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Articoli Taggati ‘Spazio’

Noi Siamo Universo

scritto da Profeta Incerto
Feb 4

Noi SIamo Universo

L’universo.

Questa cazzo di… di cosa in cui ci troviamo inzuppati è talmente ENORME che è difficile anche solo esprimerla, tanta enormità.

Tutte le stelle, tutto lo spazio, il tempo, tutte le particelle, tutti gli universi, tutti gli dèi, il moto, l’energia, tutta la vita, la poesia, la complessità, i numeri, il vuoto, il noto e l’ignoto, i sogni, le domande, l’infinito, la fica, il tiramisù e l’ammazzacaffè1.

La cosa più impressionante, e intendo la più impressionante di TUTTE, è che noi non siamo qualcos’altro. Noi siamo esattamente quella roba lì.

È difficile metterlo bene a fuoco questo concetto, forse perché la religione, il dualismo cartesiano, e la gente cattiva ci hanno viziati a distinguere sempre tra noi e il resto del creato2, o forse perché sto alla seconda bottiglia di fragolino3.

Ci riprovo.

Allora… Io guardo l’universo, ok?

Lo contemplo nella sua immensa globalità onnicomprensiva provandone vertigine e meraviglia.

Mi domando quindi che cos’è e da dove viene.

Bene. Il punto è che… io stesso faccio parte di quella cosa strana e immensa che mi provoca stupore, io stesso sono universo.

Capite? Non sono qualcosa di separato, di diverso, di aggiunto, di altro, perché non può esserci nient’altro rispetto al tutto, come non c’è un altrove oltre lo spazio, né un istante fuori dal tempo.

Io sono universo, e ogni cosa che osservo è in qualche modo misterioso un mio riflesso. Non solo: io, universo, scopro di esistere attraverso i miei occhi, è la mia autoconsapevolezza a rendere l’universo cosciente di sé4.

Ogni volta che mi interrogo sull’universo, sono soggetto e oggetto della questione, osservatore e osservato, la parte e il tutto, il creato e il creatore. Non è a lui che rivolgo le mie tormentose domande esistenziali, sono io che mi faccio le domande per lui.

Questa cosa mi fa strippare, santa della santissima madonnina santa.

Tutto ciò che vedo è parte di me. Tutto. Compreso il mio stesso sguardo che mi guarda, ed è a sua (mia) volta guardato da me e così via mentre mi avvito sempre di più tipo spirale e giro e giro e gira tutto e io precipito e con me precipita l’universo, e insieme ci schiantiamo giù e rimaniamo lì per sempre immobili a ridere e fissare il vuoto, il vuoto di vetro frantumato sul pavimento e poi via, che scivolo ancora, lento, ma con tutta la testa, giù giù giù verso questo oblio appiccichiccio…

Nella foto: questo oblio appiccioloso… appiccioso…
un oblio tutto
appiciccioso… appffff… vabbè dai bonanotte.5

 

  1. E non dimentichiamo la simpatia. []
  2. Ma anche tra noi e il creatore. []
  3. Fatto in casa. []
  4. Penso dunque esiste. []
  5. Sì buonanotte, e indovina adesso chi rimette a posto? Perché a parole siamo tutti universo, poi però c’è chi guarda e c’è chi deve pulire i cocci (N.d.Esegeta). []

Volevo nascere più tardi

scritto da Profeta Incerto
Feb 17

Einstein non sapeva un cazzo - Corso di Fisica per gli studenti delle scuole medie - anno scolastico 2291-92

 

Ecco, sono convinto che nelle scuole del futuro lo studio della nostra epoca sarà per comodità accorpato alla storia medievale.

In un futuro ancora più remoto prevedo che i primi 20.000 anni Dopo Cristo faranno direttamente parte della preistoria.

Ai posteri invidio quello che sanno. Tipo le nuove scoperte fisiche e matematiche, la risoluzione di antiche congetture, le inedite nozioni sullo spazio, il tempo, la materia, la sempre più esatta (ma mai completa) consapevolezza delle oscure regole dell’universo.

Ho visioni di studenti del futuro appisolati sui loro ebook di Scienze. Scalcio nell’aria… vorrei spingerli via a calcagnate, fottuti sbarbatelli col cervello ottenebrato dagli ormoni, levatevi di mezzo e fatemi scrutare attraverso le vostre ditate sudaticce e le tracce di sperma quei segreti inestimabili, che per voi e per i vostri insegnanti sono solo fonte di noia e malessere.

Quant’è patetico stare lì davanti a youtube a masturbarsi fino alle lacrime su 2 foto sfocacciate fatte da Hubble alle lune di Plutone, mentre magari tra una manciata di secoli qualunque sfigato su Plutone c’avrà la seconda casa.

Vorrei essere nato più tardi. Anche solo di 5000 anni.

Sono momenti di acuta depressione, ma ho scoperto un trucco per venirne fuori.

Si tratta semplicemente di proiettare la mia frustrazione nel passato e trasformarla in gioia sadica. Sogghigno tra me pensando a Newton, Leibniz, Galileo, Poincaré, Hilbert… che si strapperebbero un braccio per poter dare una sbirciata a quei tomi di fisica e matematica che io lascio muffire sul più lontano scaffale del garage.

Formule, equazioni, intuizioni alla ricerca delle quali sublimi menti dei secoli scorsi si sono accanite invano consumando la loro vita e la loro sanità mentale. Eccole, sono tutte qua, adesso, proprio davanti ai miei occhi, e io ci disegno sopra i cazzetti con la biro.

Aaah, soddisfazione.

Dopodiché me ne vado a mangiare una crostatina e ne butto metà nel secchio solo per il gusto di pensare a quanto oggi, rispetto ai secoli bui e affamati del passato, sia ridicolmente facile procurarsi il cibo (di merda specialmente).

Sono una persona schifosa? Ecchissenefrega, bellini voi. Non giudicate e non sarete giudicati. Non guardate la pagliuzza nell’occhio di vostro fratello, pensate alla trave che c’avete in culo. E non mi rompete i coglioni che oggi non è aria1.

Nella foto: Einstein usava solo il 10%
del suo cervello. E si vede.

  1. Il Profeta sta passando un momento difficile, è inavvicinabile, beve più del solito, piange, grida, non si lava più. Specie per questo è inavvicinabile (N.d.Esegeta). []

Usci, Perchi e Princi

scritto da Profeta Incerto
Nov 15

C’erano una volta tre ragazzi1: uno cercava l’uscita, l’altro il perché, e il terzo il principio. Si chiamavano Usci, Perchi e Princi. I tre ragazzi vivevano in cima a un bassifondo, non sospettavano l’esistenza l’uno dell’altro e questo dispiaceva molto a tutti e tre.

Un giorno Perchi incontrò finalmente Usci seduto sul pianerottolo di casa. Ecco il breve dialogo che si svolse tra i due.

Usci – Mi chiamo Usci, sto cercando il modo di uscire.
Perchi – Perché?
Us. – Perché lo spazio mi opprime.
Pe. – Vorrei aiutarti, ma non so come.
Us. – È molto semplice, indicami una soglia che nessuno sappia dove conduca.
Pe. – Sei fortunato, proprio stamani ho scovato dietro un mobile una porticina di cui non mi ero mai accorto. Era chiusa, né sono riuscito a sbirciare dal buco della serratura.
Us. – Vorrei controllare che non sia l’uscita che cerco.
Pe. – E se lo fosse?
Us. – La imboccherei senza nessun indugio.
Pe. – Accomodati pure, questa è la mia casa.

La notte precedente Usci aveva conosciuto Princi, che sospirava affacciato ad una bassa finestra.

Princi – Io sono Princi, e non capisco come le cose possano essere incominciate.
Usci – Per capire le cose occorre guardarle dal di fuori, ecco perché io cerco l’uscita.
Pr. – Ma non è forse l’uscita qualcosa in cui di fatto occorre entrare?
Us. – Che vuoi dire?
Pr. – Che ovunque vai, vai dentro, e più vai più ti insinui. Ecco dunque come le risposte vadano cercate piuttosto all’inizio.
Us. – In che modo?
Pr. – Per esempio domandando a tutti coloro che incontriamo di rivelarci il primo e più lontano ricordo della loro esistenza.
Us. – E tu ne hai raccolti abbastanza?
Pr. – Forse mi manca soltanto il tuo.
Us. – Preparati ad ascoltarlo.

Poche ore prima Princi e Perchi si incrociavano sulle scale di casa.

Perchi – Perché cerchiamo certezze? E se la verità fosse un dubbio?
Princi – La verità si trova, esplicita, al principio delle cose.
Pe. – La risposta a tutti i perché starà non già al principio bensì alla fine.
Pr. – Ma la risposta, l’hai detto tu stesso, potrebbe essere una domanda, e le domande stanno all’inizio.
Pe. – Mmm. Nel dubbio dividiamoci i compiti.
Pr. – Io seguiterò a cercare il principio.
Pe. – E io, se è la fine che devo conoscere, la aspetterò qui, seduto sul pianerottolo di casa. A proposito – sorrise – io mi chiamo Perchi.
Pr. – E io Princi.

I due si diedero la mano da buoni amici ed ognuno proseguì per la sua strada.

Nella foto: ok, il povero Escher è strabusato,
ma si dà che quell’immagine sia esattamente il
racconto di cui
la presente parabola è l’illustrazione.

  1. Parabola tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.41. []

Big Bang… Sssh!

scritto da Profeta Incerto
Apr 13

Per quanto ne sappiamo quella roba che chiamiamo “tempo” ha iniziato a esistere col cosiddetto Big Bang.

Chiedersi cosa c’era prima del Big Bang non ha senso, perché non esiste nessun “prima del Big Bang”1.

A essere scrupolosi non si dovrebbe neanche dire “prima del Big Bang”, si dovrebbe iniziare la frase direttamente da “Big Bang”.

Ve lo ricordate il Big Bang? Dovreste, visto che c’eravate.

C’eravamo tutti, io, voi, Manuela Arcuri, Hitler, il cane di Hitler, il Sole e i cinesi. L’energia e/o la materia di cui siamo fatti viene da là e là c’era 13 miliardi di anni fa, miliardo più miliardo meno.

Mi correggo. Ho detto là. Volevo dire qui.

Perché il Big Bang non è accaduto lì, là o laggiù, ma per l’appunto qui, dato che esso conteneva tutto lo spazio e tutti i luoghi conosciuti e sconosciuti, compreso dove finiscono i cinesi morti.

Io il Big Bang me lo ricordo bene. C’è una domanda che mi pongo da allora: quanto dura il Big Bang?

Dopo averci meditato a luuungo ho deciso che le risposte possibili sono due, vedetevela voi:

  1. il Big Bang corrisponde esattamente al primo istante del nostro universo, e lì si è concluso;
  2. il Big Bang non è ancora finito e la sua durata coincide con l’attuale età dell’universo.

Bah.

Comunque, è un’altra la cosa che più mi impressionò del Big Bang.

Con tutta la sua squassante onomatopea, fu l’immenso… ancestrale… spaventoso… grottesco SILENZIO in cui accadde.

Brrr.2

Nella foto: come i documentari scientifici
rappresentano acusticamente il Big Bang.
E come invece dovrebbero farlo.

  1. E’ come chiedersi chi ha creato il creatore: non si può. []
  2. In realtà l’origine dell’universo è accompagnata dall’emissione di onde sonore, ma a una frequenza venti volte al di sotto della soglia di udibilità umana. Insomma un “bang”, ma col silenziatore. (N.d.Esegeta). []

Credo in un solo Nulla

scritto da Profeta Incerto
Mar 12

Nulla (il) è più grande di Dio

Non per ripetermi – oppure sì, per ripetermi – ma quello di Nulla è il concetto più estremo che la nostra mente possa lambire, l’ultima frontiera della ragione umana.

Molti di voi – moltissimi – obbietteranno che sono ben altre le idee inafferrabili a causa della loro mostruosa enormità: Dio, la Totalità degli Universi, l’Infinito…
sì, sì, vabbè, sciocchezzuole, cazzatine per adolescenti.

Nulla è come il Nulla.

Il Nulla è la cosa più inconcepibile che si possa non concepire, è l’antimateria dell’Essere, l’alternativa ontologica suprema, è il piccolo buco nero che si nasconde in fondo al nostro cervello, è il corto circuito violento del principio di non contraddizione: per essere deve non essere; c’è se e solo se non c’è.

Quando Leibniz si domanda “Perché esiste qualcosa invece che nulla?” si riferisce proprio a Lui, alla condizione perpetua di totale assenza di qualunque cosa: nessun oggetto, nessun concetto (compreso quello di Nulla), nessuna consapevolezza, nessun dio, nessuno spazio, nessun tempo, nessuna matematica, e infine nessuna possibilità che una sola di queste cose possa mai esistere.

Pausa. Fai vedere che c’è qua… mmm, crema di whiskey. Meglio di niente.

Che si diceva?

Di ogni cosa al mondo potete fantasticare che sparisca: cani, gatti, cavalli, cavalieri, superalcolici, ecc.

Ora, senza farvi male, immaginatevi che sparisca il Nulla.

Se dal Nulla si sottrae il Nulla non rimane Nulla, quindi rimane il Nulla1.

Boing.

Cos’è?

E’ il suono della ragione che rimbalza.

Perché non c’è nient’altro là sotto. Almeno non per noi. Potessimo affacciarci oltre quella soglia vedremmo, forse, i segreti dell’impossibile tempo prima del tempo, dell’insensato spazio oltre lo spazio, dell’assurda causa prima della prima causa2.

Ma allora, riepilogando, che ce ne facciamo di questo benedetto Nulla?

Boh, che ne so, intanto potete usarlo per dire ai vostri amici monoteisti che nella scala dei fondamenti ci sono cose che stanno prima di Dio. Anzi, se pure lui sentisse di dover pregare un’entità a sé soprannaturale, state certi che Dio adorerebbe il Nulla3.

Nella foto: (il) Nulla è più grande di Dio.

  1. Ancora un goccetto… []
  2. Non dico che da quella soglia non ci si possa affacciare, solo non attraverso la ragione. E non aggiungo altro perché mi brucia lo stomaco. []
  3. A meno che Dio non sia il Nulla, ma l’ho buttata lì. (N.d.Esegeta). []

Il Senso dell’Universo

scritto da Profeta Incerto
Dic 7

Voi Siete Qui

Insomma, stringendo: perché esiste questa specie di grottesco baraccone, quest’oggetto mostruoso pieno di atomi e di galassie, talmente onnicomprensivo che anche noi siamo quella roba là?

Possiamo osare ipotesi, immaginare o anche sentire che il Senso di tutto ciò (e quindi anche il nostro) è questo piuttosto che quello, ma non possediamo nessuna verità conclusiva sull’argomento.

Uau, che scopertona.

Ammazza che post illuminante.

No, davvero, e poi con un titolo così sobrio, fatto apposta per non creare aspettative.

Ok, lo so che ho bevuto, ma siccome volevo comunque scrivere qualcosa, è che tra due giorni questo blog compie un anno, e allora non c’entra, lo so, però insomma adesso non è che mi ricordo cosa volevo dire.1

Comunque. Se l’universo ha un senso, questo deve comprendere in qualche modo il fatto che noi, qui e ora, non lo conosciamo.

Generalizzando a caso2, si distinguono le seguenti 10 possibilità:

  1. Il senso dell’universo c’è ma non riguarda noi uomini;
  2. Il senso dell’universo ci riguarda ma è tale per cui è importante che noi non lo sappiamo, almeno in partenza;
  3. L’universo non ha senso;
  4. L’universo ha senso, ma non uno solo: così come non esistono un tempo assoluto o uno spazio assoluto, non esiste neppure un senso assoluto (Teoria della Relatività Generale del Senso);
  5. Il senso dell’universo esiste, è uno, un giorno lo scopriremo e saremo definitivamente certi di tutto;
  6. Il senso dell’universo esiste, è uno, è trino, lo conosciamo già e si chiama Dio Signore Cristo Nostro Unico Benedetto e Santo – oppure Allah, Vishnù, FSM, fa lo stesso;
  7. Scusa, mi stai anche simpatico ma ora non ho tempo da perdere, c’ho una cena di lavoro;
  8. Il senso dell’universo non è verbale, non è la risposta a un perché, non è esprimibile in forma di verità logica o matematica, non è neanche una verità di fede, non ha in generale nulla a che vedere con quell’astrazione scivolosa e tutta umana che tronfiamente chiamiamo verità;
  9. T’ho detto che non mi interessa, davvero, grazie. Sai che ha fatto la Roma?
  10. Tutti i restanti casi.

Nella foto: Voi Siete Qui.
(la foto con lo zoom invece si trova qui).

  1. Non importa. Auguri lo stesso. (N.d.Esegeta). []
  2. E a stomaco vuoto. []

Scalamità

scritto da Profeta Incerto
Dic 2

Scalamità

La seguente parabola1 è ambientata nel futuro oppure, a seconda, nel passato.

Fallito ogni tentativo di controllo delle nascite nonché di abbattimento della popolazione attraverso guerre, terrorismo, inquinamento e virus creati in laboratorio dalle multinazionali, gli scienziati e i governi di tutto il mondo convennero che il problema del sovrappopolamento globale richiedeva soluzioni più ponderate.

Antonio alzò la mano e propose l’idea che gli frullava da un po’: sfruttiamo l’ingegneria genetica per ridurre della metà la dimensione media dell’essere umano.

Dettofatto, in pochi decenni si ebbe la prima generazione costituita interamente da individui riscalati. Metà spazio per ciascuno, doppio spazio per tutti.

Si provvide di seguito a ridurre geneticamente tutte le altre forme viventi, per riproporzionarle a misura d’uomo. L’impresa richiese un certo numero di secoli, trascorsi i quali gli scienziati avevano affinato le loro tecniche al punto da potersi cimentare in un nuovo ciclo di riduzione. E meno male. Perché mentre loro stavano dietro a sbattersi per rimpicciolire ogni conoscibile varietà di zanzara, rinoceronte, lombrico, pino, cipresso e relativi bonsai, l’umanità pure aveva continuato a sbattersi incoscientemente e il problema dell’affollamento era riesploso come e più di prima.

Si procedette così di gran lena a un nuovo dimezzamento della scala biologica mondiale. Il risultato fu raggiunto stavolta in tempi miracolosamente brevi, micropersone in nuovi spazi vergini e immensi, tutti erano definitivamente soddisfatti.

La volta dopo si decise di calare non della metà ma addirittura di nove decimi dalle dimensioni correnti. In una manciata di generazioni si raggiunsero scale che un tempo erano microscopiche, una zolletta di terra bastava ormai a ospitare e sfamare milioni di persone.

Poi miliardi, poi trilioni.

Scavallata la lunghezza di Planck bizzarre e incontrollabili fluttuazioni quantistiche produssero un universo per ognuno dei singoli abitatori del micromondo, e chiunque divenne dio e sostanza del suo proprio infinito spazio.

Nella foto: universi fatti di atomi
fatti di universi.

  1. Tratta da: P.INCERTO, C’era una volta che un giorno crollò, ASSUMMA, 2002, p.41 []