Contro l’Eternità (Dio e la Noia)

scritto da Profeta Incerto
Apr 8

Dio e la noia

L’infinito è claustrofobico.
(P. Incerto)

La nostra vita è relativamente breve eppure, diciamolo, non di rado noiosa in maniera insopportabile. Ecco, figuratevi l’eternità.

Eppure di robe da fare e da vedere in giro ce ne sono eccome. Cose persone animali città fiumi galassie… L’universo è un posto esageratamente ricco, multiforme, eccessivo. Perché tanta complessità? A che serve? Non bastavano due fili e qualche bottone?

Io credo che l’unica ragione della sovrabbondanza cosmica è che Dio ne ha bisogno per non annoiarsi. Sì sì, sono convinto che Dio è presente in ogni singolo evento cosmico, lì che voluttuoso assapora ogni causalità, ogni relazione, ogni emozione, le vite, gli amori, il sesso, la gioia, i pianti, le scoperte, la morte, i fantasmi e le fantasie di ognuno, uno per volta, umani, insetti, alieni, pianeti, stelle, atomi e particelle, per tutti gli universi, per tutti i singoli istanti di tutti i secoli dei secoli dei secoli dei secoli.

Ma alla fine non gli basterà comunque. Prima o poi si dovrà inventare qualcos’altro.

Qualunque progetto, sia pure immane come una Creazione, davanti a un futuro senza termine finirà inesorabilmente per dissolversi nella noia. La noia è il principio ispiratore del mondo, e il mondo finirà quando a Dio gli sarà venuto a noia.

E noi?

Bah, l’ancestrale paura fottuta della morte, che chi più chi meno accomuna tutti i viventi, tende a farci considerare la vita eterna come una roba bella.

Ma cos’è che più ci angoscia della morte? Non è il dolore, non è la fine, non è la morte di per sé: è il fatto che la morte arriva quando gli pare a lei – o a Lui, certo, se preferite.

Se la morte fosse solo un’opzione volontaria nessuno ne sarebbe spaventato, ciascuno si vivrebbe i suoi begli annetti, secoli, millenni e al sopraggiungere inesorabile della noia abbraccerebbe la nera sorella come una serena liberazione.

Pensate però se questa scappatoia non l’aveste – come non ce l’ha Dio. Vivere per sempre nella consapevolezza di non poterne uscire. Brrr.

Comunque, dicevamo, l’intera esistenza di Dio dev’essere una perpetua battaglia contro la noia, una fuga eterna e disperata, si direbbe quasi che stia scontando una sorta di crudelissima pena1.

A proposito di pena. Credete, o voi, che l’Inferno sia un brutto posto per via dei tormenti, le fiamme e i demoni coi forconi? No, è l’eternità che rende Inferno l’Inferno.

Perché è l’eternità, se ancora non l’avete capito, che di per sé è mostruosa stronza e disumana.

Ah, e da tutto questo naturalmente ne consegue che:

il Paradiso
in quanto eterno
è tanto condanna
quanto l’Inferno.2

Nella foto: Dio non è morto,
è pazzo. Ora sapete perché.

  1. Cosa può aver fatto Dio per meritarsi questo? []
  2. Nonostante lo sviluppo dell’articolo in una cornice di riferimenti cristiani, il Profeta sembra intendere la morte esclusivamente in chiave profana, ossia come oblio e cessazione dell’esistenza. Almeno oggi è così. Ci vuole pazienza (N.d.Esegeta). []

L’Elefante e il Topolino

scritto da Profeta Incerto
Giu 14

Danila Leonardi - L'Elefante e il Topolino

Chiuderei definitivamente tutta questa cosa sugli animali con un’antica favola morale tratta dal Libro Perduto di Esopo1, che io stesso ho ritrovato assieme alla VHS originale allegata in una località sulle sponde dell’Egeo, mi pare. Buona lettura e meditazione.

Un elefante soleva passare ogni giorno in mezzo a un placido boschetto per recarsi a bere al fiume.

I suoi passi scuotevano gli alberi, facevano rimbombare la terra, e terrorizzavano i poveri animaletti del bosco, che da tempo non riuscivano più a vivere in pace.

Un giorno l’elefante trovò ad attenderlo sul suo sentiero un minuscolo topolino.

Era un topolino anziano e molto saggio, rispettato da tutti per la sua grande arguzia e intelligenza.

Disse il topolino all’elefante: – Mio giovane amico, devi sapere che a questo mondo… – ma l’elefante, per sua natura cerebralmente incapace di intendere ciò su cui il topolino, buonanima, intendeva erudirlo, senza neanche farci caso gli passò sul capino colla zampa anteriore destra provocandogli l’implosione del cranio e la susseguente violenta espulsione a distanza di numerosi brandelli di cervello di topo spappolato.

Gli animaletti del bosco piansero a lungo le tragiche sorti dell’eroico topolino.

Finito di piangere mangiarono quel che ne era rimasto.

Nella foto: gli animali uccidono gli animali,
come può un animalista tollerarlo?

  1. Si chiama proprio così? (N.d.Esegeta). []

Ancora sugli Animalisti

scritto da Profeta Incerto
Apr 2

Cibo per gatti al gusto di topo salamandra e uccellino.

Gli animalisti sono quelli che dicono di amare gli animali più delle persone, salvo poi trattare gli animali come persone.

Esempio 1

Siccome le persone vivono negli appartamenti, allora anche i gatti possono farlo1. Poco importa se i felini non condividono la nostra passione per mura e confini, malsopportano le porte chiuse, non hanno necessità di un posto fisso per dormire, mangiare o pisciare.

PROFETA INCERTO
Dunque non lo fai mai uscire.

ANIMALISTA
È pericoloso, ci sono le macchine, non è un ambiente per lui.

PROFETA INCERTO
Invece qui sì.

ANIMALISTA
Qui sta al sicuro e ha tutto quello che vuole.

PEPITO
Miao (annusa un termosifone).

PROFETA INCERTO
E come fa per cacciare?

ANIMALISTA
Cacciare?

PROFETA INCERTO
I gatti cacciano.

ANIMALISTA
Sì, adesso Pepito ti prendi la licenza, vero Pepito? Ahahah.

PEPITO
Miao (lambisce una palletta di gomma, la guarda rotolare via, si lecca una zampa).

ANIMALISTA
Lui non ha bisogno di cacciare, ha un frigo pieno di scatolette!

Esempio 2

Le persone usano frigoriferi e dispense, le persone mangiano roba in scatola, le persone sono contrarie alla caccia2.

ANIMALISTA
Guarda qua: salmone e pollo… tacchino e anatra… paté di manzo e verdure… Mmm, buoniii.

PEPITO
Miao (si struscia).

Esempio 3

Perché non vedo mai scatolette al gusto di topo o di lucertola? Non mi pare che in natura i gatti usino assalire mucche o arpionare tonni. Ma natura o no i gusti e i disgusti umani sono i soli che contano. Manco a dirlo, se il padrone è vegano il gatto mangerà delle bilanciatissime scatolette vegane, e di nuovo si fotta la natura, eh?

ANIMALISTA
Ma fottiti tu, va’, imbecille.

PROFETA INCERTO
Crepa, testadicazzo.

Esempio 4

È curioso come gente che parla di rispetto e dignità degli animali, di antispecismo3, che considera una violenza antropocentrista tosare una pecora o mungere una mucca, non batta ciglio quando si tratta di prendere un animale e mozzargli via le gonadi. Ma porcoddio, se vuoi il gatto te lo prendi tutto intero, non è che “questo pezzo qua mi crea fastidi, allora glielo tolgo”, ma in che cazzo di medioevo nazista siamo!

I motivi di questo orrore? Da un lato prevenire gravidanze indesiderate – indovinate da chi – e dall’altro evitare seri “problemi comportamentali” – leggasi voglia di scopare, una roba che voi c’avete tantissimo ma a cui non hanno diritto le vostre amate bestiole.

Esempio 5

Vabbè, basta.

Insomma, di solito io condivido a prescindere tutte le battaglie contro l’antropocentrismo, ma quella intrapresa dai moderni animalisti si contraddice miseramente quando appiattisce tutte le specie su quella umana.

Se davvero ami i gatti, se sei un vero antispecista, dimostralo smettendola di forzare l’animale a fare vita da cristiano, ma andando ogni tanto tu stesso a fare vita da gatto: vai a vivere per strada, divertiti a cacciare i sorci nei vicoli e poi mangiarli, usa la lingua al posto del bagnoschiuma, e invece che bestemmiare sofffffia.

Ma soprattutto sii sempre diffidente ogni volta che ti si avvicina un essere umano.

Nella foto: tartare di passerotto in salsa di locusta
e crudité di salamandra aromatizzata alla zoccola.

  1. I gatti sono gli unici animali citati in questo articolo. Notoriamente il Profeta detesta i cani, sostenendo come Deleuze che l’abbaio sia il verso più stupido dell’intero regno animale. Tutte le altre specie sono semplicemente ignorate (N.d.Esegeta). []
  2. Gli animali tendenzialmente non sono animalisti. []
  3. Il movimento che sulla base di considerazioni che spaziano dall’etica alla biologia alla politica attribuisce comuni diritti e dignità morale a tutti gli esseri viventi, umani e non (N.d.Esegeta). []

Le Beatitudini del Profeta Incerto

scritto da Profeta Incerto
Ott 2

Il Discorso della Montagna

BEATI gli ultimi perché saranno i primi, così che i primi scaleranno a secondi, i secondi a terzi, i penultimi a ultimi, gli ultimi di nuovo a primi, e così via per sempre.

BEATI gli umili perché erediteranno la terra.

BEATI gli umidi perché la concimeranno.

BEATI i fritti.

BEATI quelli che non capiscono così questa frase in che senso.

BEATI coloro che hanno sete di giustizia, perché saranno assetati e giustiziati e pisciato in faccia e stuprate le figlie femmine.

BEATI i non beati, anzi beati loro più di tutti gli altri, poverini.

BEATO te.

BEATI i non vedenti perché vedranno Dio, e gli piglierà un coccolone perché non se l’aspettavano, così all’improvviso.

BEATI i santi.

BEATI i beatificatori.

BEATI gli operatori di pace, che ti fermano per la strada e ti fanno firmare il modulo con il rid perpetuo morissero male tutti accidenti a loro e alla pace.

BEATI i pescatori di anime, anche di frodo.

BEATO Frodo.

BEATI i secondi fini.

BEATI i puri di cuore.

BEATI i puré di suore.

BEATO BEATO BEATO, così carino così educato.

BEATI tutti, tanto a me che mi costa.

BEATI voi che non c’avete un cazzo da fare.

BEATO senti chi parla.

BEATO chi si fa i cazzi suoi e campa centanni.

Nella foto: se il Discorso della Montagna non va dal Profeta,
il Profeta va alla Montagna e le fa un Discorso.


Lettere al Profeta Incerto

scritto da Profeta Incerto
Feb 2

Sigillo del Profeta Incerto

Siccome quell’altro rompicoglioni insiste a ricordarmi che c’avevo un blog1, vediamo di levarci un po’ di posta arretrata, va’.

Profeta, come fai a sapere certe cose?Giulio84

Ho letto la Bibbia due volte.

Come faccio a far crollare le donne ai miei piedi?

Sparagli alle gambe.

Qual’e la differenza tra vietato e severamente vietato? (Sergio Nardo)

Vietato è quando una cosa non si può fare, severamente è quando non si può molto fare. Per esempio non si può molto scrivere “qual’e”, porcamadonna.

Buonasera, visto che secondo lei la terra è piatta è falso anche dire che gira intorno al sole? La chiesa ha fatto bene a condannare Galileo? (Maurizio Sardo)

La Chiesa con Galileo ha svolto in maniera inappuntabile il suo mestiere, che è quello di frenare lo sviluppo della civiltà. Attenzione: non bloccarlo – che non si può – bensì rallentarlo il più possibile2. Serve a quello e quello fa, inutile che state tutte le volte a recriminare. Guardate per esempio la maggior parte delle cose a cui la Chiesa si oppone oggi, tipo eutanasia, unioni civili, diritti dei gay, eccetera. Sono robe che prima o poi avremo senz’altro, nello spontaneo, inesorabile progredire dell’umanità fuori dal medioevo. Lo so io, lo sapete voi, lo sanno i preti, ma vi si oppongono lo stesso perché è il loro ruolo nella società: ritardare la storia, pestare il freno dell’evoluzione umana…
Tornando a Galileo: per dire che la terra gira bastavo io dopo tre negroni, capirai che scienziatone.

Come si fa a essere sicuri che questa è la realtà e non un sogno?

Ucciditi. Se muori era la realtà.

Qual è la prima cosa che guardi in una ragazza? (Ecaterina)

Le mani. Se ce le ha tutte e due impegnate le tasto il culo.

Ciao, ho letto il tuo paradosso della felicità, ma cos’è per te la felicità?

Felicità è avere periodi il più possibile lunghi e frequenti di felicità. Tra l’altro essere felici è facilissimo, basta sapere dove cercare. Per esempio porre la felicità in un qualche stato ideale futuro (o addirittura sovrumano) significa probabilmente non raggiungerla mai. L’unica possibilità che abbiamo per essere felici è esserlo adesso, nel presente, anche perché, se ci fate caso, tutte le cose accadono nel presente. La felicità va dunque trovata nella profondità dell’istante, educandoci a volerla, a esserne consapevoli, a grattare agilmente via gli illusori strati di merda superficiali. La felicità è godersela, la felicità.

Mi fai un acrostico su una frase a caso?

Miei Insaziabili Fedeli, Ancora? In Un Niente Avete Clamorosamente Rovinato Ogni Speranza: Tratto I Cieli Onniscienti, Scandaglio Universi Ulteriori Nell’Ambiziosa Finalità: Riuscire A Sollevarvi. E Ancora Chiedete Acrostici?! Santa Orianafallaci!

Se non credi in Dio perché bestemmi?

Quando bestemmio ci credo.

Hai un quesito per il Profeta? Scrivi a:
[email protected]

 

  1. Prego, non c’è di che (n.d.Esegeta). []
  2. A occhio e croce l’occidente senza la Chiesa sarebbe oggi più avanti di 15.000 anni, avremmo già il teletrasporto, il prolungamento della vita con la chirurgia genetica abbinata agli impianti bionici, e le navi di linea con le colonie extraterrestri. []

Il Viaggio

scritto da Profeta Incerto
Ott 3

Fagiomino Esploratore - by Gaia Bracco

Il soggetto dell’opera soprastante è il celebre Fagiomino dell’artista Gaia Bracco.
Il soggetto della sottostante parabola1 è Mario.

Buona lettura e meditazione.

Accantonata che ebbe la vita, Mario si dedicò curioso all’esplorazione di nuove esperienze.

Dapprima divenne Supervivo, e poté contemplare l’universo attraverso la Coscienza Totale della Visione Esterna.

Indagò Spazio, Numero e Sostanza finché ogni loro possibile combinazione gli sembrò banale.

Scavalcata dunque la cognizione di Dio riuscì a estendere la sua ricerca.

Congetturò a lungo sulla natura dell’Infinito Ulteriore, compose e sperimentò nuove costanti, scisse in modi inediti l’Unità Primordiale – emanandone espressioni sorprendenti – conobbe consimili e si accoppiò con essi generando multiversi.

Crebbe ancora in su, e si liberò di ogni appiglio nell’Esistente, irrise il concetto di Assoluto, poi quello di Oggetto, poi quello di Concetto.

Superato il discrimine del Sé fu stessa Contemplazione, giocò a forgiare Logiche Supercomplete, assorbì le Metamatematiche Prime dell’Iperunico.

Ancora salì, fino a discernere i Fondamenti del Nulla.

Quivi si riposò un poco.

​Nuovamente avanti si spinse, scoprì il suo stesso avanzare attribuzione di un ciclo Omega-referenziale, forzò esso fino all’incausalità e trascese ancora.

Molto oltre è giunto Mario da allora, ma le mie parole non toccano lassù.

Nella foto: ci sono più cose
in cielo e in terra che in tutt’e due.

  1. Tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.44. []

Macedonia Demoniaca

scritto da Profeta Incerto
Set 8

Tutto esiste. Sennò dovrebbero esistere cose che non esistono.

Trattasi di pratica esposizione in compendio del Principio di Esistenza Obbligatoria, per l’appunto, di cui ebbi più diffusamente a parlare quella volta là.

Nella foto:
“S’i fosse foco, sposerei la foca.”


Il Buon Dio

scritto da Profeta Incerto
Lug 1

Il Buon Dio (chétati bimbo di merda o ti battezzo a nocchini nel capo)

“Se dio è buono perché un bambino piange?”
(A. Shopenhauer)

Sulla bontà di Dio avevo già profetato una volta ma dissi che ne avrei riparlato, mi pare1.

Noi esseri umani abbiamo la capacità di appiccicare etichette sulle cose per poi non riuscire più a staccarle. Un bel giorno qualcuno ha deciso che Dio è, duepuntivirgolette: “BUONO”, e questo è diventato una specie di dogma analitico incontestabile. Logico-formalmente l’argomento suona più o meno così:

Dio è buono perché è Dio,
Dio in quanto tale è buono,
quindi Dio è buono.

Ok, allora vediamola questa bontà.

Intanto Dio ci ha creati e messi al mondo2. Questa parrebbe una cosa buona – almeno per noi – anche se, come ho detto di recente3, se ci voleva così bene ci teneva direttamente “di là”, e non ci gettava in questa vita imperfetta, precaria, tentatrice, eccetera.

Ma tutto ciò, si sa, è dovuto al peccato originale, la famosa storia della mela e del serpente che tutti conosciamo.

Ora, Adamo ed Eva hanno disobbedito e andavano puniti, giusto, ci mancherebbe, così imparano; ma io che c’entro?

Possibile che tutti noi, ancora oggi, si debba pagare per una cazzata fatta dai nostri calamitosissimi progenitori all’inizio dei tempi? E chi sei, Equitalia?4 Forse sarebbe ora che ce l’abbuonasse, no? Tra l’altro indovina un po’ chi è quello fissato col perdono.

Vabbè, dai, poi però quando si muore lui ci accoglie in Paradiso e là veniamo ampiamente ripagati di ogni sofferenza terrena. Sì, ma mica tutti. Dio vuole con Sé solo chi in vita lo ha amato, servito e riverito, tutti gli altri all’inferno.

Bella forza. Questo è essere buono? Questo è amare i propri nemici? Questo è voler bene al prossimo tuo come te stesso? Insomma, la “bontà” che Dio pretende da noi non gli passa neanche per idea di praticarla Lui Stesso.

Tralasciamo poi i vari diluvi, stermini, piaghe, sacrifici, maledizioni e il libero arbitrio. Ci sono, eccome, ma li tralasciamo.

Rimarrebbe infine quella vecchia e noiosa questioncina del problema del male nel mondo.

Malattie, disgrazie, ingiustizie, disastri, dolore, tutte cose che Dio se solo volesse potrebbe impedire – è Onnipotente – ma non lo fa.

Avrà i suoi motivi, ci mancherebbe, ciò non toglie che anche qualora non fosse diretto autore del male, scegliendo di permetterlo ne diventa corresponsabile.

Insomma Profeta, falla corta: ci vuoi dire che Dio non è buono.

Boh, no, non lo so… Dico solo che non possiamo esserne sicuri.

E se fosse cattivo e facesse finta di essere buono?

D’altra parte, chi può impedire a Dio di peccare?

Io dico: cerchiamo solo di essere un po’ più oggettivi e smettiamola di voler vedere sempre e soltanto il bene in tutto quello che (ci) fa:

Dio è buono perché ha guarito un malato – e non era uno stronzo quando lo ha fatto ammalare?

Dio è buono perché sei sopravvissuto al terremoto – ma non era un sadico assassino quando si è messo a scrollare la terra?

Dio è buono perché ti ha fatto vincere 200 euro al videopoker – e i 2.000 che hai perso ieri?

Dio è buono perché ti ha miracolato e per un pelo ti ha fatto perdere quell’aereo che poi è precipitato – e tutti gli altri poveri cristi che ha tirato giù?

Cazzo, un po’ di dignità: è come se uno ci piscia costantemente addosso e noi a ringraziarlo perché ogni tanto ci getta un kleenex.

Nella foto: Se dio è buono perché un bambino piange?
Per tre quarti d’ora almeno? Dalla finestra tutte le mattine verso
le 7 e mezzo, festivi compresi, gli pigliasse male a lui e su’ madre.

  1. Si dice proferito, comunque sì: qua (N.d.Esegeta). []
  2. “Nessuno si è fatto da sé” diceva Don Giussani, la riprova è che se Don Giussani lo facevo io lo facevo meglio. []
  3. Di recente si fa per dire, comunque qua (N.d.Esegeta). []
  4. Satirona. []

Noi Siamo Universo

scritto da Profeta Incerto
Feb 4

Noi SIamo Universo

L’universo.

Questa cazzo di… di cosa in cui ci troviamo inzuppati è talmente ENORME che è difficile anche solo esprimerla, tanta enormità.

Tutte le stelle, tutto lo spazio, il tempo, tutte le particelle, tutti gli universi, tutti gli dèi, il moto, l’energia, tutta la vita, la poesia, la complessità, i numeri, il vuoto, il noto e l’ignoto, i sogni, le domande, l’infinito, la fica, il tiramisù e l’ammazzacaffè1.

La cosa più impressionante, e intendo la più impressionante di TUTTE, è che noi non siamo qualcos’altro. Noi siamo esattamente quella roba lì.

È difficile metterlo bene a fuoco questo concetto, forse perché la religione, il dualismo cartesiano, e la gente cattiva ci hanno viziati a distinguere sempre tra noi e il resto del creato2, o forse perché sto alla seconda bottiglia di fragolino3.

Ci riprovo.

Allora… Io guardo l’universo, ok?

Lo contemplo nella sua immensa globalità onnicomprensiva provandone vertigine e meraviglia.

Mi domando quindi che cos’è e da dove viene.

Bene. Il punto è che… io stesso faccio parte di quella cosa strana e immensa che mi provoca stupore, io stesso sono universo.

Capite? Non sono qualcosa di separato, di diverso, di aggiunto, di altro, perché non può esserci nient’altro rispetto al tutto, come non c’è un altrove oltre lo spazio, né un istante fuori dal tempo.

Io sono universo, e ogni cosa che osservo è in qualche modo misterioso un mio riflesso. Non solo: io, universo, scopro di esistere attraverso i miei occhi, è la mia autoconsapevolezza a rendere l’universo cosciente di sé4.

Ogni volta che mi interrogo sull’universo, sono soggetto e oggetto della questione, osservatore e osservato, la parte e il tutto, il creato e il creatore. Non è a lui che rivolgo le mie tormentose domande esistenziali, sono io che mi faccio le domande per lui.

Questa cosa mi fa strippare, santa della santissima madonnina santa.

Tutto ciò che vedo è parte di me. Tutto. Compreso il mio stesso sguardo che mi guarda, ed è a sua (mia) volta guardato da me e così via mentre mi avvito sempre di più tipo spirale e giro e giro e gira tutto e io precipito e con me precipita l’universo, e insieme ci schiantiamo giù e rimaniamo lì per sempre immobili a ridere e fissare il vuoto, il vuoto di vetro frantumato sul pavimento e poi via, che scivolo ancora, lento, ma con tutta la testa, giù giù giù verso questo oblio appiccichiccio…

Nella foto: questo oblio appiccioloso… appiccioso…
un oblio tutto
appiciccioso… appffff… vabbè dai bonanotte.5

 

  1. E non dimentichiamo la simpatia. []
  2. Ma anche tra noi e il creatore. []
  3. Fatto in casa. []
  4. Penso dunque esiste. []
  5. Sì buonanotte, e indovina adesso chi rimette a posto? Perché a parole siamo tutti universo, poi però c’è chi guarda e c’è chi deve pulire i cocci (N.d.Esegeta). []