Crea sito

Articoli Taggati ‘Dialogo’

Il Tesserino Religioso

scritto da Profeta Incerto
mag 11

Tesserino Religioso

La vita è un dono di Dio1.

Essa non è un diritto, tutt’al più un dovere. Stessa cosa la morte.

La famiglia esiste solo tra uomo e donna, il matrimonio è indissolubile, il sesso è finalizzato alla procreazione, e se capita che rimani incinta te lo tieni, e ringrazia pure.

Se siete d’accordo con tutte queste affermazioni congratulazioni: siete cattolici.

Ma purtroppo per voi vivete in una società dove su questioni come aborto, divorzio, eutanasia, sessualità, ci sono persone che pretendono di pensarla per conto loro e se gli imponi un’etica pubblica s’incazzano pure.

Ora, in questo non c’è nulla di sbagliato. Dico, proprio dal punto di vista cristiano. Dio infatti non solo ci ha dato il libero arbitrio (ovvero, come sappiamo, l’inviolabile e sacrosanta libertà di dannarci) ma ha anche detto non giudicate per non essere giudicati, pensate alle travi vostre piuttosto che alle pagliuzze altrui, scuotete la polvere dai calzari, ecc.2

In fondo chi è contrario all’aborto basta che non abortisca, chi è contrario ai gay basta che non sia gay, e gli altri facessero come gli pare e peggio per loro.

E invece no, niente da fare, nonostante il buonsenso e il volere di Dio, i cattolici proprio non riescono a tollerare che sulle questioni etiche ognuno ne risponda per conto suo.

E io li posso anche capire.

La coesistenza nella società di ogni forma di miscredenza ha generato nel popolo di Dio un vergognoso e colpevole lassismo morale3. Il problema è che la morale cristiana uno non si può limitare comodamente a condividerla, la deve praticare!4

Dite un po’, voi riuscite a distinguere nella vita di tutti i giorni un cristiano da un non cristiano? Non so, è più buono, rispetta i comandamenti, regala le sue cose ai poveri, porge guance, tromba solo col coniuge suo…

Ecco, la gran maggioranza dei cattolici non sa (non vuole?) vivere cristianamente e allora rompe i coglioni agli atei sperando così che Dio non badi al fatto che si comportano esattamente come loro.

Gli atei, nondimeno ottusi, abboccano a tutte le provocazioni rispondendo con le solite inutili argomentazioni razionali, le solite infantili prese in giro, il solito anticlericalismo frustrato. Non capendo che l’unico efficace sistema per farli smettere è farli contenti.

La soluzione del Profeta Incerto: il tesserino religioso.

Trattasi di documento obbligatorio tipo carta d’identità dove ogni singolo dichiara di appartenere alla religione X e, conseguentemente, si impegna a seguirne i precetti nella vita pratica.

Vuoi divorziare? Abortire? Vuoi essere gay? Vuoi comprare dei preservativi in farmacia? Tesserino prego!

CLIENTE
Ops, l’ho lasciato nell’altra giacca.

FARMACISTA
Mi spiace. Buonasera.

CLIENTE
Ah no eccolo. Stava qui.

FARMACISTA
Mmm, lei è un CRISTIANO CATTOLICO, sa che può fare sesso solo a fini procreativi.

CLIENTE
Ah, ok.

FARMACISTA
Buonasera.

CLIENTE

FARMACISTA
Non voglio passare guai, arrivederci.

PROFETA INCERTO (entrando)
Una pillola del giorno dopo, anzi dammi la confezione terminator da 24 che ci tiro avanti tutto il mese.

FARMACISTA
Tesserino. Bene, ecco a lei.

CLIENTE
Dammene una. Ti prego. Quanto vuoi?

PROFETA INCERTO
Scusi?

FARMACISTA
Ok, chiamo le guardie (L’altro fugge via nella notte).

Stessa cosa per divorzio, eutanasia, aborto, unioni civili e digiuni del venerdì santo (Fuori! Fuori dal mio ristorante, degenerati!).

Naturalmente i detentori del tesserino cattolici sarebbero esentati dalle tasse finalizzate per esempio alle strutture sanitarie che rendono possibile le interruzioni di gravidanza. Dal reddito dei non cattolici, viceversa, non si potrebbero mai più stornare denari verso i conti di Santa Romana Chiesa.

Con questo sistema i cattolici avrebbero il loro sospirato stato etico che li sorveglia e guida verso la santità, Dio sarebbe contento perché non dovrebbe più sentire la cazzata del “non sono praticante”, e soprattutto si rispetterebbe finalmente il libero arbitrio di ciascuno.

E tutti vissero felici e contenti.

Non so, a me sembra una buona idea. Perché nessuno c’ha mai pensato prima?

Nella foto:
Un prestigioso fac-simile.

  1. Un regalo un po’ cafone, visto che lo rivuole indietro. []
  2. L’estrema sintesi teologica è “fatevi i cazzi vostri”, e visto che ci ha insistito più volte direi che ci tiene. []
  3. Era tanto più semplice quando eravamo tutti cattolici, madonna bona. []
  4. So per certo che Dio ha previsto un apposito girone infernale per quei disgustosi ipocriti falsi e fannulloni che si definiscono “cattolici non praticanti”. []

La Chiesa ha Duemila Anni

scritto da Profeta Incerto
set 13

Quanti anni ha Gesù Cristo?

L’autorità della Chiesa si fonda, oltre che sulla sua autorità, anche sulla sua antichità.

La cristianità infatti esiste da più di duemila anni.

Un sacco di tempo, no?

Beh, no.

Ma proprio no, per niente proprio.

Duemila anni sono veramente un cazzo di uno sputo di niente.

Se duemila anni vi sembrano tanti che mi dite allora dei cinque miliardi di anni terrestri prima di Gesù? E dei dieci miliardi di anni che separano il Big Bang dalla formazione della Terra?

Dinanzi a cotali cifre la storia cristiana svanisce semplicemente1.

Da buoni cristiani mi obietterete che no, non è che Gesù è nato duemila anni fa quando è stato partorito da Maria, Egli c’era già fin da prima di tutti i secoli, in quanto da sempre unito e consustanziale2 a Dio Padre e allo Spirito Santo nella Santissima Trinità.

La domanda legittima è piuttosto un’altra: che ha fatto Gesù Cristo per tutto quel tempo?

Ho la sensazione che l’intera faccenda sia legata a qualche antica frizione all’interno della stessa Trinità.

FIGLIO
Padre, scusa per quello che ho detto prima.

PADRE
In fondo mi permetti di rodarmi col perdono.

FIGLIO
Nessun rancore allora?

PADRE
Ti sembro il tipo? Figliolo, adesso che ho creato l’universo ho deciso di mandarti sulla Terra.

FIGLIO
Che bello, preparo le mie cose e… Terra?

PADRE
Sì.

FIGLIO
Dov’è?

PADRE
Non c’è.

FIGLIO
Oh.

PADRE
Non esiste ancora, devi pazientare un po’.

FIGLIO
Nessun problema.

PADRE
Devi pazientare quindici miliardi di anni.

FIGLIO
Quindici miliardi di anni?

PADRE
Tempi tecnici.

FIGLIO
Perché, perché fai così? Lo sanno tutti che ti basterebbe solo volerlo e in un attimo… Scusa ti stavo di nuovo contestando. Magari intanto faccio la valigia, ok? Quanto tempo dici che starò fuori?

PADRE
33 anni.

FIGLIO
Intendi miliardi di anni, vero?… No? Milioni?

PADRE
33 anni.

FIGLIO
Devo aspettare 15 miliardi di anni per stare sulla Terra 33 anni?

PADRE
Naturalmente non ci vai per divertirti ma per lavorare.

FIGLIO
Altro?

PADRE
Sai cos’è una crocifissione?

SPIRITO SANTO (dal tinello)
A tavola!

Saranno certi preconcetti freudiani sul rapporto coi genitori, ma io non me la figuro per niente una convivenza facile.

Dunque, che dicevo sui duemila anni? Ah sì, che sono un cazzo, l’ho già detto all’inizio, bene, allora a posto così.

Nella foto: confronto visivo tra la linea temporale universale e
quella della “antica” Chiesa Cristiana (ingrandita
1.000 volte, sennò neanche si vedeva).

 

  1. E più in generale quella umana tutta, ma rimaniamo sul pezzo. []
  2. Per motivi fiscali. []

Aboliamo l’Ora Solare

scritto da Profeta Incerto
ott 31

Wolves

Non esiste più la mezza stagione.

E’ vero.

E’ talmente vero che il transito tra le due stagioni rimaste (chiamiamole stagione A, quella calda e luminosa, e stagione B, quella fredda e buia) è netto, inequivocabile, e coincide col periodico salto tra l’ora solare e l’ora legale, e ritorno.

Oggi tocca all’ora solare. Di colpo siamo nella stagione B e come ogni anno mi chiedo se non ci sia del masochismo.

L’insonnia, i mal di testa, gli orari sballati… tutte cose importanti, certo, come no, sì sì.

Ma quello che più mi frastorna è una domanda: perché a un certo punto dell’anno, quando comincia a fare buio prima, decidiamo di toglierci un’ora di luce in più?

Lo so che le giornate non sono davvero più corte, che le ore di luce complessive sono le stesse di ieri. So bene che quell’ora di sole in più nel pomeriggio non solo era illusoria ma era pure illegittima, che l’ora legale è un’impostura basata su criteri economici invece che astronomici, e pure opinabili. Lo so. Eppure ogni volta ci casco e mi domando perché non evitiamo di farci del male1.

Confuso, decido di confrontarmi con Hamelin2, gli spiego la faccenda del cambio dell’ora ma butto subito le mani avanti, insisto, per convincere me stesso, che è solo un gioco di prestigio con il tempo e con le parole, una roba di convenzioni, un innocente balzo di lancette e cifre digitali. Lui ascolta, ridacchia, scuote la testa: “come vi piace a voi umani prendervi per il culo da soli, eh? – dice – Fa buio un’ora prima e la chiamate pure ora solare!”.

L’ora solare – insisto – è la sola astronomicamente sensata, quella maledetta ora di buio in più permette al nostro sole di posizionarsi allo zenith esattamente a mezzogiorno.

E sticazzi – commenta Hamelin – se proprio ci tieni basta chiamare “mezzogiorno” l’una di pomeriggio invece che le dodici, tanto se è tutta una convenzione…

Vacillo ma non crollo. Poi crollo.

PROFETA INCERTO
Lo so che l’umanità è masochista, ma questa cosa, proprio, io…

HAMELIN
Senza uscire dal calendario c’è ben di peggio.

PROFETA INCERTO
Che vuoi dire?

HAMELIN
Due sole parole: anno bisestile.

PROFETA INCERTO
Anno bisestile?

HAMELIN
A un certo punto della storia gli uomini si accorgono di dover aggiungere un giorno ogni quattro anni, e cosa fanno?

PROFETA INCERTO
Che fanno?

HAMELIN
Allungano l’inverno.

PROFETA INCERTO
Mmm.

HAMELIN
La durata reale delle stagioni, certo, non cambia.

PROFETA INCERTO
E’ il solito effetto illusorio.

HAMELIN
Il solito effetto illusorio. Ma allora perché non il 32 agosto?

PROFETA INCERTO
Non sarebbe male, ogni quattro anni, un bel 32 agosto.

HAMELIN
Invece no, il 29 febbraio.

PROFETA INCERTO
Il 29 febbraio.

HAMELIN
E allora dillo che sei masochista.

Nella foto: centro città
alle 3 di pomeriggio, ora solare.

  1. Il Profeta trascura di considerare, mi pare del tutto arbitrariamente, i mattinieri e coloro che in generale prediligono proprio questo tipo di orario (N.d.Esegeta). []
  2. Il suo spirito guida (N.d.Esegeta). []

Il Paradosso della Felicità

scritto da Profeta Incerto
set 8

San Pietro Rubens

Bisognerebbe piuttosto chiamarlo Paradosso del Paradiso perché di quello si tratta, ma vabbè dai.

Ciò che caratterizza il Paradiso Celeste Cristiano (PCC) è la beatitudine con la quale Dio premia i suoi ospiti.

La beatitudine del Paradiso è uno stato di perfetta felicità, il massimo di felicità possibile e immaginabile1.

Nel mondo si ha la felicità “naturale”, che è sempre parziale, limitata, instabile, passeggera.

La felicità del Paradiso è invece “soprannaturale”, supera le forze della natura umana, abbraccia tutte le gioie ed appaga completamente tutte le aspirazioni.

La scena seguente è ambientata in Paradiso.
I personaggi sono Dio e il Profeta Incerto
(proprio così, non sono la stessa persona2).

Profeta Incerto
Ciao, Dio.

Dio
Che vuoi, Profeta?

Profeta Incerto
Non dovresti saperlo già?

Dio
Certo che lo so già.

Profeta Incerto
Allora perché me lo chiedi?

Dio
E tu perché mi chiedi se lo so già? Non lo sai già che lo so già?

Profeta Incerto
Già. Quindi diciamo che lo fai solo per la conversazione.

Dio
Allora, che vuoi?

Profeta Incerto
Volevo dirti che qui in Paradiso sono molto molto felice, questa “beatitudine” è una cosa fantastica. Sto bene proprio, grazie davvero.

Dio
Prego. Adesso taglia corto e fammi la domanda.

Profeta Incerto
Dimmi, Dio: non si potrebbe essere ancora più felici?

Zac, fregato.

Se dice di no non è onnipotente, se dice di sì vuol dire che la felicità eterna e assoluta del Paradiso non esiste.

Scegliete voi, io c’ho una cosa importante che devo fare in bagno.

Nella foto: San Pietro, quella volta
che fece confusione con le chiavi.

  1. Esso consisterebbe, secondo la Teologia, nel godimento di Dio Onnipotente, nel vederlo “faccia a faccia” (1 Cor 13,12) e nella perfetta unione di vita e di amore con Lui (N.d.Esegeta). []
  2. Ah ah ah. []

Il Nulla e Sant’Anselmo

scritto da Profeta Incerto
giu 10

La premessa della celebre Prova Ontologica dell’Esistenza di Dio di Sant’Anselmo d’Aosta definisce Dio come

“Ciò di cui non possiamo pensare nulla di maggiore”
(aliquid quo nihil maius cogitari possit ammazzatte)

Da questa definizione Anselmo dimostra facilmente che Dio esiste: se non esistesse si potrebbe infatti immaginare un Dio identico ma che, in più, esiste, si potrebbe pensare insomma qualcosa di “maggiore”, ma questo andrebbe contro la suddetta definizione di Dio, dunque Dio c’è.

Bella roba la filosofia, eh?

Poi arriva Kant e dice aspetta, l’esistenza in realtà non aggiunge nulla ai concetti: la definizione di Dio, per esempio, è la stessa sia che Dio esista sia che non esista, e dedurre la realtà di una roba dalla sua definizione è un “salto mortale metafisico”1.

Ma nell’argomento di Sant’Anselmo c’è un abbaglio ben più sostanziale, un vizio primordiale preso sottogamba financo da Kant2.

Il punto è: siamo sicuri che Dio sia davvero la cosa maggiore pensabile? Siamo sicuri che non esista un concetto più grande?

Spero non ve lo stiate chiedendo sul serio, visto che la risposta è già nel titolo di questo post.

Esterno notte, Profeta Incerto e il fido Esegeta
percorrono un sentiero di campagna
rimirando la volta prepotentemente stellata.

ESEGETA
Cacchio!

PROFETA INCERTO
Che accade, Esegeta?

ESEGETA
Ma anche qui ci portano i cani?!

PROFETA INCERTO
Le metafore della vita.

ESEGETA
Eh?

PROFETA INCERTO
Guardare le stelle e pestare una merda. Pensaci. Ma parliamo del Nulla, va’, che questo post già se n’è andato per le lunghe.

ESEGETA
Ci vuole un rametto, qualcosa, aspetta un attimo.

PROFETA INCERTO
Il Nulla è ciò di cui non possiamo pensare nulla di maggiore. Il Nulla è il concetto maggiore che c’è perché rimane quando si immagina di togliere tutto il resto, Dio compreso. Il Nulla non si può togliere perché rimane se stesso, all’infinito.

ESEGETA
Guarda qua che schifo…

PROFETA INCERTO
Lo spazio e il tempo si sviluppano nel Nulla. Nel Nulla si estendono il finito e l’infinito. Qualunque immane totalità facciamo lo sforzo di concepire, la sua alternativa inesistente è più vasta, in quanto diffusa in un mastodontico substrato nullico. Il Nulla è la zeroesima dimensione, l’assenza di punti geometrici.

ESEGETA
Mi sa che queste le devo buttare, cavolo.

PROFETA INCERTO
A questo punto potresti chiedermi in che senso il Nulla è un concetto maggiore di Dio.

ESEGETA
Scusa, sì. Quali sono i rapporti tra Dio e il nulla?

PROFETA INCERTO
Il Nulla è qualcosa che Dio stesso può soltanto immaginare. E’ l’unica cosa che non può aver creato. Se Dio può pensare alla sua stessa assenza allora concepisce qualcosa di più fondamentale di sé.

ESEGETA
Sconcertante e profondissimo, Maestro. Senti, mi dispiace per prima, forse stasera era meglio se…

PROFETA INCERTO
Hai risolto?

ESEGETA
Il grosso sì.

PROFETA INCERTO
Andiamo, allora. E rallegrati: se puoi calpestarne uno vuol dire che non sei tu lo stronzo.

ESEGETA
Grazie.

PROFETA INCERTO
Ah, c’era un errore nella tua domanda di prima.

ESEGETA
Che errore?

PROFETA INCERTO
Ortografico. D’ora in poi, quando nomini il Nulla, fallo con la enne maiuscola.

Nella foto: se non c’è Nulla, cosa c’è?

  1. O più efficacemente “una cazzata”, come pare fosse nella prima stesura della Critica della Ragion Pura. Comunque bella robina davvero, sì. []
  2. Si dice in verità che a Kant non dispiacesse prendere cose sottogamba. []

Il Paradosso del Sorite

scritto da Profeta Incerto
mar 1

Sotto il Sorite niente Ammucchiate

Il paradosso del sorite (o del mucchio) è un celebre paradosso dell’induzione che non mi va di descrivere nonostante nessuno me l’avesse neanche chiesto, per cui lo presenterò sotto forma di buon vecchio dialogo socratico.

Profeta Incerto e il fido Esegeta camminano per la via
quando vedono un mendicante seduto sul ciglio della strada.
il Profeta si avvicina e gli dona una moneta.

PROFETA INCERTO
Prendi, buon povero, io non ne ho bisogno.

MENDICANTE
Sei molto ricco?

PROFETA INCERTO
Sono un Profeta. Non credo nella ricchezza.

MENDICANTE
Oh, neanche io. Ma non appena avrò elemosinato abbastanza monete da diventare ricco, allora ci crederò!

PROFETA INCERTO
Mio povero povero, il tuo sogno è irrealizzabile.

MENDICANTE
Perché dici questo?

PROFETA INCERTO
Perché un povero – come te – che elemosina una moneta non diventa ricco. E siccome questo vale per ogni singola moneta elemosinata significa che tu non potrai mai essere ricco.

MENDICANTE
Non ho capito bene.

PROFETA INCERTO
Segui il mio ragionamento. Un uomo povero non è un uomo ricco, sei d’accordo?

MENDICANTE
Chi può saperlo meglio di me!

PROFETA INCERTO
E quando un uomo è povero, non basta una moneta in più a renderlo ricco.

ESEGETA
E se la moneta fosse molto preziosa?

PROFETA INCERTO
Non c’entra un cazzo, Esegeta. (si volge di nuovo al mendicante) Allora, sei d’accordo?

MENDICANTE
Mi pare di sì.

PROFETA INCERTO
Perciò, indipendentemente dal numero di monete che un povero – come te – elemosina in un giorno un anno o una vita, quel povero rimarrà sempre povero.

MENDICANTE
C’è qualcosa che non mi… E se arriva un benefattore e mi scarica proprio qui davanti un bel mucchio di monete tutte assieme?

PROFETA INCERTO
Non può. Perché non può esistere un mucchio di monete.

MENDICANTE
Ah no?

PROFETA INCERTO
No, perché una moneta non è un mucchio e aggiungendo una moneta a un’altra non si ottiene un mucchio, quindi non può esserci nessun mucchio di monete.

MENDICANTE
Oddio, mi gira la testa. Ma allora che mi consigli di fare?

PROFETA INCERTO
L’aiuto che potevo darti te l’ho già dato. Spetta a te riconoscere nelle mie parole il tesoro che invano cercasti altrove.

MENDICANTE
Sono un po’ confuso… eppure sento che hai ragione. Non so chi tu sei, ma è come se mi avessi levato un velo da davanti agli occhi (si alza in piedi, barcolla). No, quello c’è ancora.

PROFETA INCERTO
Che farai adesso?

MENDICANTE
Andrò vagando per il mondo praticando e predicando la povertà del Profeta.

PROFETA INCERTO
Incerto.

MENDICANTE
Come?

PROFETA INCERTO
Profeta Incerto, così mi chiamano.

MENDICANTE
Grazie di tutto, Profeta Incerto, incontrarti è stato un dono di Dio!

Il Mendicante se ne esce traballante di scena.
Appena fuori dalla vista il Profeta Incerto si china sul suo
piattino e comincia ad arraffare avidamente tutte le monete.

ESEGETA
Ma…

PROFETA INCERTO
Alla faccia di chi dice che i paradossi non servono a nulla.

ESEGETA
Ma…

PROFETA INCERTO
Saranno quattro o cinque euro, andiamo a farci un Happy Meal.

ESEGETA
Ma… hai rubato l’elemosina a un poveraccio!

PROFETA INCERTO
Questo è il tuo punto di vista, Esegeta. Il suo è che il Profeta Incerto gli ha suggerito una grande verità. Domani, quando sarà di nuovo qui per terra, l’avrà chiara. E poi pensi che le mie parole valgano meno di questo sporco, miserabile, merdoso mucchio di spicci?

Nella foto: che mondo sarebbe
senza sorite.

P.S.
Questo articolo partecipa al ventiseiesimo Carnevale della Matematica ospitato da Gianluigi Filippelli sul blog Scienze Backstage.