerto
Giu 10

La premessa della celebre Prova Ontologica dell’Esistenza di Dio di Sant’Anselmo d’Aosta definisce Dio come

“Ciò di cui non possiamo pensare nulla di maggiore”
(aliquid quo nihil maius cogitari possit ammazzatte)

Da questa definizione Anselmo dimostra facilmente che Dio esiste: se non esistesse si potrebbe infatti immaginare un Dio identico ma che, in più, esiste, si potrebbe pensare insomma qualcosa di “maggiore”, ma questo andrebbe contro la suddetta definizione di Dio, dunque Dio c’è.

Bella roba la filosofia, eh?

Poi arriva Kant e dice aspetta, l’esistenza in realtà non aggiunge nulla ai concetti: la definizione di Dio, per esempio, è la stessa sia che Dio esista sia che non esista, e dedurre la realtà di una roba dalla sua definizione è un “salto mortale metafisico”1.

Ma nell’argomento di Sant’Anselmo c’è un abbaglio ben più sostanziale, un vizio primordiale preso sottogamba financo da Kant2.

Il punto è: siamo sicuri che Dio sia davvero la cosa maggiore pensabile? Siamo sicuri che non esista un concetto più grande?

Spero non ve lo stiate chiedendo sul serio, visto che la risposta è già nel titolo di questo post.

Esterno notte, Profeta Incerto e il fido Esegeta
percorrono un sentiero di campagna
rimirando la volta prepotentemente stellata.

ESEGETA
Cacchio!

PROFETA INCERTO
Che accade, Esegeta?

ESEGETA
Ma anche qui ci portano i cani?!

PROFETA INCERTO
Le metafore della vita.

ESEGETA
Eh?

PROFETA INCERTO
Guardare le stelle e pestare una merda. Pensaci. Ma parliamo del Nulla, va’, che questo post già se n’è andato per le lunghe.

ESEGETA
Ci vuole un rametto, qualcosa, aspetta un attimo.

PROFETA INCERTO
Il Nulla è ciò di cui non possiamo pensare nulla di maggiore. Il Nulla è il concetto maggiore che c’è perché rimane quando si immagina di togliere tutto il resto, Dio compreso. Il Nulla non si può togliere perché rimane se stesso, all’infinito.

ESEGETA
Guarda qua che schifo…

PROFETA INCERTO
Lo spazio e il tempo si sviluppano nel Nulla. Nel Nulla si estendono il finito e l’infinito. Qualunque immane totalità facciamo lo sforzo di concepire, la sua alternativa inesistente è più vasta, in quanto diffusa in un mastodontico substrato nullico. Il Nulla è la zeroesima dimensione, l’assenza di punti geometrici.

ESEGETA
Mi sa che queste le devo buttare, cavolo.

PROFETA INCERTO
A questo punto potresti chiedermi in che senso il Nulla è un concetto maggiore di Dio.

ESEGETA
Scusa, sì. Quali sono i rapporti tra Dio e il nulla?

PROFETA INCERTO
Il Nulla è qualcosa che Dio stesso può soltanto immaginare. E’ l’unica cosa che non può aver creato. Se Dio può pensare alla sua stessa assenza allora concepisce qualcosa di più fondamentale di sé.

ESEGETA
Sconcertante e profondissimo, Maestro. Senti, mi dispiace per prima, forse stasera era meglio se…

PROFETA INCERTO
Hai risolto?

ESEGETA
Il grosso sì.

PROFETA INCERTO
Andiamo, allora. E rallegrati: se puoi calpestarne uno vuol dire che non sei tu lo stronzo.

ESEGETA
Grazie.

PROFETA INCERTO
Ah, c’era un errore nella tua domanda di prima.

ESEGETA
Che errore?

PROFETA INCERTO
Ortografico. D’ora in poi, quando nomini il Nulla, fallo con la enne maiuscola.

Nella foto: se non c’è Nulla, cosa c’è?

  1. O più efficacemente “una cazzata”, come pare fosse nella prima stesura della Critica della Ragion Pura. Comunque bella robina davvero, sì. []
  2. Si dice in verità che a Kant non dispiacesse prendere cose sottogamba. []

Il Principio di Esistenza Obbligatoria

scritto da Profeta Incerto
Mag 15

Esiste un x tale che x non esiste

Parecchi anni fa disquisivo con un saggio indiano1 su una delle Domande Fondamentali più profonde, forse la più profonda concepibile da qualsivoglia essere senziente. La domanda è questa:

Perché esiste qualcosa anziché nulla?2

Per capire quanto sia vertiginoso il quesito chiudete gli occhi e fate questo esperimento: provate a visualizzare che voi stessi, quello che vi circonda, l’universo intero, lo spazio, il tempo, e ovviamente Dio, ecco immaginatevi che tutto questo non sia mai esistito.

Coraggio, respirate e provateci, io intanto mi rollo un cannone.

. . .

Ok, basta così.

Se ad un certo punto avete avuto la sensazione come di un gigantesco effetto Larsen mentale, come se un improvviso TIR neuronale con gli abbaglianti sparati avesse deciso di precipitarvi addosso costringendovi a scagliarvi immediatamente via dalla strada pena la perdita della vita o della sanità mentale, allora congratulazioni: avete raggiunto l’esperienza mistica che alcuni eletti realizzano quando tentano di immaginare il nulla3.

Ad ogni modo, parlavo con questo indiano4 quando lui osservò che la risposta all’arcano quesito si trova nel concetto stesso di “nulla”:

il nulla è qualcosa (!) che per definizione non esiste5, ne segue che tutto ciò che esiste non può non esistere.

Ovvio, no?

In altri termini: se definiamo il nulla come tutto ciò che non esiste, allora tutto ciò che non è il nulla deve esistere per forza.

Chiaro.

Insomma: la possibilità che ciò che esiste non esista non esiste – vabbè era meglio come l’ho detto prima.

In definitiva la risposta a perché esiste qualcosa anziché nulla? E’ perché il nulla in quanto tale non esiste, quindi tutto deve esistere necessariamente.

Il saggio indiano6 lo chiamava “Principio di Esistenza Obbligatoria” e ne andava orgoglioso come se fosse un’importante scoperta logica, invece che una cazzata.

Del nulla parleremo ancora e approfonditamente. E’ incredibile quante cose ci siano da dire sul nulla7.8

Nella foto: “qualcosa non esiste”
(esiste un x tale che x non esiste)

P.S.
Questo articolo partecipa al ventiseiesimo Carnevale della Matematica ospitato da Gianluigi Filippelli sul blog Scienze Backstage.

  1. Non mi ricordo come si chiamava, faceva il perito informatico a Pisa. []
  2. Leibniz? (N.d.Esegeta). []
  3. La guardia medica parlò di una blanda crisi di panico da agorafobia (N.d.Esegeta). []
  4. Aveva pure una sorella discreta… Alessia? No, macché Alessia… []
  5. Parmenide? (N.d.Esegeta). []
  6. Qualcosa tipo Meeda, Meera, Meena… Forse c’ho ancora il numero, di là. []
  7. Non ci sono un po’ troppe note a questo giro? []
  8. Sì. (N.d.Esegeta). []

Cogito Ergo Cogito

scritto da Profeta Incerto
Apr 9

René Descartes

Estroplabio1 era un ragazzo di 18 anni, bruttarello, senza nessuna dote particolare e con un unico svago: il violino, perché la mamma adorava il concerto in RE maggiore Op.35 di Ciaikovski, che tanto lui non sapeva suonare.

Un giorno questo ragazzo si iscrisse, e chissà perché, alla facoltà di filosofia della sua città, incappando per caso in un corso sul dubbio sistematico di Cartesio.

Dinanzi per la prima volta alla celeberrima sentenza cartesiana “cogito ergo sum” (penso dunque sono, per i bifolchi) Estroplabio ne rimase folgorato.

Capì che l’unica cosa della quale si può essere razionalmente certi è il proprio pensare, e dunque, la propria esistenza.

Di tutto il resto, il mondo, la gente, questo blog, l’universo, niente ci garantisce che non sia soltanto un’illusione dei sensi, una sorta di gigantesco inganno ordito da chissà chi e chissà a quale scopo.

Ne conseguiva che al mondo c’era un’unica cosa sensata da fare: dubitare.

E da quel giorno, per l’appunto, Estroplabio cominciò a dubitare.

Dubitò dell’esistenza dei suoi compagni dell’università, dubitò della stessa università, dubitò del cielo e della terra, dubitò di questo, dubitò di quello.

Smise di frequentare i corsi, smise di suonare il violino, con gran dispiacere della mamma, della quale peraltro non gli interessava più niente dato che probabilmente non esisteva affatto.

Decise di passare il resto dei suoi giorni (supposti), chiuso (forse) nella sua (sospetta) cameretta, a dubitare.

Uno sciaguratissimo giorno iniziò a intravedere la fregatura: gli venne infatti il dubbio che Cartesio stesso, colui che gli aveva rivelato la finzione che lo circondava, non fosse realmente mai esistito.

Da allora cominciò a dubitare della effettiva validità del dubitare, dubitando contemporaneamente dei suoi stessi dubbi sulla validità del dubbio (dubbio che, negli ultimi tempi, era stata la sua unica certezza).

Estroplabio si trova oggi rinchiuso in una clinica psichiatrica privata.

A chi gli fa visita ama ripetere di essere una persona felice, ciò per il fatto – sostiene – di avere finalmente raggiunto una Certezza con la “C” maiuscola: Cartesio, sia esistito o meno, era indubitabilmente uno stronzo.

Nella foto: un cogitabondo René Descartes
(Renato Cartesio, per il Bignami)

  1. Il Profeta Incerto ringrazia il Gigli per il nome Estroplabio (N.d.Esegeta). []

Domani non verrà

scritto da Profeta Incerto
Mar 30

Aspirine Aspirale

Fiducia nel domani… Si fa presto, si fa!… Si fa presto a dire “fiducia nel domani”.

Domani non verrà. L’uomo vive in una eterna vigilia del domani.

Un domani che si aspetta di trovare dietro all’oggi, poi viene mezzanotte e dopo sempre e solo un altro oggi – come ieri.

Ma allora, dice, è un po’ come se esistesse solo il presente. No, il presente non esiste, perché nel momento stesso in cui lo cogli, nel momento che te ne accorgi, nel momento in cui gridi “piglialo!” quello è già scivolato via.

Il presente non è altro che il passato più recente. Tutto il tempo è memoria del passato… sì sì.

Sì sì un cazzo, ma passato rispetto a cosa?

Insomma il passato, in passato, cos’era?… Era presente. Ecco, il passato prova che il presente, se anche non esiste, però è esistito.

Non solo, se il passato prima di essere passato era presente, vuol dire che prima ancora era futuro.

Allora il futuro è più passato del passato, e quindi ne segue che il tempo scorre al contrario. Come volevasi dimostrare1.

Nella foto: aspirine, tante, che girano e girano.

  1. Il Profeta ha da alcuni giorni una febbre molto alta. Deve essere quello. (N.d.Esegeta) []